Stellantis continua a ripetere che il taglio di 800 mila vetture che intende attuare in Europa per tornare a essere competitiva non riguarderà l’Italia. Ma sono in pochi a crederci. Specie dopo che il presidente Emmanuel Macron ha giocato d’anticipo inchiodando il Gruppo italo-francese a una promessa ben precisa: l‘investimento nell’Hexagone di 1 miliardo per lo sviluppo di auto elettriche.
13 MILIARDI PER GLI USA E PER L’EUROPA?
Effettivamente c’è qualcosa che non torna nelle promesse di Stellantis che nelle intenzioni vorrebbe con una mano tirare il freno sulla produzione in Europa per avvantaggiare il Nord America (cui, ben prima di presentare il piano industriale, aveva già promesso l’investimento di 13 miliardi per accattivarsi il volubile e collerico Trump) e il Nord Africa (con ogni probabilità prossimo polo privilegiato, anche rispetto all’Est Europa) e con l’altra non fare avvertire troppo il disimpegno nel Vecchio continente attraverso “riqualificazioni e condivisione di capacità tramite joint venture”.
STELLANTIS IN CERCA DI JV CON I CINESI
Quanto alle joint venture, Stellantis cerca costruttori cinesi con cui stringere accordi di distribuzione sulla falsariga di quello siglato ai tempi di Tavares con Leapmotor o, in alternativa, che vogliano affittare o comprare le sue fabbriche: la strategia s’è definita nelle ultime settimane.
LE RIQUALIFICAZIONI GUARDATE CON SOSPETTO DA POLITICA E SINDACATI
Le riqualificazioni si sono invece già viste a Poissy, dove è stato deciso che la storica fabbrica alle porte di Parigi, da tempo senza un piano industriale che ne assicurasse la sopravvivenza, non produrrà più vetture, limitandosi a ricondizionare quelle da rottamare. Anche a Mirafiori, nel Torinese, il Gruppo nel 2023 aveva annunciato qualcosa di simile con l’iniziativa grEEn-campus che dovrebbe prevedere pure la riapertura della Palazzina Centrale del complesso industriale piemontese. In quei luoghi si dovrebbe fare ricerca e sviluppo, ma al momento si tratta di promesse persino più nebulose del piano industriale stesso.
STELLANTIS GELA L’ITALIA
Quel che è certo è che Mirafiori e i suoi 12mila dipendenti lo scorso anno hanno “festeggiato” un anniversario assai mesto: ben 18 anni di cassa integrazione. A questa certezza se ne aggiunge un’altra. Benché Stellantis dica e ripeta che rispetterà gli impegni presi con l’esecutivo sul “piano Italia”, non intende raggiungere la cifra più volte indicata dal ministro allo Sviluppo economico Adolfo Urso di un milione di auto prodotte annualmente. Per il governo si tratterebbe del rateo minimo idoneo a salvaguardare l’occupazione nei vari impianti che Stellantis ha per lo Stivale. I sindacati per la verità hanno spesso parlato della necessità di raggiungere un milione e tre/ un milione e mezzo di vetture.
NUMERI SEMPRE PIÙ LONTANI DAL TARGET DEL GOVERNO…
Nel 2025 la produzione del Gruppo nel nostro Paese s’è fermata sotto le 380mila unità e basterebbe questa cifra di partenza per intuire quanto sia difficile raggiungere quella indicata dal Mimit e quanto sia persino fantascientifica quella auspicata dalle sigle sindacali. Titolava a gennaio Quattroruote: “La produzione di auto in Italia torna ai livelli di 70 anni fa”. Gli faceva eco Il Sole24Ore: “Stellantis, produzione italiana in calo del 20% nel 2025. Mirafiori unica crescita”.
Anche perché Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, pur restando sul vago in merito alle tante promesse fatte all’Italia una cosa ha voluto specificarla: “non abbiamo mai ufficializzato un milione di vetture” come target produttivo, ha chiarito. Anzi ne ha precisate due, perché in merito a Mirafiori sempre il top manager ha precisato: “Non so dire se raggiungeremo le 100 mila unità. Dipende dalla dinamica di mercato”. Insomma, anche con la 500 ibrida Mirafiori potrebbe procedere col freno a mano tirato. RaiNews peraltro sottolinea che Cappellano ha anche confermato che a Mirafiori non arriverà nessun nuovo modello dei 60 annunciati, più 50 restyling: a Torino si continuerà quindi a produrre solo le 500 ibride ed elettriche.
