Il premier canadese Mark Carney ha annunciato l’acquisto di una flotta di aerei da sorveglianza Saab GlobalEye per la Royal Canadian Air Force, un passo concreto nella strategia di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti negli acquisti militari.
Basato sul jet executive Bombardier Global 6500 di produzione canadese, il GlobalEye ha prevalso su due concorrenti americani, tra cui un modello Boeing.
L’operazione, che supera i 5 miliardi di dollari canadesi, creerà lavoro per migliaia di canadesi e rafforzerà il controllo sull’Artico, mentre Ottawa continua a valutare il futuro della sua flotta di caccia.
L’ANNUNCIO DI OTTAWA
Ieri, aprendo il salone dell’industria della difesa CANSEC a Ottawa, Carney ha reso ufficiale la decisione.
Come scrive il New York Times, riprendendo un concetto che esprime da mesi, il premier ha dichiarato che “i giorni in cui il 70% di ogni dollaro speso per la difesa andava agli Usa sono finiti”. Tutto ciò avviene dopo che il Canada ha assolto alla promessa di portare la spesa per la difesa al target Nato del 2% del PIL.
Secondo fonti militari, Ottawa punta a sei velivoli per operazioni sia nazionali sia internazionali. La proposta svedese ha battuto il Boeing E-7 Wedgetail, penalizzato da ritardi e aumenti di costi, e l’Aeris X di L3Harris.
Dotato di sensori avanzati e radar di ultima generazione, il sistema è destinato soprattutto al monitoraggio dell’Artico, un territorio enorme su cui il Canada intende ora assumersi piena responsabilità dopo decenni di stretta collaborazione con Washington.
TECNOLOGIA SVEDESE SU PIATTAFORMA CANADESE
Il GlobalEye nasce dall’unione tra l’expertise svedese e l’industria aeronautica canadese: è costruito sulla piattaforma del Bombardier Global 6500, jet di lusso prodotto in Canada.
Come riporta l’Associated Press, il GlobalEye integra radar e sensori Saab in grado di rilevare oggetti a oltre 650 chilometri di distanza, sia in aria sia sulla superficie terrestre o marina, offrendo una consapevolezza situazionale in tempo reale e la capacità di guidare i caccia verso i bersagli.
“Con una suite di sensori e sistemi di missione avanzati, il GlobalEye sarà una risorsa chiave per le Forze Armate canadesi per rilevare e dissuadere minacce nell’Artico”, ha affermato Carney con parole riprese dalla CBC.
BENEFICI ECONOMICI E PRODUZIONE LOCALE
Uno dei punti di forza dell’accordo è il ritorno concreto per l’economia canadese.
Carney ha annunciato che circa 3.000 lavoratori canadesi saranno coinvolti nel progetto e che un terzo della flotta sarà prodotto in loco.
“Questo è un esempio della strategia di difesa e industriale del Canada in azione”, ha detto il premier secondo il New York Times. “Costruisce autonomia strategica, crea posti di lavoro e rafforza la posizione del Canada come leader globale”.
Saab ha già avviato collaborazioni con fornitori canadesi e prevede investimenti in ricerca e sviluppo nel Paese. Il Guardian evidenzia come questa scelta rafforzi i legami con la Svezia, nuovo alleato Nato, e più in generale con i Paesi nordici per la sicurezza artica.
Da Stoccolma è arrivato il plauso del premier svedese Ulf Kristersson: “Il GlobalEye sta già creando posti di lavoro in Canada e collabora con la filiera locale. Questa decisione lega ancora di più le nostre due nazioni”, ha scritto sui social.
IL DIFFICILE CONTESTO CON WASHINGTON
La mossa arriva in un momento di tensioni elevate con gli Stati Uniti. Dazi imposti dall’amministrazione Trump, minacce di annessione e la recente sospensione del Permanent Joint Board on Defense hanno contribuito a creare il clima che ha portato Carney al potere con una linea più assertiva.
Come nota l’Associated Press, i comportamenti dell’amministrazione Trump hanno “infuriato i canadesi” e favorito un clima di confronto serrato con gli Usa.
LA DECISIONE ANCORA APERTA SUI CACCIA USA
L’acquisto dei GlobalEye avviene mentre Ottawa rivede l’ordine per 88 caccia F-35 americani.
Carney ha chiesto una valutazione per verificare la possibilità di ridurre l’acquisto dei jet prodotti dalla Lockheed Martin e integrare il Saab Gripen, che promette produzione e manutenzione in Canada. Il premier ha precisato che le due pratiche procedono separatamente, ma analisti e industria vedono un filo conduttore comune.
Philippe Lagasse, dell’Università Carleton di Ottawa, citato da Reuters, considera il GlobalEye un test significativo della nuova politica. Tuttavia, si aspetta che il Canada mantenga alla fine la maggior parte degli F-35, evitando di frammentare la flotta.
Saab resta comunque in corsa anche per i caccia.






