La tregua nella famiglia Del Vecchio è finita. La tensione nella galassia costruita dal fondatore di Luxottica covava da mesi, ma ora lo scontro è uscito dai salotti familiari ed è approdato nelle aule giudiziarie del Lussemburgo. A portarlo davanti ai giudici è stato Rocco Basilico (a destra nella foto del 2022), figlio di Nicoletta Zampillo – la bis-moglie di Leonardo Del Vecchio – che ha impugnato il via libera all’operazione destinata a portare Leonardo Maria Del Vecchio (a sinistra nella foto), ultimo figlio del patron nato dal matrimonio con la stessa Zampillo, al comando di Delfin, la cassaforte di famiglia. A dare per prima la notizia, l’8 maggio, è stata Bloomberg.
Al centro dello scontro c’è il trasferimento del 25% di Delfin da Luca e Paola Del Vecchio a Leonardo Maria Del Vecchio, operazione approvata dall’assemblea della holding il 27 aprile scorso e destinata a portare l’ultimo figlio del patron dal 12,5% al 37,5% della cassaforte di famiglia. Ma, secondo Rocco Basilico, quella delibera sarebbe stata approvata con una maggioranza insufficiente rispetto a quanto previsto dallo statuto della società lussemburghese.
La vicenda sta facendo riemergere tutte le fragilità di una successione che Leonardo Del Vecchio aveva cercato di blindare distribuendo quote uguali fra gli eredi (del 12,5%) e imponendo quorum quasi unanimi per evitare guerre intestine. A quasi quattro anni dalla morte del fondatore di Luxottica, però, la tregua sembra definitivamente saltata.
LA SCALATA DI LEONARDO MARIA ALLA CASSAFORTE DELFIN
Il protagonista della nuova fase è Leonardo Maria Del Vecchio, classe 1995, noto come Leonardino. È l’ultimo figlio del fondatore di Luxottica, nato dal secondo matrimonio di Leonardo Del Vecchio con Nicoletta Zampillo. Negli ultimi mesi ha costruito un’operazione destinata a cambiare gli assetti della holding di famiglia.
L’accordo prevede l’acquisto delle quote del 12,5% detenute dal fratellastro Luca Del Vecchio e dalla sorellastra Paola Del Vecchio. Luca è figlio di Leonardo Del Vecchio e dell’ex manager Luxottica Sabina Grossi; Paola è invece figlia del primo matrimonio con Luciana Nervo. Attraverso il veicolo Lmdv Fin, Leonardo Maria punta così a salire dal 12,5% al 37,5% di Delfin, diventando il primo socio della holding.
L’operazione è finanziata da un pool composto da Unicredit, e le francesi Crédit Agricole e Bnp Paribas, con un’esposizione complessiva attorno ai 10 miliardi di euro e con le azioni Delfin date in pegno alle banche finanziatrici.
Il closing è previsto entro il 27 giugno, quarto anniversario della morte di Leonardo Del Vecchio. Ma il ricorso di Basilico rischia ora di complicare i tempi e di mettere addirittura in discussione la validità stessa dell’assemblea che ha approvato il riassetto.
CHE COSA CONTESTA BASILICO
Rocco Basilico sostiene che l’assemblea del 27 aprile abbia applicato il quorum sbagliato. In base al ricorso, per il trasferimento delle quote a Leonardo Maria sarebbe stato necessario il consenso di oltre l’88% del capitale, come previsto dallo statuto di Delfin per le cessioni a terzi. In assemblea, invece, sarebbe stata considerata sufficiente una maggioranza del 75%.
La differenza non è tecnica ma decisiva. Basilico possiede infatti il 12,5% della holding e, se fosse stato applicato il quorum rafforzato, il suo voto contrario sarebbe bastato a bloccare l’operazione. Da qui la richiesta presentata ai giudici lussemburghesi di dichiarare nulle le delibere approvate il 27 aprile.
Non è tutto. Basilico contesta anche la modifica della politica sui dividendi approvata nella stessa assemblea. Secondo Bloomberg, la holding avrebbe deliberato una distribuzione minima pari all’80% degli utili netti per il triennio 2025-2027, misura che – secondo il ricorrente – servirebbe ad agevolare Leonardo Maria nel rimborso del debito contratto per finanziare l’acquisizione delle quote dei fratelli. Basilico sostiene inoltre che il tema non fosse inserito nell’ordine del giorno originario dell’assemblea.
