Ormai anche i dati del semestre certificano una sola cosa: Porsche, in forte crisi come la controllante Volkswagen, nei primi sei mesi del 2026 non ha certo ripreso a correre. Anzi. Se comparati con la serie storica, si ha modo di cogliere tutta la drammaticità che non sempre il singolo numero riesce a trasmettere: vendite così basse non si vedevano dal 2020, quando il mondo era chiuso nei lockdown e certo non comprava automobili.
IL PRIMO SEMESTRE 2026 TUTTO IN SALITA DI PORSCHE
Nel primo semestre del 2026 le vendite di Porsche si sono fermate a quota 122.306 veicoli, registrando un calo del 16% rispetto alle 146.391 unità dello stesso periodo dell’anno precedente, fin qui considerato l’anno più difficile per la scuderia di auto sportive di Stoccarda. Ed è appunto il dato semestrale più basso dalla pandemia di Covid-19.
COSA CORRE NELLA SCUDERIA PORSCHE
La Cayenne resta il modello più venduto, ma con 38.141 consegne viene certificata una flessione del 9%. Seguono i 35.315 esemplari di Macan, con la versione elettrica che si ferma a poco più di 15mila unità. Si segnala invece lo sprint dell’iconica 911 le cui consegne sono balzate del 19 per cento a 30mila unità. Mentre senz’altro parte della flessione è imputabile all’uscita di produzione della 718 con motore a scoppio.
GLI USA RESTANO IMPORTANTI (MA CI SONO I DAZI)
Il Nord America rimane la regione di vendita più importante, con 37.712 consegne. Qui il calo è stato pari a circa il 13% e secondo quanto definisce la stessa Porsche sarebbe causato dalla scadenza degli incentivi fiscali per i veicoli elettrici e ibridi (che però risale al 30 settembre scorso) voluti da Joe Biden e cestinati dal suo successore, Donald Trump.
LA VERA INCHIODATA? OVVIAMENTE IN CINA
Ma dove Porsche continua a perdere inesorabilmente terreno è lungo le strade del Paese del Dragone. In Cina sono stati consegnati appena 14.501 veicoli con una diminuzione del 32%. Ormai è palese che anche nell’area del lusso gli utenti cinesi non guardano più alle boutique tedesche, preferendo rivolgersi ai marchi autoctoni, da Byd a Xiaomi fino a Nio e Geely che propongono vetture con prestazioni sportive e in più molta tecnologia di bordo.
Il gruppo Vw di cui Porsche fa parte è presente in Cina da 40 anni e negli ultimi mesi ha perso sempre più quote di mercato, inizialmente tra le vetture a prezzo budget (tant’è che ha deciso di porre fine al presidio di Skoda) e via via pure tra le sue auto di tipologia premium, fino appunto all’offerta sportiva di lusso rappresentata dalla scuderia di Stoccarda. Un’altra spia sul cruscotto di Porsche riguarda poi l’area dei mercati esteri ed emergenti dove Stoccarda ha spedito solamente 24.877 auto, con un calo del 18%. Qui a pesare sarebbe stato pure il conflitto in Medio Oriente.
PORSCHE FRENA ANCHE IN CASA
Nel mercato interno tedesco, Porsche ha registrato 14.938 consegne, in diminuzione del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel resto dell’Europa (esclusa la Germania), l’azienda tedesca ha invece consegnato 30.278 auto nel primo semestre dell’anno, con un calo ancora più vistoso del 14%.
ANCHE PORSCHE DEVE FARE IL TAGLIANDO AL PIANO DI AUSTERITY?
Di fronte ai risultati assai mesti della prima metà del 2026, viene da chiedersi se Porsche sarà costretta, al pari di Volkswagen, a riaggiornare il proprio piano emergenziale lacrime e sangue nel tentativo di aumentare i margini e rimettere in carreggiata i bilanci, almeno nell’immediato (i veri problemi del marchio tedesco, dai dazi trumpiani alla perdita di terreno in Cina, richiederanno infatti molto più tempo e l’elaborazione di ben altre strategie commerciali).
Porsche, che ha eliminato negli ultimi mesi 3900 posizioni, ora procederà con un taglio gemello: dovrà insomma fare a meno di altri 4000 dipendenti. Proprio come preannunciato dal quotidiano economico Handelsblatt i tagli si concentreranno sulla storica sede di Zuffenhausen. Ma misure analoghe potrebbero rendersi nuovamente necessarie al più presto, visto il perdurare dello stato di crisi.




