L’Italia continua a non partecipare al Purl (Prioritized Ukraine Requirements List) voluta dall’amministrazione Trump, oggi uno dei pilastri dell’assistenza militare occidentale a Kyiv a cui hanno già aderito più della metà degli alleati della Nato.
“Abbiamo detto no fin dall’inizio, e la nostra risposta è no”, ha confermato il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto lo scorso 17 giugno nel corso di un Question time alla Camera, riferendosi al programma Purl.
Questo mese, l’Alleanza Atlantica ha dichiarato che i Paesi contributori hanno stanziato quasi 6 miliardi di dollari per il programma Purl, fondi che saranno destinati principalmente ai sistemi di difesa aerea per l’Ucraina, segnala Defense News. Il meccanismo è previsto dall’accordo stretto durante un bilaterale alla Casa Bianca lo scorso luglio tra il presidente Usa Trump e il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che prevede la vendita di armamenti e sistemi di difesa – tra cui gli agognati Patriot – ai Paesi dell’alleanza, i quali li acquisteranno per poi consegnarli all’Ucraina, impegnata a difendersi dall’aggressione russa.
Sempre la Nato ha specificato che il programma ha contribuito a finanziare l’acquisto dagli Stati Uniti del 70% di tutti i missili per le batterie Patriot ucraine e del 90% di tutte le munizioni utilizzate in altri sistemi di difesa aerea. Tra i paesi aderenti figurano Germania, Canada, Paesi Bassi e Svezia, che la scorsa settimana ha annunciato di aver investito 543 milioni di dollari nel programma.
“L’obiettivo è raccogliere 15 miliardi: fino a maggio ne sono arrivati solo sei” spiegava la scorsa settimana Repubblica. “Altre cinque nazioni nei giorni scorsi hanno aderito all’appello ma tra queste non c’è l’Italia”.
Tutti i dettagli.
COS’È L’INIZIATIVA PURL
Il programma è stato concepito dal presidente americano come elemento distintivo rispetto all’approccio di Joe Biden: niente più aiuti “a fondo perduto”, ma un meccanismo in cui gli alleati acquistano armi americane e le trasferiscono all’Ucraina. Una formula che consente alla Casa Bianca di assumersi un impegno “a costo quasi zero” per le casse federali, trasferendo sull’Europa la maggior parte dell’onere finanziario.
Come dettagliava un comunicato del governo di Kyiv dello scorso 30 settembre, le consegne dei primi due pacchetti sono iniziate già a metà settembre, mentre Washington ha definito insieme a Ottawa e Berlino la composizione dei lotti successivi.
COME FUNZIONA
Il meccanismo compila un elenco di equipaggiamenti richiesti dall’Ucraina, che viene poi convalidato dal Comandante Supremo Alleato in Europa, spiega The Defense Post. La Nato coordina la consegna dei pacchetti, anche attraverso il programma di Assistenza alla Sicurezza e Formazione all’Ucraina.
Da mesi gli Stati Uniti attendono che l’Italia partecipi alla Purl (Prioritized Ukraine Requirements List), senza successo.
LA POSIZIONE DEL MINISTRO CROSETTO
In ambito di aumento delle spese di difesa della Nato e del programma Purl “non ho preso nessun impegno” con Pete Hegseth nell’ambito dell’ultimo incontro negli Stati Uniti ha ribadito il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel corso di un Question time alla Camera perché “i ministri della Difesa non prendono impegni, li prendono i governi e i casomai i Parlamenti”. Per quanto riguarda il Purl “abbiamo detto di no dall’inizio e continua a essere no”, ha aggiunto Crosetto.
La scorsa settimana il titolare della Difesa si era recato negli Stati Uniti per incontrare il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, il quale, dopo l’incontro, ha pubblicato un messaggio in cui affermava che i due avevano concordato sulla “urgente necessità per gli alleati della Nato di aumentare la spesa per la difesa, espandere la produzione industriale nel settore della difesa e schierare forze militari credibili in combattimento”.
LE DICHIARAZIONI DEL SEGRETARIO HEGSETH
Sempre Defense News racconta che giovedì scorso il segretario Hegseth si trovava a Bruxelles per una riunione dei ministri della Difesa della Nato. In quell’occasione il numero uno del Pentagono ha dichiarato: “Alcune delle maggiori economie della Nato, alcuni dei nostri paesi più ricchi, alleati che sono più propensi a parlare di un ordine internazionale basato sulle regole e di una cooperazione tra potenze di medio livello, sembrano ancora pensare che sia arrivata l’era del free-riding”. Non ha specificato a quali paesi si riferisse.
LE GIRAVOLTE SUL SAFE
Nel frattempo, se Roma chiude sulla Purl, non risultano passi avanti nemmeno sul Safe (Security Action for Europe), lo strumento da 150 miliardi di euro creato dall’Unione europea per sostenere il rafforzamento delle capacità militari degli Stati membri.
“A oggi non è stato attivato il meccanismo Safe” ha ribadito sempre il ministro Crosetto al question time alla Camera in merito alla volontà del governo italiano di attivare i fondi europei del Safe precisando che se l’Italia aderisse la Difesa “ha pronti gli investimenti” e “questo consentirebbe di anticipare degli investimenti che altrimenti andrebbero posticipati”.
“La scelta di aderire ai fondi Safe non è una decisione che può prendere del ministro della Difesa, è una scelta, che tenuto conto di altri fattori, prende il Mef e il governo nella sua interezza” ha spiegato aggiungendo che i fondi europei Safe “non sono uno strumento sostitutivo ma è concepito come strumento aggiuntivo per raggiungere prima gli obiettivi di difesa”.
IN VISTA DEL VERTICE NATO
Pur mantenendo un approccio prudente rispetto a nuovi programmi di finanziamento per armamenti, l’Italia ha comunicato alla Nato l’intenzione di allinearsi ai nuovi obiettivi dell’Alleanza, che prevedono una spesa complessiva pari al 5% del Pil: il 3,5% destinato alle capacità militari e l’1,5% alle attività collegate alla sicurezza.
L’11 giugno, nel corso di un intervento alla camera, la premier Giorgia Meloni ha dichiarato che avrebbe annunciato al vertice Nato di Ankara del 7-8 luglio che la spesa per la difesa italiana avrebbe raggiunto il 2,8% del Pil quest’anno. Tale aumento è dovuto a una “crescita dello 0,71%, garantita soprattutto dalla spesa legata alla difesa nazionale”, ha affermato in Parlamento.







