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Ecco come l’americana ConocoPhillips si gaserà in Siria

La compagnia energetica americana ConocoPhillips ha ottenuto un accordo per estrarre gas in Siria. Il paese, sotto il nuovo presidente Ahmed al-Sharaa, sta cercando di attirare investimenti esteri nel settore degli idrocarburi: ci sono trattative in corso anche con Eni e Total.

L’azienda petrolifera statunitense ConocoPhillips ha raggiunto un accordo con la compagnia petrolifera statale siriana Syrian Petroleum Company per l’estrazione di gas naturale in Siria e la ricerca di nuovi giacimenti. Quando il contratto verrà firmato, probabilmente questa settimana, sarà il primo tra una oil major americana e il nuovo governo della Siria, guidato dal presidente Ahmed al-Sharaa, un ex-terrorista islamico.

IL POTENZIALE PETROLIFERO E GASIFERO DELLA SIRIA È NELL’OFFSHORE

La Siria pensa di aver bisogno delle società energetiche straniere per poter sviluppare la propria industria oil & gas dopo oltre dieci anni di guerra civile, anche perché non dispone di competenze tecniche nelle operazioni di esplorazione nelle acque profonde (offshore, in gergo).

Secondo la società di consulenza Wood Mackenzie, la Siria possiede riserve di petrolio e gas per almeno 1,3 miliardi di barili. Il potenziale più grande è, appunto, quello offshore, non essendo mai stato esplorato.

IL FABBISOGNO DI ELETTRICITÀ

Nel 2011, prima dell’inizio della guerra civile, la Siria produceva 30 milioni di metri cubi di gas al giorno; da allora, però, l’output è diminuito di due terzi. Secondo le stime del governo di Damasco, l’accordo con ConocoPhillips – lo scorso novembre era stato siglato un memorandum d’intesa – garantirà una crescita della produzione gasifera nazionale di circa 4-5 milioni di metri cubi al giorno nel giro di un anno.

Sarebbe un aumento significativo, considerato che oggi la Siria dipende dalle importazioni energetiche dall’Azerbaigian e dal Qatar e fatica ad alimentare la sua rete elettrica: i blackout sono dunque frequenti, anche se la situazione è in miglioramento. Secondo le stime, il paese ha bisogno all’incirca di 18 milioni di metri cubi di gas al giorno per la generazione elettrica: al momento l’elettricità è disponibile per tredici ore su ventiquattro, ma fino a qualche tempo fa l’accesso era garantito per sole due ore al giorno.

IL PIANO DI AL-SHARAA

Anche se le riserve siriane di idrocarburi sono tutto sommato modeste se confrontate con quelle di altri paesi della regione, il loro sfruttamento è comunque importante per il governo, che ha bisogno di entrate per risollevare l’economia e le infrastrutture. Ecco perché la politica estera del presidente al-Sharaa – succeduto al regime di Bashar al-Assad – è molto orientata all’attrazione di investimenti stranieri nell’industria petrolifera.

A questo proposito, al-Sharaa è riuscito a sfruttare a proprio vantaggio la visione di energy dominance del presidente americano Donald Trump, che l’anno scorso ha sospeso la maggior parte delle sanzioni sulla Siria, aprendo così nuove opportunità per le compagnie energetiche statunitensi. Non solo: al-Sharaa ha anche provato a capitalizzare la guerra all’Iran, proponendo la Siria come un corridoio alternativo allo stretto di Hormuz per il trasporto del greggio.

COSA FARANNO ENI, CHEVRON E TOTAL

Oltre a ConocoPhillips, a febbraio l’amministratore delegato della Syrian Petroleum Company aveva rivelato l’intenzione della Siria di fornire delle licenze esplorative anche ad altre aziende energetiche straniere, tra cui l’italiana Eni, la francese TotalEnergies e la statunitense Chevron.

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