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Franco Baresi, un campione di signorilità

Franco Baresi, morto a 66 anni, ricordato da Gianni Bessi.

Piscinìn: così Gianni Brera battezzò il diciottenne Franco Baresi al suo esordio, chiamato a guidare la difesa del Milan dello scudetto della stella di Nils Liedholm. Quel “piccolino” sarebbe diventato il più grande re della difesa, fino ad assumere il nome di Kaiser Franz. Per alcuni per le movenze eleganti alla Beckenbauer, ma alle quali univa una durezza tutta teutonica.

Mitiche le sue scivolate e il modo con cui comandava il fuorigioco nel Milan degli Invincibili di Arrigo Sacchi. La leggenda racconta di una quarantina di fuorigioco rifilati a Hugo Sánchez, Emilio Butragueño e Jorge Valdano nel leggendario Real Madrid-Milan di Coppa dei Campioni. Vero o no quel numero, è diventato il simbolo del capolavoro tattico di Baresi e di quella squadra irripetibile.

Fisicamente era alto appena 1,76, ma era un vero gigante della difesa. Gli dèi del calcio lo avevano dotato del dono del Kairos, il tempo perfetto dell’anticipo, con cui suppliva a quel gap fisico.

Immortale anche al Mondiale del 1994: nonostante un infortunio al menisco, recuperò in appena quindici giorni e disputò una finale imperiale contro Romário e Bebeto. Generoso e ormai sfinito, sbagliò il rigore. Ma non se ne può certo fare a lui una colpa.

Un solo finale. Entra di diritto nella nazionale della Grande Prateria del calcio. E quando sento l’odore dell’erba di un campo da calcio, torno bambino.

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