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Perché la cultura liberale è minoritaria in Italia (lettera semiseria)

Due bizzarre proposte di legge indicano la scarsa rilevanza della cultura liberale in Italia. La lettera di Michele Magno

Caro direttore,

questa volta non intendo annoiare i lettori con le solite prediche inutili sulla guerra e sulla pace nel mondo, sul rinascente antisemitismo, sull’irresistibile leggerezza del “campo largo”, sul “Melonellum” (altri lo chiamano, con un po’ di faccia tosta, “Stabilicum”), sul nanismo politico dell’Ue. Questa volta voglio parlare di due proposte di legge di cui si sono perse le tracce: fatto che, oltre forse ad angosciare molti italiani, prova la scarsa rilevanza a cui è inesorabilmente destinata la cultura liberale nel nostro paese.

La prima. Nell’estate scorsa, il senatore Renato Ancorotti di Fratelli d’Italia aveva depositato un disegno di legge che puntava a ridisegnare l’attività di centri estetici e parrucchieri, con una stretta per chi lavora abusivamente. L’aspetto centrale della riforma riguarda la formazione delle figure del settore: non basterà più una qualifica professionale, ma bisognerà superare un esame di abilitazione al termine di un corso di formazione.

Vengono poi introdotte due nuove figure professionali: l’onicotecnico, specialista del trattamento e della ricostruzione delle unghie, e il truccatore tecnico, impiegato per la cura di ciglia e sopracciglia, a cui si aggiungono i “make-up artist” e gli esperti di “extension e laminazione”. Nel disegno di legge Ancorotti, ciascuna delle categorie dovrà frequentare corsi di formazione a livello regionale della durata minima di 600 ore. Aumentano anche le multe per coloro che operano senza avere i requisiti, con una sanzione che va da 5mila a 50mila euro, rispetto alla forbice attuale di 500-2mila euro.

La seconda. Nel novembre 2025 i deputati della Lega hanno presentato un disegno di legge per arginare la “liberalizzazione indiscriminata” di parrucchieri e barbieri. Il provvedimento prevede il “contingentamento progressivo del numero di abilitazioni professionali per le attività di acconciatore, barbiere e parrucchiere che possono essere conseguite in ciascun Comune, al fine di tutelare la concorrenza leale, garantire l’equilibrio dell’offerta sul territorio e incentivare la qualità professionale e l’innovazione”.

Morale della favola: solo rendendo più difficile il taglio delle unghie e dei capelli torneremo a occupare il posto che ci spetta in Europa.

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