Economia

Bcc, che cosa farà il governo sulle Banche di credito cooperativo?

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L’analisi dell’editorialista Angelo De Mattia su presente e futuro delle Banche di credito cooperativo (Bcc)

Bisogna che sia fatta chiarezza sugli intenti del governo relativamente alla riforma delle banche di credito cooperativo. Il motivo sta nel fatto che, oltre alle dichiarazioni del premier Giuseppe Conte, una mozione della Lega chiede che sia sospesa la riforma delle bcc e ciò viene interpretato innanzitutto come volontà di sottrarre questa categoria di banche, ma soprattutto i gruppi cooperativi nazionali dei quali esse devono far parte, ai controlli della Vigilanza della Bce, prevedendo l’esclusiva supervisione della Banca d’Italia, cioè della Vigilanza nazionale, a somiglianza di quel che avviene in Germania con le Sparkasse.

LO STATO DELL’ARTE SULLA VIGILANZA DELLE BCC

È noto che le bcc, a differenza di quel che è avvenuto per le popolari, sono arrivate alla revisione del proprio ordinamento attraverso un procedimento di autoriforma – sotto la spinta della Banca d’Italia – che dunque le ha viste largamente partecipi della rivisitazione. La legge poi approvata può avere qualche aspetto bisognoso di miglioramento, ma sempre finalizzato a una sintesi migliore tra finalità mutualistiche e solidaristiche nell’ambito del territorio di competenza con i canoni propri dell’erogazione del credito.

FRA RIFORME E CONTRORIFORME DEL CREDITO COOPERATIVO

Ciò presuppone comunque il superamento di distorte visioni localistiche che sbilancerebbero la sintesi a danno della sana e prudente gestione del credito e della tutela della stabilità. Sulla riforma, in ogni caso, non si sono registrate particolari e diffuse reazioni negative da parte della categoria, al di là di qualche querelle sulla formazione e appartenenza a gruppi cooperativi nazionali.

PERCHE’ URGE UN CHIARIMENTO GOVERNATIVO SULLE BCC

Tuttavia un chiarimento è necessario per capire se si tratta di rivedere solo l’attribuzione della competenza della Vigilanza ovvero se si progetta di intervenire anche sui caratteri dell’operatività e sulla governance. Di frequente abbiamo segnalato le gravi carenze e i frequenti unilateralismi della Vigilanza unica. Nel contempo abbiamo ricordato spesso che la Vigilanza bancaria è innanzitutto «di prossimità» (in specie nei riguardi degli istituti operanti in ambiti territorialmente ben definiti) e abbiamo richiamato a tal fine il principio di sussidiarietà, alla base del Trattati fondativi dell’Unione, che in questo campo troverebbe naturale applicazione.

LE PROSPETTIVE PER LA BANCA D’ITALIA

Dunque, se si persegue lo scopo di mantenere in capo alla Banca d’Italia il controllo anche dei gruppi nazionali, il progetto non sarebbe qui giudicato negativamente: con alcune precisazioni, però. Se l’idea è caldeggiata per sperare in controlli meno rigoristici, se non meno rigorosi, allora si tratta di un’idea sbagliata che è bene abbandonare subito, dal momento che certamente a livello nazionale non si commetterebbero gli errori e le gravi forzature che registriamo in campo europeo ma non si tratterebbe affatto di una Vigilanza permissiva.

SCENARI E RISCHI

Ma c’è di più: se per rendere possibile il decentramento sarà necessario dare ai gruppi una diversa configurazione societaria – fondandosi su una parità totale degli istituti partecipanti – che riduca o annulli l’unitarietà degli stessi nonché la capacità di impartire indirizzi e assumere decisioni, in determinate materie, anche per la bcc partecipanti, allora andrebbe valutato se il gioco valga la candela. Si rischierebbe, infatti, di disperdere la ratio che ha inteso in qualche modo proteggere le banche in questione con uno scudo centrale avente determinate attribuzioni mirate anche a correggere pratiche non corrette degli istituti partecipanti.

COME VANNO DAVVERO LE BCC

L’urgenza del chiarimento è motivata, più in particolare, dalla condizione in cui si potrebbe trovare un certo numero di bcc che non attraversano momenti di condizioni ottimali, sospese tra il definitivo decollo della riforma e le ipotesi della messa in discussione della stessa. Insomma, torna, qui, l’importanza di un avvertimento che riguarda la particolare attenzione che bisogna riporre quando si parla di banche per evitare distorti effetti-annuncio e disorientare risparmiatori e prenditori di credito.

(Estratto di un articolo pubblicato su Mf/Milano finanza)

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