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CETA: Il futuro degli investimenti sarà il Canada

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Il rafforzamento delle relazioni economiche, commerciali, industriali e commerciali tra Europa e Canada è uno dei più interessanti temi nell’agenda UE, un obiettivo che ha visto le parti impegnate in una fruttuosa fase negoziale durata 5 anni concluso con l’elaborazione del trattato CETA. Cosa è? Come cambierà i nostri modelli di business?

 

Si è svolta ieri presso la Sala Carducci del centro congressi “Roma Eventi – Fontana di trevi” la conferenza “Canada to Italy: Prospects, Foreign Direct Investments & Systems compared” organizzata da UTOPIA – Relazioni Istituzionali, Comunicazioni, Affari Legali & Lobbying e Formiche. Una lunga lista di ospiti tra i quali il vice ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda, il sottosegretario agli Affari esteri e alla Cooperazione Internazionale Benedetto Della Vedova, l’ambasciatore canadese in Italia Peter McGovern, l’ex-presidente del Senato canadese Hon. Noël A. Kinsella e l’ex-ministro degli Affari Esteri e della Difesa Antonio Martino, oltre ai parlamentari Enzo Amendola, Ignazio Abrignani e Paolo Tancredi. Presenti anche le aziende Alenia Aermacchi, Bombardier Transportation, Energetic Source e Royal Bank of Canada, le realtà impegnate nell’agribusiness ENEA e Aiget e alti funzionari ministeriali. Tema cardine dell’incontro le opportunità che potrebbe rappresentare l’approvazione dell’accordo commerciale CETA (Comprehensive Economic & Trade Agreement).

Europa e Canada, un legame sempre più stretto 

Il rafforzamento delle relazioni economiche, commerciali, industriali e commerciali tra Europa e Canada è uno dei più interessanti temi nell’agenda UE, un obiettivo che ha visto le parti impegnate in una fruttuosa fase negoziale durata 5 anni –passata decisamente in sordina nel dibattito politico nostrano- e conclusa nell’agosto del 2014 con l’accordo commerciale CETA (Comprehensive Economic & Trade Agreement). Sebbene l’accordo richieda ancora l’approvazione democratica da parte de Parlamento UE, costituisce già nella sua elaborazione un importante passo in avanti nelle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico, soprattutto per l’introduzione di importanti innovazioni in tema di protezione degli investimenti, mai contenute in passato in altri trattati – come ad esempio preservare il diritto dell’Unione europea e del Canada per regolare e perseguire obiettivi di ordine pubblico legittimi come la tutela della salute, la sicurezza o l’ambiente. L’accordo andrebbe visto come un progressivo rafforzamento delle già buone relazioni tra Europa e Canada, dimostrate (dati del 2013) dai 31,6 miliardi di euro di merci esportate dall’Europa verso il Canada e dai di 27,3 miliardi di euro di prodotti importati, che diventano 16,3 miliardi di euro contro i 9,9 miliardi quando si tratta di servizi. Numeri che fanno dell’Europa il secondo partner commerciale del Canada.

Quali novità introduce CETA?

Qualora il Comprehensive Economic & Trade Agreement dovesse ottenere il via libera, inciderebbe in modo profondo sugli scambi tra i due continenti. Il testo del trattato prevede una lunga serie di iniziative: l’abolizione dei dazi doganali; la possibilità alle imprese dell’UE di partecipare agli appalti pubblici in Canada e viceversa (il governo federale del paese degli aceri destina tra 15-19 miliardi di dollari canadesi all’anno agli appalti, somma che aumenta se si tengono in considerazioni gli appalti comunali che nella loro totalità rappresentano il 7% del PIL canadese, circa 82 miliardi di euro) nota d’interesse è che gli europei sarebbero i primi e gli unici averne l’accesso fuori dai confini nazionali; il rafforzamento nella cooperazione in campo normativo, la protezione delle innovazioni e dei prodotti agricoli con un’origine geografica specifica (punto fisso per l’export italiano); la semplificazione negli scambi di servizi; la promozione e la protezione degli investimenti; la creazione di un quadro per la risoluzione di eventuali future controversie tra l’UE e il Canada; la salvaguardia della democrazia prevedendo ulteriori norme per la protezione dei consumatori e dell’ambiente.

Tradotto in soldoni il CETA potrebbe garantire, secondo gli studi UE, un risparmio alle aziende esportatrici del vecchio continente di circa 470 milioni di euro l’anno. Le previsioni più positive parlano inoltre di un incremento del 23% dei flussi di beni e servizi –pari a +26 miliardi di euro, garantendo un complessivo aumento del PIL UE di 12 miiardi, contro un incremento dello 0,7% del PIL canadese.

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CETA, un’opportunità per l’agribusiness italiano

CETA, un’opportunità per l’Italia

Lo scambio tra i due paesi si è infittito negli ultimi anni, passando dai 3,8 miliardi del 2010 ai 4,6 miliardi di euro nel 2013, con un saldo positivo per l’Italia di circa 1,4 miliardi. Sulla carta l’accordo CETA potrebbe rappresentare per l’Italia, se puntualmente sfruttato, una grande opportunità soprattutto per il settore agroalimentare che attualmente costituisce il 16% delle esportazioni verso il Canada: grazie alla presenza di 1,5 milioni di italo-canadesi il ‘food’ Made in Italy è particolarmente apprezzato e l’agroalimentare italiano è il primo tra gli europei in termini di export. Il CETA inoltre permetterebbe di far godere dello status speciale a 41 prodotti agricoli italiani con l’indicazione geografica protetta, risolvendo non pochi problemi agli imprenditori italiani. Non solo agribusiness, anche tanta innovazione tecnologica. L’industria Canadese ha un know how tecnologico molto simile a quello italiano, il che potrebbe costituire una solida base per l’avvio, o il consolidamento, di partnership industriali concentrate soprattutto nell’alta velocità – aziende come Bombardier hanno già collaborato nel settore con Ansaldo per costruzione del nuovo frecciarossa – ma anche nell’aerospazio e nell’industria navale – Finmeccanica ha risposto presente!

@marcocossu

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