Parmitano torna nello spazio.
La Nasa ha scelto l’astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa) Luca Parmitano come pilota della missione Artemis III, il volo sperimentale che la Nasa prevede di effettuare a metà del 2027 per testare in orbita terrestre i futuri moduli di atterraggio lunari sviluppati da Blue Origin e SpaceX.
La missione, della durata di circa due settimane, rappresenta una tappa chiave del programma Artemis: gli astronauti non raggiungeranno la Luna, ma verificheranno in volo tecnologie e procedure che saranno utilizzate nelle future missioni di allunaggio. Seguirà inoltre di circa un anno Artemis II, che ad aprile ha portato quattro astronauti in orbita lunare testando il razzo Space Launch System (Sls) e la capsula Orion. L’obiettivo dell’agenzia spaziale statunitense è ora utilizzare Artemis III per qualificare le tecnologie e puntare all’allunaggio con Artemis IV.
E a volare come test pilot sulla missione Artemis III ci sarà l’italiano Parmitano: “Pilota collaudatore di formazione, con due missioni nello spazio, comandante della Stazione Spaziale Internazionale – ha visto il volo spaziale da ogni angolazione che conta” ha dichiarato ieri Josef Aschbacher, direttore generale dell’Esa.
Tutti i dettagli.
LA NASA SCEGLIE L’EQUIPAGGIO DI ARTEMIS III
Il 9 giugno la Nasa ha annunciato i quattro astronauti selezionati per Artemis III. A guidare la missione sarà Randy Bresnik, veterano dello Space Shuttle e della Stazione spaziale internazionale. Il ruolo di pilota è stato affidato all’italiano Luca Parmitano dell’Agenzia spaziale europea (Esa), già protagonista di due missioni di lunga durata sulla Iss nel 2013 e tra il 2019 e il 2020.
Completano l’equipaggio Frank Rubio, astronauta della Nasa che detiene il record del più lungo volo spaziale statunitense con 371 giorni consecutivi trascorsi nello spazio tra il 2022 e il 2023, e Andre Douglas, alla sua prima missione spaziale. Bob Hines sarà invece astronauta di riserva e parteciperà all’addestramento insieme al resto dell’equipaggio.
DA PRIMA MISSIONE DI ALLUNAGGIO A VOLO DI COLLAUDO
I quattro astronauti prenderanno parte a quella che i dirigenti della Nasa hanno definito una delle missioni con equipaggio più articolate mai realizzate. Il volo richiederà infatti una serie coordinata di lanci, manovre di rendezvous e attracchi tra diversi veicoli spaziali.
Inizialmente concepita come la missione che avrebbe riportato astronauti statunitensi sulla superficie lunare per la prima volta dall’Apollo 17 del 1972, ora la missione Artemis III sarà invece un volo di prova, come deciso lo scorso febbraio dalla Nasa. Il modello è quello della missione Apollo 9, per validare i sistemi necessari all’allunaggio prima di tentare una nuova discesa sulla Luna.
Ed è proprio alla missione Apollo 9 “la mia preferita” che ha fatto riferimento l’astronauta Parmitano oggi in conferenza stampa con i giornalisti italiani organizzata dall’Esa.
COME SI SVOLGERÀ IL VOLO
Come già detto, l’equipaggio non si dirigerà verso la Luna. Volerà invece in orbita attorno alla Terra per un viaggio di circa due settimane, al fine di testare i moduli di atterraggio, che saranno poi utilizzati per riportare l’uomo sulla superficie lunare già nel 2028.
Secondo il piano illustrato dalla Nasa, Blue Origin lancerà per prima un prototipo del lander lunare Blue Moon Mark 2, progettato per restare in orbita terrestre bassa fino a 90 giorni.
Successivamente l’equipaggio decollerà a bordo della capsula Orion, la stessa utilizzata durante la missione Artemis II, lanciata dal razzo Sls. Orion raggiungerà il lander Blue Moon e vi rimarrà attraccata per circa due giorni. Durante questa fase gli astronauti entreranno nel veicolo e testeranno anche una versione della tuta spaziale lunare Artemis sviluppata da Axiom Space.
I TEST CON I LANDER DI BLUE ORIGIN E SPACEX
Una volta completate le attività con Blue Moon, Orion si separerà dal veicolo di Blue Origin e raggiungerà Starship, il lander lunare sviluppato da SpaceX. L’equipaggio trascorrerà circa un giorno a bordo del veicolo per verificarne sistemi e procedure operative.
La disponibilità di moduli di atterraggio affidabili è considerata essenziale per il successo del programma Artemis, che punta a creare una presenza umana permanente sulla Luna e a utilizzare l’esperienza acquisita come base per future missioni verso Marte.
Nel corso della presentazione dell’equipaggio, i rappresentanti di Blue Origin e SpaceX hanno illustrato lo stato di avanzamento dei rispettivi programmi. “Siamo fiduciosi che il New Glenn sarà pronto per Artemis III”, ha dichiarato Jeremy Parsons, funzionario della Nasa responsabile del programma Luna-Marte, riferendosi all’esplosione del razzo New Glenn di Blue Origin, necessario per spingere il lander dell’azienda nello spazio.
SpaceX ha invece annunciato l’intenzione di effettuare entro la fine dell’anno una dimostrazione di rifornimento in orbita della Starship, una capacità ritenuta indispensabile per le future missioni nello spazio profondo. L’azienda ha inoltre confermato che sta costruendo presso Starbase, in Texas, la cabina destinata agli astronauti che parteciperanno alle future missioni lunari.
LA CORSA LUNARE (CONTRO PECHINO)
Tante sfide racchiuse in un’unica missione, mentre il tempo stringe. Perché se questa missione rappresenta una tappa fondamentale del programma Artemis, la Cina continua a perseguire l’obiettivo di effettuare un proprio allunaggio con equipaggio entro il 2030.
E proprio all’astronauta dell’Esa Luca Parmitano Startmag ha chiesto oggi, durante la conferenza stampa organizzata dall’Esa, quanto stia pesando nelle scelte e nelle tempistiche del programma Artemis la volontà degli Stati Uniti di mantenere la leadership spaziale nei confronti della Cina.
“Pesa al 100%”, ha risposto Parmitano. L’astronauta italiano ha sottolineato che “noi, come Agenzia spaziale europea, come alleati degli Stati Uniti, vogliamo essere insieme a loro in questo momento di esplorazione”.
“Vogliamo essere accanto a chi guida e in effetti sarà così”, ha aggiunto Parmitano, ricordando il proprio ruolo nella missione: “Io sarò il pilota accanto al comandante e condivideremo le responsabilità in maniera allargata”.
Secondo l’astronauta dell’Esa, “l’Europa vuole essere accanto agli Stati Uniti in questa fase di esplorazione lunare proprio per portare i nostri valori da europei, insieme a quelli americani”. Parmitano ha quindi evidenziato come “la Nasa serve l’amministrazione americana, la loro volontà geopolitica di dimostrare una predominanza tecnologica”, mentre “noi come Agenzia spaziale europea portiamo i nostri valori di collaborazione e cooperazione, di apertura, di bridging. Che sia un ponte tecnologico, che sia un ponte ideologico, vogliamo essere un punto di collegamento per l’umanità”.
“In questo senso credo che la nostra partecipazione sia, da un punto di vista tecnologico, con il modulo di servizio europeo, ma anche con il nostro personale e le nostre capacità di generare altissime professionalità, ci stiamo riuscendo e questa missione spero ne sarà la dimostrazione”, ha concluso l’astronauta italiano Parmitano.





