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Gas, l’Ue rischia di arrivare all’inverno con gli stoccaggi ai minimi da quindici anni

A ottobre le scorte di gas dell'Unione europea si fermeranno al 76%, il livello più basso dal 2011. La guerra con l'Iran ha complicato il riempimento degli stoccaggi, e non mancano le incognite sul Gnl del golfo Persico e sul distacco dalla Russia

Secondo la società di consulenza Wood Mackenzie, gli stoccaggi di gas naturale dei paesi dell’Unione europea saranno pieni solo al 76 per cento a ottobre, quando si concluderà il periodo di riempimento delle scorte in vista dell’inverno: sarebbe il livello più basso dal 2011.

L’IMPORTANZA DEGLI STOCCAGGI DI GAS

Gli stoccaggi, oltre a garantire la sicurezza energetica, servono a ridurre la necessità di acquistare gas durante la stagione fredda, quando c’è tanta domanda di combustibile per il riscaldamento e i prezzi salgono. Se davvero le scorte europee dovessero attestarsi sui livelli bassi previsti da Wood Mackenzie, i consumatori e le aziende dell’Unione potrebbero dunque ritrovarsi a dover pagare bollette dell’energia più care nei mesi invernali, con tutto quello che ne conseguirebbe sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla competitività economica.

L’IMPATTO DELLA GUERRA ALL’IRAN

Dopo un inverno particolarmente rigido, i paesi europei hanno avviato la fase di rifornimento degli stoccaggi – che solitamente inizia ad aprile – con un livello di riempimento già inferiore alla media, del 28 per cento appena. Attualmente, il livello medio è del 48 per cento: c’entra anche la guerra tra gli Stati Uniti, Israele e l’Iran, che ha complicato gli approvvigionamenti di gas e ne ha fatto salire i prezzi. Il conflitto, infatti, ha causato la chiusura dello stretto di Hormuz – una via d’acqua fondamentale per il commercio di combustibili fossili – e il danneggiamento di diversi impianti produttivi nella regione del golfo Persico, come il complesso di Ras Laffan in Qatar, che ospita il più grande stabilimento di esportazione di gas liquefatto al mondo.

Attualmente, il prezzo del gas sul mercato europeo è di circa 40 euro al megawattora, un valore in linea con questo periodo dell’anno. Lo scorso aprile, però, per effetto della guerra, il prezzo medio era intorno ai 45 €/MWh, decisamente più alto rispetto ai 35 €/MWh dell’aprile 2025: in sostanza, è mancato l’incentivo economico al riempimento degli stoccaggi.

COSA PENSA LA COMMISSIONE EUROPEA

La Commissione europea sostiene – come riportato dal Financial Times – che “i livelli attuali degli stoccaggi non destano preoccupazioni immediate per la sicurezza energetica”, e che una percentuale di riempimento intorno all’80 per cento “è sufficiente a garantire l’approvvigionamento invernale”. Bruxelles, inoltre, ha fatto sapere che la domanda gasifera dell’Unione si è ridotta del 17 per cento e che gli attuali livelli delle scorte sono più bassi del 10 per cento rispetto alla media del periodo precedente alla crisi in Medioriente.

Già a fine marzo – la guerra all’Iran è iniziata il 28 febbraio – il commissario europea per l’Energia Dan Jorgensen aveva chiesto ai paesi membri di iniziare subito ad aumentare le scorte di gas in modo da prevenire una competizione dell’ultimo minuto sugli approvvigionamenti con le altre nazioni, che rischierebbe di far salire ancora di più i prezzi del combustibile.

Jorgensen aveva raccomandato anche di abbassare all’80 per cento la soglia di riempimento degli stoccaggi, cioè dieci punti in meno rispetto all’obiettivo fissato da Bruxelles dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Recentemente, il commissario ha detto che “abbiamo bisogno di un livello elevato [di riempimento delle scorte, ndr] per assicurarci di essere pronti per il prossimo inverno, ma vogliamo farlo in una maniera che non comporti aumenti dei prezzi nel breve termine”.

L’INCOGNITA GNL

La situazione per l’Unione europea potrebbe migliorare se i paesi esportatori di gas liquefatto del golfo Persico riusciranno a ripristinare rapidamente i loro impianti. Il Qatar, per esempio, ha assicurato che i suoi stabilimenti faranno ritorno alla normalità nel giro di qualche settimana, ad eccezione di due unità colpite dall’Iran. Ma la tempistica non è chiara, così come non è chiara la situazione nello stretto di Hormuz: gli Stati Uniti e l’Iran hanno raggiunto un accordo che dovrebbe ripristinarvi la libertà di navigazione, ma la settimana scorsa un’imbarcazione è stata colpita.

E poi c’è la Russia. Nonostante il distacco successivo all’invasione dell’Ucraina, il paese è rimasto un fornitore energetico rilevante per l’Unione europea, rappresentando circa il 14 per cento delle importazioni comunitarie di gas liquefatto. Dal 1 gennaio 2027, però, gli acquisti di questo combustibile dalla Russia saranno vietati.

A questo proposito, il gestore del porto spagnolo di Bilbao ha detto al Financial Times che il ban europeo sul gas liquefatto russo deve essere annullato, altrimenti l’Unione rischia di diventare troppo dipendente dagli Stati Uniti per l’energia.

Il porto di Bilbao è uno dei principali punti di ingresso del gas liquefatto russo nell’Unione europea. La Spagna si rifornisce di gas principalmente dall’Algeria, via tubo; ciononostante, il combustibile russo trasportato via nave vale quasi il 28 per cento degli approvvigionamenti nazionali.

A livello europeo, nel 2025 dalla Russia proveniva il 12 per cento delle importazioni di gas; la quota degli Stati Uniti era del 26 per cento, superata solo da quella della Norvegia al 31 per cento.

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