“Produciamo auto, non parole”. Mentre a Mirafiori si protesta contro Stellantis prendendo di mira negli striscioni appesi ai cancelli del polo produttivo il presidente del Gruppo italofrancese – “Elkann se Torino è centrale ce lo devi dimostrare” -, l’ambasciatore dell’Algeria in Italia, Mohamed Khelifi, aggiunge involontariamente il carico da 90 rivelando che la discussa (si teme infatti sia prodromica alla delocalizzazione) operazione di scouting dello scorso 2 febbraio di Stellantis per portare le fabbriche italiane dell’indotto Fiat – in particolare piemontesi – in Algeria, nota come “Stellantis Algeria meets Turin companies” non solo prosegue carsicamente, ma avrà pure un secondo round subito dopo l’estate.
LE PAROLE DELL’AMBASCIATORE ALLARMANO LA FILIERA ITALIANA
Il diplomatico algerino all’Agenzia Nova ha detto: “Il 7 settembre organizzeremo ad Algeri un secondo round dell’evento di Torino. Dobbiamo aumentare la percentuale di assemblaggio e produzione locale delle vetture con partner italiani”, ha aggiunto spiegando che sono già stati individuati terreni nell’area di Orano destinati a ospitare eventuali aziende italiane interessate a investire nel progetto.
Khelifi assicura che il modello promosso da Algeri “non rappresenta una delocalizzazione”, ma una cooperazione industriale complementare e vantaggiosa per entrambe le economie: “Lavoriamo insieme nell’interesse delle due parti”, ma le mosse di Stellantis in Nord Africa vengono seguite con attenzione da questa parte del Mediterraneo, anche perché nell’ultimo periodo sembrano essersi intensificate.
TUTTI GLI INVESTIMENTI DI STELLANTIS IN NORD AFRICA
Secondo quanto comunicato dalle agenzie di stampa lo scorso mese, Stellantis ha grandi progetti sia per il centro marocchino di Casablanca, sia per lo stabilimento algerino di Tafraoui, nei pressi di Orano – di proprietà del marchio italiano Fiat – mirando in quest’ultimo caso ad aumentare la capacità produttiva annua da 90 a 135 mila veicoli entro il 2028.
Dal suo avvio avvenuto nel dicembre 2023, la produzione è cresciuta molto rapidamente, passando da 17mila unità nel 2024 a 53mila nel 2025. Col nuovo investimento strategico si creeranno a detta del Gruppo italo-francese oltre 1000 posti di lavoro diretti e indiretti e offrirà nuove opportunità ai fornitori e partner industriali algerini, rafforzando l’integrazione locale e lo sviluppo dell’industria automobilistica nazionale. E già la stampa torinese l’ha soprannominata la “Mirafiori di Orano“.
Secondo quanto annunciato in precedenza, Fiat intende commercializzare in Algeria Fiat 500 Hybrid, Fiat 500X, Fiat Tipo, Fiat Doblò, Fiat Scudo e Fiat Ducato: pietra angolare del progetto l’hub di Orano – Tafraoui, che si è aggiudicato la produzione di quattro dei sei modelli, partendo dalla 500 Hybrid e dal Doblò. Il tutto attraverso un investimento iniziale da 200 milioni di euro.
Lo scorso settembre Stellantis Algeria ha presentato la Grande Panda che ha il primato di essere il primo veicolo prodotto localmente in formato Ckd (kit completo di pezzi di ricambio completamente smontati e assemblati in loco) sempre presso lo stabilimento di Tafraoui.
Parallelamente, come si anticipava poco sopra, da tempo Stellantis coltiva progetti ambiziosi pure per il Marocco. Qualche settimana fa erano pure rimbalzate sulla stampa specializzata indiscrezioni che ribadivano come il Paese stia diventando un nuovo hub del principale marchio italiano, affiancandosi se non persino sostituendosi in larga parte agli stabilimenti dell’Europa dell’Est anche per mezzo della possibile realizzazione (tutta da confermare) proprio in Nord Africa di alcune delle prossime vetture Stellantis: le futuribili Fiat Grizzly e Koala.
LE PREOCCUPAZIONI ITALIANE
Tornando in Italia, l’entusiasmo di Stellantis per il Nord Africa stride con il calo costante della produzione degli stabilimenti italiani. Titolava a gennaio Quattroruote: “La produzione di auto in Italia torna ai livelli di 70 anni fa”. Gli faceva eco Il Sole24Ore: “Stellantis, produzione italiana in calo del 20% nel 2025. Mirafiori unica crescita”.
