Economia

Bcc, Popolare Sondrio, Popolare Bari. Ecco che cosa (non) farà il governo

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Tutti i dettagli sui subbugli politici e non solo che riguardano Bcc (Banche di credito cooperativo) e Banche Popolari (come Sondrio e Bari) fra iniziative parlamentari, sentenze di magistrati e parole del neo ministro dell’Economia. 

Domanda Federico Fubini del Corriere della Sera: “Tornerete indietro sulla riforma delle banche popolari e delle Bcc?”.

Risposta del ministro dell’Economia, Giovanni Tria: “Il governo si è appena insediato e il tema non è stato trattato. C’è sempre bisogno di rafforzare il settore bancario, ma passi avanti ci sono stati. Le sofferenze sono già diminuite del 25% nel 2017. Se ci sono elementi per rafforzare il sistema si vedrà, ma non mi sembra il primo problema da affrontare”.

Non è dunque una priorità per il titolare del Tesoro la mozione presentata dalla Lega a maggio che punta a prorogare e rimodulare la nuova normativa sulle banche popolari.

Parole, quelle ieri di Tria, che sconfessano in parte anche quanto detto in Parlamento dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (l’intervento del premier sul tema è stato accolto con divergenze di vedute nel mondo cooperativo, come ricostruito in questo articolo di Start Magazine).

LE PAROLE DI CONTE

«Stiamo maturando la valutazione di distinguere tra banche che erogano credito e sono fortemente caratterizzate a livello territoriale e banche di investimento più votate alla speculazione», ha detto la scorsa settimana il premier riprendendo l’idea di un ritorno alla versione della Glass-Steagall Act all’italiana in vigore dal 1936 al 1993, così come definita nel contratto di programma fra Movimento 5 Stelle e Lega. Conte ha anche aggiunto di voler rivedere i recenti interventi in materia di popolari e bcc, «in particolare per quelle più legate al territorio», ma senza approfondire tempi e modi degli interventi. (qui l’approfondimento di Start Magazine sul dossier Popolari alla luce anche delle parole di Conte)

L’INIZIATIVA DELLA LEGA

Le parole di Conte (per nulla filo-Bankitalia) si pongono di fatto nel solco di una mozione parlamentare presentata all’inizio della legislatura da parte della Lega di Matteo Salvini. “Si stima che le banche di credito cooperativo saranno costrette a reperire nuovi capitali in misura pari a circa 700 milioni di euro per il gruppo Cassa centrale e 1,8 miliardi per il gruppo Iccrea, o a ridurre sensibilmente l’offerta di credito”, è’ uno dei passaggi salienti dell’atto ispettivo presentato al Senato dal gruppo della Lega, con la firma in primis di Matteo Salvini, Alberto Bagnai e Armando Siri. Obiettivo dell’iniziativa della Lega? Stoppare la riforma delle Bcc varata dal governo Renzi con gli auspici e le attese di Bce e Banca d’Italia. L’atto punta alla “sospensione dei termini entro i quali dovranno essere costituiti i gruppi bancari cooperativi” (qui la mozione integrale presentata dalla Lega di Salvini e firmata anche da Giancarlo Giorgetti).

I BORBOTTII DI M5S

Ma la risposta di Tria a Fubini indica chiaramente che al momento non ci sarebbe ancora una piano d’azione definito. Eppure tra Lega e M5S c’è subbuglio. Proprio ieri, nel giorno dell’intervista di Tria, un ministro M5S ha preso posizione in senso contrario: la riforma del credito cooperativo del governo Renzi è “da abolire o quantomeno da riscrivere a fondo”. A sostenerlo è stato il ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, che ne ha scritto sul quotidiano locale Corriere del Trentino, col consigliere provinciale M5s di Bolzano Paul Köllensperger. “Il decreto – affermano – ha costretto le banche di credito cooperativo a trasformarsi in spa o a sottomettersi a una capogruppo – sempre società per azioni – che esercita invasivi poteri di controllo su tutte le aderenti. È una riforma che impatterebbe significativamente sulle numerose piccole banche del nostro Paese e di conseguenza sui loro tipici clienti, le famiglie e le piccole e medie imprese”.

UMORI E MALUMORI NELLA LEGA

Già qualche settimana fa – come detto – una mozione parlamentare della Lega chiedeva di sospendere per 18 mesi i termini per la costituzione dei gruppi cooperativi, misura molto caldeggiata da Alberto Bagnai e Armando Siri. «Riteniamo più saggio non procedere ulteriormente con questa riforma», ha ribadito la scorsa settimana Bagnai a Reuters. Una misura di questo genere potrebbe essere presa anche per le ultime due popolari che devono ancora convertirsi in società per azioni, cioè la Popolare di Sondrio e la Popolare di Bari.

POPOLARE SONDRIO E BARI DOPO LA CORTE COSTITUZIONALE

Per questi istituti la situazione è complicata dal fatto che l’attuazione della riforma è già sottoposta a sospensiva per un’ordinanza del Consiglio di Stato del 2 dicembre 2016. Proprio la scorsa settimana l’organo amministrativo ha convocato per il 12 luglio la prima udienza del procedimento riassunto dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Il giudice dovrà entrare nel merito e dipanare alcune questioni complesse tra cui quella relative al limite per il rimborso delle azioni. Al momento è difficile fare previsioni, ma per qualcuno non è un caso che l’udienza sia stata fissata all’indomani delle parole di Conte.

GLI SCENARI PER POPOLARE SONDRIO E BARI

“Di certo – ha scritto Mf/Milano Finanza – né Sondrio né Bari metteranno mano alla governance prima della pronuncia del Consiglio di Stato”. Bari per esempio avrebbe in programma anche un aumento di capitale fino a 350 milioni, ma per il momento non è possibile definire nulla di certo: l’istituto pugliese ha smentito voci del genere diffuse da Bloomberg nei giorni scorsi.

CHE COSA DICONO I BANCHIERI

Sulle banche popolari e il credito cooperativo «vediamo se avranno delle proposte, non facciamo dei processi alle intenzioni. Ma credo che non si debba tornare indietro da alcune scelte che sono state prese», ha dichiarato Corrado Passera nei giorni scorsi e comunque prima dell’intervista di Tria al Corsera. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Alessandro Vandelli, numero uno di Bper Banca: «Sulle popolari credo sia difficile tornare indietro, siamo fuori tempo massimo». Parole nette, invece, quelle del presidente di Assopopolari Corrado Sforza Fogliani, che ha salutato con favore l’idea di rivedere la riforma avallata dal premier prima delle parole di Tria: “Tutte le banche popolari che hanno dovuto convertirsi in Spa non sono più di proprietà dei risparmiatori italiani ma di fondi speculativi esteri”, ha sibilato Sforza Fogliani.

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