MIRAFIORI TORNA A CHIEDERE RASSICURAZIONI
Eppure, nei mesi scorsi Stellantis aveva pubblicizzato parecchio la ripartenza dell’hub torinese. “Mirafiori riaccende i motori con la 500 ibrida: 100mila vetture nel 2026 e 400 assunzioni” informava forse peccando d’eccessivo entusiasmo il TGR Piemonte. Era comunque in buona compagnia: “Fiat 500 Hybrid, la rinascita a Mirafiori, oggi riparte tutto, molto di corsa: il prezzo è di 17.000 euro”, riportava Automoto.it. Passato l’entusiasmo per quelle assunzioni che, annotava con un pizzico di malignità il Corriere della Sera, non si vedevano in loco da 30 anni, in città restano i dubbi e le paure: “Un solo modello in più rispetto alla 500 elettrica non basta per evitare il declino di Torino. La città sta morendo” lo sfogo raccolto dall’Ansa di Gianni Mannori, responsabile della Fiom di Mirafiori.
PERSI ORMAI 35MILA POSTI DI LAVORO NELL’INDOTTO
“Intendiamo dire a John Elkann che non vogliamo solo parole, ma auto. La famiglia dimostri che Torino è ancora centrale come lo è stato nel passato”. E, ancora: “La perdita di 500 aziende e 35mila posti di lavoro negli ultimi anni non è solo una statistica, ma una ferita aperta nel nostro tessuto sociale”, l’allarme finora inascoltato tanto dalla dirigenza quanto dal mondo politico delle segreterie provinciali di Fim, Fiom Uilm, insieme a Fismic, Ugl e Quadri. E ovviamente non rassicura ma anzi allarma che Stellantis abbia iniziato a fare scouting nell’indotto piemontese, oggi azzoppato dalla scarsa produzione di Mirafiori, nella speranza che investa in Nord Africa.
Nei giorni scorsi l’ambasciatore dell’Algeria in Italia, Mohamed Khelifi, ha infatti rivelato che la discussa (si teme infatti sia prodromica alla delocalizzazione) operazione di scouting dello scorso 2 febbraio di Stellantis per portare le fabbriche italiane dell’indotto Fiat – in particolare piemontesi – in Algeria, nota come “Stellantis Algeria meets Turin companies” non solo prosegue carsicamente, ma avrà pure un secondo round subito dopo l’estate.
E IL GOVERNO RESTA A GUARDARE?
Sembrano insomma lontani gli anni in cui, indipendentemente dalle dinamiche del mercato, Fiat concordava piani produttivi e persino l’apertura di determinati impianti in zone depresse del Paese con l’esecutivo, che dal canto suo staccava generosi assegni. Anche perché con la Ue gli aiuti di Stato non sono più permessi, benché la pandemia avesse concesso al governo Conte di mettere il cappello della garanzia pubblica su di un prestito da 6,3 miliardi incassati dal Gruppo, che peraltro già in quegli anni aveva iniziato le manovre per il disimpegno dal nostro Paese.
Come scritto in precedenza, di fronte a simili altolà della dirigenza il piano industriale di Filosa conferma di avere ben poco di italiano, soprattutto se si considera che su Maserati, il marchio oggi in maggior crisi, non esistono certezze (anche lì si parla di un rilancio attraverso jv cinesi), che Lancia non sarà più un marchio autonomo ma finirà sotto Fiat e Alfa Romeo oltre a essere stata derubricata a brand regionale (che ha un suo perché, dato che avendo sempre avuto design molto ricercati non ha speranze di esercitare appeal negli Usa) non ha grandi modelli in vista capaci di farla tornare a rivaleggiare con l’Audi.
COME SONO CAMBIATE LE DICHIARAZIONI DI URSO
Resta però da capire se il governo intenderà replicare chiamando il Gruppo all’assunzione degli impegni presi con il Piano Italia o se si accontenterà del progetto E-Car destinato a Pomigliano, uno degli impianti maggiormente impantanati (ha registrato nel 2025 una flessione pari a –21,9% rispetto al 2024, con una produzione complessiva di 131.180 vetture). Quanto agli altri hub, per ora si sa solo che a Melfi è previsto un modello aggiuntivo su piattaforma STLA Medium, mentre ad Atessa arriveranno nuovi van. “Si tratta di progetti che mirano a rafforzare l’utilizzo della capacità produttiva e i volumi”, ha spiegato Cappellano, definendo l’investimento complessivo “molto robusto”.
Ma senza alcun “milione” dato come obiettivo. E qui appunto i sindacati guardano al Mimit. Basta però fare una piccola rassegna stampa delle dichiarazioni di Urso in merito per comprendere come sia cambiata la sua posizione in merito negli ultimi anni. Titolava infatti nel 2023 Il Sole24Ore: “Auto, Urso in pressing su Stellantis: deve produrre 1 milione di auto in Italia”. Appuntava lo scorso aprile Il Mattino Quotidiano: “Piano Stellantis, obiettivo un milione di auto. ‘Dipende dall’Europa’ spiega il ministro Urso”.