Tali titoli, calati nel reale, si traducono in mesi se non anni di cassa integrazione (nel 2025 Mirafiori ha tagliato il traguardo di 18 anni in cig) e nella desertificazione industriale dei i fornitori germogliati negli anni attorno agli impianti in cui venivano sfornate Fiat, Lancia, Alfa Romeo e Maserati. “La perdita di 500 aziende e 35mila posti di lavoro negli ultimi anni non è solo una statistica, ma una ferita aperta nel nostro tessuto sociale”, l’allarme finora inascoltato tanto dalla dirigenza quanto dal mondo politico delle segreterie provinciali di Fim, Fiom Uilm, insieme a Fismic, Ugl e Quadri.
MIRAFIORI STA RIPARTENDO?
Nei mesi scorsi Stellantis ha pubblicizzato in particolare la ripartenza dell’hub torinese. “Mirafiori riaccende i motori con la 500 ibrida: 100mila vetture nel 2026 e 400 assunzioni” informava forse peccando d’eccessivo entusiasmo il TGR Piemonte. Era comunque in buona compagnia: “Fiat 500 Hybrid, la rinascita a Mirafiori, oggi riparte tutto, molto di corsa: il prezzo è di 17.000 euro”, riportava Automoto.it.
Passato l’entusiasmo per quelle assunzioni che, annotava con un pizzico di malignità il Corriere della Sera, non si vedevano in loco da 30 anni, in città restano i dubbi e le paure: “Un solo modello in più rispetto alla 500 elettrica non basta per evitare il declino di Torino. La città sta morendo” lo sfogo raccolto dall’Ansa di Gianni Mannori, responsabile della Fiom di Mirafiori. “Abbiamo scelto due punti nevralgici: il Museo dell’Auto perché lì ci sono le produzioni del passato, ma noi vogliamo che a Mirafiori si facciano quelle del futuro, e la Porta 5 per dire a Elkann che non vogliamo solo parole, ma auto. La famiglia dimostri che Torino è ancora centrale come lo è stato nel passato”.
Proteste simili si moltiplicano nei vari stabilimenti italiani del Gruppo. A metà marzo le tute bianche, grigie e rosse degli operai Stellantis di Cassino, uno dei poli in maggior difficoltà (a quella data dall’inizio dell’anno aveva collezionato appena 15 giorni di lavoro) avevano interrotto il lavoro per solidarizzare nei confronti di Trasnova e dei colleghi dell’indotto, che non può più aspettare che il Gruppo italofrancese torni a investire in Italia.
INTANTO STELLANTIS FA ALTRI ANNUNCI: E-CAR A POMIGLIANO
L’azienda dal canto suo nelle ultime ore ha provato a replicare annunciando che il progetto E-Car sarà portato avanti dal 2028 a Pomigliano d’Arco che, secondo i dati di Fim-Cisl, nel 2025 ha registrato una nuova inchiodata, pari al 21,9% rispetto ai numeri già poco rassicuranti del 2024, con una produzione complessiva di 131.180 vetture.
Non è dato sapere se la produzione di vetture elettriche di piccole dimensioni, compatte, innovative ed economicamente accessibili sarà risolutiva. I dati di vendita sulle auto a batteria non promettono nulla di buono, ma la situazione da qui a due anni potrebbe mutare. In più il progetto potrebbe ricevere i sussidi da Bruxelles, dato che Ursula von der Leyen ha provato a rilanciare l’industria comunitaria parlando proprio di un piano per le “E-Car”.
SINDACATI POCO ELETTRIZZATI
I rappresentanti dei lavoratori hanno accolto positivamente l’annuncio (. “A regime ciò dovrebbe consentirci di arrivare finalmente alla piena occupazione di tutto il personale”) ma rimangono guardinghi: “Resta il fatto che i tempi sono ancora lunghi e le incognite molteplici, soprattutto rispetto alle ricadute sull’indotto, che ha forte necessità di nuovi carichi di lavoro e di prospettive solide”, scrivono Fim Fiom, Uilm, Fismic, UglM e AqcfR. “Per questo chiediamo un coinvolgimento pieno e continuativo, con un confronto puntuale su ogni fase del progetto e sui suoi effetti occupazionali e industriali”.
I sindacati hanno poi fatto sapere che l’azienda per lo stabilimento di Cassino non è ancora pronta a esporre un piano operativo: “chiediamo un impegno molto forte poiché non accetteremo la dismissione di nessun sito italiano”. La sensazione, insomma, è che si tratti della proverbiale goccia nel mare, ma per conoscere il futuro di tutti gli impianti italiani di Stellantis bisognerà attendere appena 48 ore: il prossimo 21 maggio infatti l’azienda alzerà il sipario sul primo piano industriale dell’era Filosa.




