Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che l’Italia non parteciperà al Prioritised Ukraine Requirements List (Purl), il meccanismo per la fornitura di armi all’Ucraina elaborato dalla Nato e dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, che dell’alleanza atlantica sono i maggiori contribuenti.
LE PAROLE DI CROSETTO SUI SISTEMI D’ARMA EUROPEI ALL’UCRAINA
Ieri Crosetto ha ribadito che, anziché acquistare sistemi d’arma statunitensi da fornire all’Ucraina, come i missili Patriot di Raytheon, l’Italia invierà piuttosto i missili antiaerei Aster prodotti da Mbda, “che è una azienda italiana e francese. Dal punto di vista della difesa missilistica dell’Ucraina è lo stesso, ma almeno quei soldi rimarranno all’industria italiana ed europea e agli operai italiani ed europei”.
“Continueremo ad aiutare l’Ucraina”, ha aggiunto il ministro, “ma lo faremo utilizzando o le nostre scorte o materiale che possiamo acquistare in Italia o in Europa”.
PURL, “NESSUNA OFFESA” AGLI STATI UNITI
Alludendo poi alle tensioni tra Roma e Washington – di cui l’ultima manifestazione visibile è stato il post pubblicato da Donald Trump sulla necessità di un’ordinanza restrittiva nei confronti di Giorgia Meloni -, il ministro ha spiegato che “siamo stati molto corretti fin dall’inizio con gli Stati Uniti” sulla non partecipazione italiana al Purl, “per cui non c’è nessuna offesa”.
IL RETROSCENA DEL WALL STREET JOURNAL (CON IL GIUDIZIO DI MELONI SU TRUMP)
Oggi e domani si terrà ad Ankara una delicata riunione della Nato. I paesi membri cercheranno di evitare nuove tensioni con Trump, i cui rapporti con gli alleati sono peggiorati dopo la guerra all’Iran. Il presidente americano, dal canto suo, vuole che gli alleati aumentino le spese per la difesa, magari attraverso degli ordini massicci di armi statunitensi.
I membri europei della Nato, però, hanno iniziato a considerare la loro dipendenza dagli Stati Uniti per la difesa come un rischio per la sicurezza. Secondo il Wall Street Journal, che ieri ha pubblicato un approfondito retroscena, alcuni governi europei avrebbero avviato un processo di distacco dalle tecnologie statunitensi, non solo in ambito militare ma anche digitale (ammesso che le alternative esistano, però). Perfino Meloni, che prima della recente crisi sembrava molto legata a Trump, avrebbe modificato il suo parere sul presidente americano, arrivando a considerarlo “non ragionevole”.
COSA PENSANO DI TRUMP I VERTICI DI FRATELLI D’ITALIA
“D’altra parte”, ha commentato il Giornale, “che ai vertici di Fratelli d’Italia la pensino più o meno tutti così da oltre un anno non è un mistero”. Già il mese scorso il ministro Crosetto – uno dei fondatori di Fratelli d’Italia – aveva ricordato come il governo Meloni avesse “detto no fin dall’inizio” alla partecipazione al Purl.
COME FUNZIONA IL PURL
Come spiegato da Startmag (qui l’approfondimento), il Purl è un meccanismo con cui i membri della Nato acquistano armi americane e le trasferiscono all’Ucraina: una formula che consente alla Casa Bianca di assumersi un impegno “a costo quasi zero” per le casse federali, trasferendo sull’Europa la maggior parte dell’onere finanziario.
Il meccanismo compila un elenco di equipaggiamenti richiesti dall’Ucraina, e la Nato si occupa di coordinarne la consegna. Da mesi gli Stati Uniti attendono la partecipazione italiana, senza successo.
IL PURL FUNZIONA?
Sul Mattinale europeo, David Carretta ha spiegato che c’è “carenza di intercettori per i sistemi Patriot in Ucraina. Gli Stati Uniti sono a corto di missili dopo la guerra in Iran e producono a rilento. Gli alleati europei dell’Ucraina esitano a fornire quelli che hanno in stock perché non vogliono scoprirsi in caso di attacco o provocazione russa”.
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha assicurato che “gli Stati Uniti stanno facendo tutto il possibile per rispettare l’impegno preso con il programma Purl”. Ma “da un punto di vista pratico, esiste un limite al numero di intercettori presenti sul territorio Nato. È per questo che dobbiamo assicurarci di produrne di più”.






