La settimana prossima la Commissione europea presenterà delle raccomandazioni per sospendere le sanzioni previste dal regolamento sulle emissioni di metano. Il metano è un potente gas serra, che trattiene ottanta volte più calore dell’anidride carbonica nei primi vent’anni di permanenza in atmosfera; ma è anche il principale componente del gas naturale, una fonte energetica di cui l’Unione europea ha bisogno e che acquista quasi interamente dall’estero.
Dopo la revisione dell’Ets, cioè il sistema comunitario per lo scambio delle quote di CO2, la Commissione europea – pur essendo guidata sempre da Ursula von der Leyen – prosegue dunque nel processo di “alleggerimento” dell’impianto normativo green introdotto negli anni scorsi.
COSA PREVEDE IL REGOLAMENTO SULLE EMISSIONI DI METANO
L’Unione europea si è dotata di un regolamento finalizzato a contenere le emissioni di metano che obbliga le aziende sia a monitorare con precisione le perdite di questo gas serra lungo l’intera filiera (dall’estrazione della risorsa fossile alla sua distribuzione), sia a comunicarle alle autorità dopo aver fatto controllare i dati da soggetti terzi.
A partire dal 2027, anche i produttori di idrocarburi esterni all’Unione dovranno sottostare alle regole. Chi le viola, potrebbe ricevere una sanzione dall’importo fino al 20 per cento del fatturato annuo.
LA COMMISSIONE CEDE ALLE PRESSIONE DEGLI STATI UNITI E DEL QATAR
Paesi come gli Stati Uniti e il Qatar, dai quali il blocco acquista grandi quantità di gas – nel 2025 gli Stati Uniti sono valsi il 26 per cento delle importazioni totali, e il Qatar il 3,7 per cento -, si oppongono: non vogliono caricarsi degli oneri normativi né del rischio di multe, e così hanno fatto sapere a Bruxelles che le loro esportazioni energetiche potrebbero dirigersi verso altri mercati.
La Commissione europea, di fatto, ha ceduto a queste pressioni, anche perché l’Unione dipende dalle importazioni gasifere e gli stoccaggi sono mediamente su livelli bassi (c’entra la guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran, che ha complicato gli approvvigionamenti).
La direttrice generale per l’Energia, Céline Gauer, ha detto alla commissione Industria del Parlamento europeo che le raccomandazioni “esorteranno gli stati membri a non applicare sanzioni per un certo periodo di tempo, lasciando al mercato il tempo necessario per adeguarsi”. Anche perché nessun paese dell’Unione ha ancora istituito un ente di verifica delle emissioni di metano riportate dalle aziende, che dunque non possono certificare la loro conformità al regolamento.
AMERICANI E QATARIOTI CONTRO LA DIRETTIVA SULLA SOSTENIBILITÀ
Gli Stati Uniti e il Qatar avevano già invitato la Commissione europea a rivedere – quando non ad eliminare – un altro tassello del Green Deal: la Csddd, ovvero la direttiva sulla dovuta diligenza per la sostenibilità aziendale.
La Csddd introduce una serie di obblighi per la verifica dell’impatto ambientale e sociale delle imprese – sia europee che straniere – con una portata piuttosto ampia: le aziende, ad esempio, verranno ritenute responsabili delle devastazioni ecologiche e degli abusi dei diritti umani commessi lungo la loro intera filiera, anche all’estero, rischiando multe fino al 5 per cento del loro fatturato globale.
QUALI SONO I PAESI DELL’UE CHE CHIEDONO MENO VINCOLI ALLE IMPORTAZIONI FOSSILI
C’è un gruppo di paesi membri dell’Unione che sta chiedendo alla Commissione di rilassare le regole sulle importazioni di petrolio e gas naturale, in modo da non complicare gli approvvigionamenti o renderli più costosi: in questo gruppo c’è l’Italia, ma anche il Belgio, la Polonia, la Svezia, la Cechia e la Slovacchia. Alcuni di questi – l’Italia, la Polonia, la Cechia e la Slovacchia – sono anche favorevoli a una riforma profonda dell’Ets.
L’AVVERTIMENTO DELL’AGENZIA INTERNAZIONALE DELL’ENERGIA
L’Agenzia internazionale dell’energia, un’organizzazione intergovernativa dedicata alla sicurezza energetica, ha spiegato che nel 2027 la produzione petrolifera che rispetterà i requisiti sul metano adottati dall’Unione europea ammonterà a 22,5 milioni di barili al giorno. Nel 2025 l’Unione europea ha importato 9,3 milioni di barili di petrolio al giorno.
L’Agenzia ritiene che, per effetto del regolamento, “il bacino di greggio che le raffinerie europee potranno importare legalmente si ridurrà di oltre il 50 per cento”. Questo perché alcune varietà di greggio adatte a certi usi non possono essere sostituite facilmente, oppure perché i produttori potrebbero preferire venderle in altri mercati. Per esempio, né il Messico né il Venezuela, che producono il greggio pesante impiegato nella produzione dell’asfalto, soddisfano i requisiti europei sulle emissioni di metano.
“Limitare la disponibilità di greggio per le raffinerie dell’Unione europea potrebbe comportare un aumento dei costi delle materie prime o il ricorso a greggi di qualità inferiore”, ha aggiunto l’Agenzia, indebolendo in ultima istanza la sicurezza energetica del blocco.





