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Uber l’ha spuntata su Delivery Hero. Ecco i dettagli dell’accordo

Dopo settimane di rilanci, il gruppo americano Uber conquista il via libera del board dell’azienda tedesca Delivery Hero con un'offerta da 41,5 euro per azione. Dall'accordo con SSW Partners al ruolo di Prosus, tutti i dettagli dell'operazione che ridisegna il mercato globale del food delivery

Alla fine ha vinto Uber. Dopo settimane di trattative, rilanci e indiscrezioni, il colosso americano della mobilità e del food delivery ha ottenuto il via libera di Delivery Hero a un’offerta da circa 12,7 miliardi di euro che porterà alla nascita di uno dei maggiori operatori mondiali nelle consegne a domicilio. A Francoforte, però, il mercato accoglie senza troppo entusiasmo l’intesa, almeno per il momento: il titolo Delivery Hero arretra di circa l’1,3%, restando comunque poco sotto il prezzo dell’offerta da 41,5 euro per azione.

L’accordo, sostenuto all’unanimità dal consiglio di amministrazione e dal consiglio di sorveglianza della società tedesca, rappresenta l’ultimo tassello del risiko globale del settore, già segnato negli ultimi mesi dalle acquisizioni di Deliveroo da parte di DoorDash e di Just Eat Takeaway da parte di Prosus.

DALLA PRIMA OFFERTA AL RILANCIO DECISIVO

Uber lancerà un’offerta pubblica di acquisto interamente in contanti da 41,5 euro per azione, una valutazione che porta Delivery Hero a circa 13 miliardi di euro, pari a 14,8 miliardi di dollari. Il prezzo incorpora un premio del 127% rispetto alla media ponderata dei tre mesi precedenti all’8 maggio, quando ancora non erano emerse indiscrezioni sull’operazione, e del 34% rispetto alla media dei tre mesi precedenti all’annuncio. È un deciso passo avanti rispetto alla prima proposta da 33 euro per azione avanzata a maggio, che valorizzava il gruppo poco più di 10 miliardi di euro e che era stata giudicata insufficiente dagli azionisti.

Il percorso che ha portato all’accordo era iniziato proprio in primavera. Come riportato anche da Startmag, l’amministratore delegato di Uber, Dara Khosrowshahi, era volato a Oslo per incontrare Kristin Skogen Lund, presidente del consiglio di sorveglianza di Delivery Hero, mettendo sul tavolo una prima proposta da 33 euro per azione. Nei giorni successivi il gruppo di San Francisco aveva sondato anche uno dei principali soci con una valutazione salita a 38 euro per azione, ma anche quel tentativo non era bastato. Diversi azionisti, sostenuti anche dalle valutazioni di Barclays e Jefferies, ritenevano infatti che la società valesse oltre 40 euro per azione, soprattutto alla luce della revisione strategica in corso e delle possibili cessioni di asset. Alla fine Uber ha deciso di superare quella soglia, arrivando a 41,50 euro e ottenendo il sostegno del management.

PERCHÉ DELIVERY HERO SI SPEZZA IN DUE

L’operazione, tuttavia, non riguarda l’intero perimetro di Delivery Hero. Secondo quanto riferito dal Financial Times, per limitare le possibili contestazioni delle autorità antitrust il gruppo tedesco cederà contemporaneamente a SSW Partners, società d’investimento con sede a New York, alcune attività considerate sovrapposte a quelle di Uber. L’accordo separato vale 1,4 miliardi di euro e comprende le operazioni in Turchia attraverso Yemeksepeti, oltre alle attività in tredici mercati tra Europa e Sud America. Fra questi figurano Austria, Cile, Cipro, Repubblica Ceca, Ecuador, Grecia, Moldavia, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia. L’obiettivo è ridurre le aree di sovrapposizione geografica tra i due gruppi prima del via libera delle autorità di concorrenza. Il closing dell’intera operazione è atteso nella seconda metà del 2027.

Per Uber si tratta di un’acquisizione destinata a rafforzare in modo significativo la presenza internazionale. La società americana, nata nel 2009 come piattaforma di trasporto con conducente prenotato tramite app e oggi attiva anche nelle consegne di cibo, generi alimentari e altri beni attraverso Uber Eats, estenderà la propria rete a 99 Paesi, raggiungendo un volume lordo di merci pro forma di 236 miliardi di dollari riferito al 2025. Come ha dichiarato Khosrowshahi, “unendo le nostre piattaforme porteremo un servizio di consegna affidabile e a prezzi accessibili a svariati milioni di persone in più”, arrivando quasi a raddoppiare il numero dei mercati nei quali il gruppo offre contemporaneamente servizi di mobilità e delivery.

LE PRESSIONI DEGLI AZIONISTI E IL RISIKO DEL DELIVERY

Per Delivery Hero, invece, l’accordo mette fine a un lungo periodo di pressioni da parte degli azionisti. Fondata a Berlino nel 2011, la società è diventata uno dei principali operatori mondiali del food delivery e del quick commerce, con marchi presenti in Europa, Medio Oriente, Asia e America Latina. Negli ultimi mesi aveva avviato una profonda revisione del portafoglio, valutando sia la vendita di singole attività sia una possibile cessione dell’intero gruppo. A pesare erano state anche le richieste del fondo attivista Aspex Management, favorevole a una razionalizzazione degli asset e a un cambio al vertice. Non a caso il cofondatore e amministratore delegato Niklas Östberg aveva già annunciato che avrebbe lasciato la guida della società entro marzo 2027.

Proprio Östberg ha definito l’intesa con Uber “la scelta giusta per fare leva sui punti di forza di Delivery Hero nelle consegne di cibo a domicilio e nel quick commerce”.

Il colosso di San Francisco arriva all’appuntamento da azionista già largamente dominante. Negli ultimi mesi ha acquistato progressivamente azioni di Delivery Hero fino a controllarne direttamente il 25%, oltre a detenere strumenti finanziari che le attribuiscono un’ulteriore esposizione pari a circa il 12%. Decisivo è stato anche l’impegno di Prosus, titolare di circa il 17% del capitale, a conferire integralmente la propria partecipazione all’offerta. In questo modo l’interesse economico complessivo di Uber supera già il 50% ancora prima della conclusione dell’Opa.

Nelle scorse settimane la partita aveva attirato anche DoorDash, il principale concorrente americano di Uber nel food delivery, che aveva preso contatti con alcuni azionisti e valutato un interesse per alcuni asset di Delivery Hero. Alla fine, però, è stata Uber a spuntarla.

L’operazione conferma il rapido consolidamento del settore, spinto dalla necessità di aumentare le dimensioni in un mercato sempre più competitivo e sottoposto a vincoli regolatori crescenti. Oltre ai controlli antitrust, gli operatori del delivery devono fare i conti con norme sempre più stringenti sul lavoro dei rider. Entro l’anno gli Stati membri dell’Unione europea dovranno recepire la direttiva sulle piattaforme digitali, destinata a modificare il quadro normativo dell’occupazione nel settore, mentre in Italia il dibattito sulle modalità di impiego dei fattorini resta aperto da tempo.

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