La società energetica italiana NatPower e la casa automobilistica statunitense Tesla hanno raggiunto un accordo da 5 miliardi di dollari per realizzare in Italia e nel Regno Unito degli impianti di stoccaggio via batterie dalla capacità di 25 gigawattora.
TESLA: NON SOLO AUTO ELETTRICHE E ROBOT UMANOIDI
Anche se è nota soprattutto per i veicoli elettrici – e, più recentemente, per i robot umanoidi -, in realtà Tesla è anche un’azienda di tecnologie energetiche che vende pannelli solari e soprattutto batterie per lo stoccaggio. Queste ultime consentono di accumulare l’energia prodotta in eccesso dai parchi rinnovabili in alcune ore della giornata per restituirla successivamente, nel momento del bisogno: sono dunque sono fondamentali per bilanciare la rete elettrica perché compensano i “buchi” di generazione delle fonti dipendenti dal meteo.
COSA PREVEDE L’ACCORDO CON NATPOWER
La realizzazione di cinque impianti di stoccaggio da 25 GWh in Italia e Regno Unito è la prima fase di un programma più ampio che punta, nel tempo, a superare una capacità di 100 GWh per un investimento di 4-5 miliardi di dollari. Secondo NatPower e Tesla, le entrate potrebbero aggirarsi sui 15 miliardi in un periodo di vent’anni.
L’accordo prevede che NatPower utilizzi il sistema di batterie Megapack di Tesla, oltre alla tecnologia di compravendita dell’elettricità sviluppata dall’azienda di Elon Musk. Le Megapack sono batterie dalle dimensioni di un container e dalla grande capacità di accumulo (fino a 3,9 megawattora per ciascun modulo).
Tre dei cinque progetti verranno realizzati nel Regno Unito; quelli italiani sono due, entrambi localizzati in Sicilia – più precisamente a Priolo Gargallo: nello stesso comune si trova Isab, la più grande raffineria di petrolio del nostro paese -, per una capacità di 1 GWh. Gli impianti saranno di proprietà di NatPower e sotto la sua gestione; Tesla, invece, si occuperà dei servizi di costruzione e fornirà anche “un floor di fatturato garantendo di fatto la bancabilità del progetto”, ha spiegato l’amministratore delegato di NatPower, Fabrizio Zago (nella foto).
La costruzione dei due impianti italiani partirà nel 2027, mentre la messa in esercizio è prevista per il 2028. “Una quota di fatturato”, ha aggiunto Zago, “sarà garantita da Terna”, cioè la società che gestisce la rete italiana di trasmissione dell’elettricità di cui Cassa depositi e prestiti – attraverso Cdp Reti – possiede circa il 30 per cento.
COSA FA NATPOWER: DETTAGLI, NOMI E NUMERI
Fondata nel 2019 e con sede a Milano, NatPower si occupa di sviluppare impianti di energia rinnovabile: più nello specifico, è specializzata nelle tecnologie solari, eoliche, idroelettriche, di accumulo tramite batterie e nell’idrogeno. Con una pipeline di progetti da oltre 24 gigawatt, l’azienda è presente non solo in Italia, ma anche nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Canada e in Kazakistan.
La società si occupa anche di ricarica elettrica per il settore marittimo (attraverso la sussidiaria NatPower Marine) e di rifornimento di idrogeno per gli yacht (attraverso NatPower H).
L’amministratore delegato è Fabrizio Zago, il direttore finanziario è Almanio Romano.
Zago possiede anche la quota di maggioranza di NatPower, mentre il gruppo industriale francese Vinci detiene una partecipazione del 10 per cento dopo un investimento da 50 milioni di euro nel 2024. Un altro socio di peso è il fondo Tyrus Capital, con sede a Monaco.
Nel 2024 NatPower Italia ha registrato un fatturato di 2.451.461 euro.




