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Energia, la prospettiva dell’Asia Centrale. Non solo petrolio

di

Eurasia

Energia e futuro energetico dell’Asia Centrale, da sempre un’area del mondo al centro del Grande Gioco. Tra l’influsso di vecchi e nuove potenze, insieme alle certezze di petrolio e gas si fanno strada rinnovabili ed efficienza energetica

Energia in ASia Centrale: solo petrolio e gas? Un rapporto della U.S. International Energy Administration (Iea), dedicato all’Asia Centrale e all’area del Caucaso, pubblicato nel 2014, si è concentrato sugli aspetti interessanti per il presente e soprattutto per il futuro energetico dell’area del Caspio e dell’Asia Centrale. Il rapporto prende in considerazione anche l’Ucraina, la Moldavia e la Bielorussia. La dissoluzione dell’Unione Sovietica è stata la principale causa della riorganizzazione che la maggior parte dei Paesi di questa grande area ancora oggi stanno portando avanti in campo economico.

 

Provare a cambiare il mix energetico. Il caso del Kazakistan

L’area del Caspio per esempio, importante per la sicurezza energetica anche dell’Europa, è alle prese con grandi cambiamenti, anche di mentalità. Da una parte l’area offre alle grandi multinazionali e alle grandi industrie di Stato del settore oil&gas ottime prospettive per il settore upstream, dall’altra i governi di alcuni Paesi cominciano a pensare ad un mix energetico diverso per il futuro. È il caso del Kazakistan, la prima economia dell’area centro asiatica, che oltre ad essere un grande produttore di petrolio è anche un grande produttore di carbone. Il carbone, stando ai dati del 2010 (fonte U.S. Energy Information Administration) occupa il primo posto nel mix energetico coprendo il 64% dei consumi. A fronte di questo dato, il governo di Astana ha lanciato un nuovo piano energetico che vuole proiettare il Paese nel 2050, alzando la produzione di energia rinnovabile – si parla del 50% di produzione nel mix energetico futuro da energia rinnovabile e alternativa, che coinvolge anche l’efficienza energetica – che, nel 2010, è presente solo con un 3% di idroelettrico.

gasdotti dall'estero

gasdotti dall’estero

 

Modernizzare la produzione elettrica. Il caso del Turkmenistan

Anche la modernizzazione del sistema di produzione elettrico è una delle priorità che tocca alcuni Paesi, come il Turkmenistan, che si è dato tempo sino al 2030 per aumentare di un terzo la sua capacità produttiva. Ashgabat punta sul gas naturale per implementare la produzione di elettricità: a Gennaio 2012, secondo i dati della Iea, il gas naturale rappresentava il 78% del mix energetico nazionale contro il 22% del petrolio. Permangono in alcuni punti del Paese problemi relativi alla distribuzione dell’elettricità, problema a cui il governo vuole fare fronte.

 

Baku punta sul gas e sulle rinnovabili

L’Azerbaijan fonda molta parte della sua “fortuna” in termini energetici sul gas naturale, che rappresenta il 67% dei consumi di energia interni (Eia, 2013). Il Paese, pur continuando a rafforzare il ruolo degli investimenti nel settore degli idrocarburi (che rappresenta un’opportunità di grandi investimenti esteri) ha puntato sulla messa in sicurezza della rete elettrica e sull’introduzione di innovazioni industriali relative alla produzione. Inoltre, il governo di Baku punta ad implementare la quota di produzione di energia rinnovabile, tant’è vero che nel 2009 ha dato vita alla Saares, State Agency on Alternative and Renewable Energy Resources, che punta ad aumentare del 20% la quota di efficienza energetica e il 20% della produzione elettrica da energie alternative.

Baku

Baku

 

Il paradosso uzbeko: da importatore a esportatore di gas nel 2035?

Al di là della prospettiva energetica, anche nuova, che alcuni Paesi si stanno dando, un altro grande produttore di gas naturale come l’Uzbekistan – la seconda economia dell’Asia centrale, per livello di Pil, dopo il Kazakistan – fa i conti con il presente e con il futuro, a partire proprio dal gas. Attualmente il mix energetico uzbeko si basa molto sul gas, l’85% circa dei consumi nazionali; tra l’altro Tashkent esporta il suo gas verso il vicino Kazakistan (che pur avendo grandi risorse di gas associato al petrolio non riesce a sfruttarlo, perché non ha una rete di produzione adeguata) e verso Tagikistan e Kirghizistan. Eppure, secondo le proiezioni dall’Agenzia internazionale dell’energia, l’Uzbekistan nel 2035 potrebbe persino diventare un importatore di gas.

È questo solo l’ultimo dei paradossi che si registrano in Asia Centrale, dove rimane preminente il ruolo degli idrocarburi anche nel futuro prossimo dei Paesi dell’area, insieme ad una consapevolezza di variare il mix energetico facendo leva su rinnovabili ed efficienza energetica, migliorando tecnologie e sviluppando innovazione.

 

Articolo tratto da www.abo.net (About Oil)

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