Circular economy

Recupero oli usati, che cosa farà Itelyum

di

ITELYUM

Chi c’era e che cosa si è detto alla presentazione a Milano del marchio Itelyum

 

Dall’incontro tra Viscolube, Bitolea e un’altra dozzina di realtà è nata Itelyum, nuovo attore tutto italiano nel settore del recupero degli oli minerali usati. “Esistiamo dal 1963 – ha detto il neo amministratore delegato Antonio Lazzarinetti – e dal 2014 abbiamo iniziato a investire in realtà a noi contingue per creare un conglomerato di sigle che si espandesse dal recupero degli oli minerali usati al settore della purificazione dei solventi chimici fino a quello sei servizi ambientali per le imprese, mettendo al centro del nostro modello la circular economy”.

CHE COS’E’ ITELYUM

A guidare le 16 società che si sono riunite sotto il cappello di Itelyum il fondo di private equity Stirtling Square Capital Partners. Per questo, Enrico Biale, membro dell’Investment Commitee del fondo, è stato nominato presidente della nuova realtà: “Negli ultimi tre anni abbiamo portato avanti, sottotraccia, un percorso che oggi ci ha portato a essere un player importante nell’economia circolare”, ha detto il numero 1 di Itelyum alla presentazione del marchio. “Siamo riusciti a trasformare un mercato frammentato – ha aggiunto – in una piattaforma industriale, grazie a un piano di investimenti di 200 milioni di euro”.

QUALCHE NUMERO

In totale Itelyum raccoglie 16 società, 15 siti in Italia e più di 20mila clienti in 50 Paesi. Il perimetro delle attività consolidate relative al 2018 è stimato in 300 milioni di fatturato, con un Ebitda che supera i 50 milioni. “Oggi – ha detto Lazzarinetti – presentiamo molto più di un brand: questo nuovo player opererà in tre settori. Non solo nel recupero degli oli usati, ma anche nella purificazione di reflui chimici e dei solventi dell’industria farmaceutica. Inoltre, offrirà ai produttori di rifiuti speciali servizi quali: la raccolta, lo stoccaggio, il trasporto, l’analisi chimica e il trattamento delle acque industriale oltre ad attività di intermediazione e consulenza”. “Ogni anno – ha concluso – Itelyum lavora oltre 250mila tonnellate tra oli minerali e solventi e 40mila tonnellate di frazioni petrolchimiche vergini per produrre 110mila tonnellate di basi lubrificanti rigenerate, 40mila tonnellate di gasolio e bitume, 80mila tonnellate di solventi rigenerati. Delle 450mila tonnellate di rifiuti industriali, quasi il 75% è avviato al recupero o comunque restituito all’ambiente come acque depurate”.

GLI SCENARI

“Questa società faceva economia circolare ante litteram“, ha detto, scherzando,  il professor Marco Frey, docente della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa e presidente della Fondazione Global Compact Italia. “L’economia circolare – ha aggiunto – richiede molta innovazione. Quello che mi sorprende è trovare come capofila un fondo di private equity dato che la finanza ha iniziato a interessarsi tardivamente all’economia circolare”. “Oggi – ha chiosato Raimondo Orsini di Fondazione Sviluppo Sostenibile – la green economy è il solo driver di sviluppo industriale in tutto il mondo. E quella italiana è la prima nelle classifiche globali (vedi anche Cosa dice il Rapporto sulla Circular Economy), eppure non siamo percepiti come leader perché purtroppo oltre a non sapere fare squadra non sappiamo nemmeno comunicare le eccellenze che abbiamo”. Tutte sfide che ha davanti a sé la neonata Itelyum.

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