LA REPLICA DI DELFIN
Delfin ha reagito immediatamente contestando integralmente il ricorso. In una nota diffusa l’8 maggio, la holding ha sostenuto che “le deliberazioni sono state adottate nel pieno rispetto della normativa applicabile, dello statuto sociale e delle maggioranze richieste”.
Secondo la società, il ricorso di Basilico sarebbe “infondato” e “non idoneo a incidere né sul trasferimento delle quote né sulle delibere regolarmente adottate”. Delfin ha inoltre annunciato che difenderà davanti ai giudici lussemburghesi la piena legittimità delle decisioni approvate dall’assemblea dei soci il 27 aprile.
Anche fonti vicine a Leonardo Maria Del Vecchio, citate dal Giornale (di cui l’imprenditore detiene il 30%), hanno assicurato che “l’operazione andrà avanti comunque”, sottolineando che il riassetto è stato approvato dalla maggioranza degli eredi, sei soci su otto.
LA CONTROFFENSIVA DI LEONARDO MARIA
Il contenzioso, però, non è a senso unico. Leonardino contesta infatti il trasferimento del 12,5% di Delfin da Nicoletta Zampillo al figlio Rocco. In origine Basilico disponeva dell’usufrutto del pacchetto, ma successivamente la madre gli avrebbe ceduto la piena proprietà delle azioni. Su questo passaggio si concentra la contestazione di Leonardo Maria Del Vecchio, che mette in discussione la piena titolarità della quota trasferita da Zampillo a Basilico.
Parallelamente, secondo quanto riportato da MF, Nicoletta Zampillo e Leonardo Maria starebbero definendo un accordo che potrebbe portare al trasferimento al figlio anche del restante 12,5% detenuto dalla vedova del fondatore.
Se l’operazione andasse in porto, Leonardo Maria arriverebbe a controllare direttamente o indirettamente il 50% di Delfin: il 37,5% derivante dall’acquisto delle quote di Luca e Paola più il 12,5% riconducibile alla madre.
LA SUCCESSIONE COSTRUITA DA LEONARDO DEL VECCHIO
Per capire la portata dello scontro bisogna tornare al disegno successorio costruito da Leonardo Del Vecchio insieme al fidato avvocato Sergio Erede. Come si legge oggi nel lungo servizio del Foglio, nel 2017 la cassaforte lussemburghese Delfin venne suddivisa in quote uguali per evitare concentrazioni di potere e garantire equilibrio tra gli eredi.
Nicoletta Zampillo ricevette il 25% della holding, mentre ciascuno dei sei figli del fondatore ottenne il 12,5%: Claudio, Paola e Marisa – nati dal primo matrimonio con Luciana Nervo – Leonardo Maria, nato dal matrimonio con Nicoletta Zampillo, e infine Luca e Clemente, figli della relazione con Sabina Grossi.
La struttura era stata pensata per impedire fughe in avanti. Lo statuto prevedeva infatti quorum elevatissimi, superiori all’88%, sulle decisioni strategiche. Una clausola di quasi unanimità che avrebbe dovuto costringere tutti gli eredi a trovare compromessi. È proprio su questa clausola che oggi si combatte la battaglia giudiziaria.
L’IMPERO DELFIN
La posta in gioco è enorme. Delfin non è soltanto la holding della famiglia Del Vecchio, ma uno dei centri nevralgici del capitalismo italiano ed europeo.
La società controlla circa il 38,4% di EssilorLuxottica, il gigante mondiale dell’occhialeria nato dalla fusione fra Luxottica e la francese Essilor. Possiede inoltre circa il 10% di Generali, il 17,5% di Monte dei Paschi di Siena e il 2,7% di Unicredit. A queste partecipazioni si aggiunge il 28% della società immobiliare francese Convivio.
Attraverso EssilorLuxottica, la famiglia controlla marchi come Ray-Ban, Oakley e Persol e catene distributive come Sunglass Hut e LensCrafters. Negli ultimi anni il gruppo è diventato uno dei principali protagonisti nello sviluppo degli smart glasses grazie alla partnership con Meta, da cui sono nati i Ray-Ban Meta e le nuove linee di AI glasses.
Il valore complessivo dell’impero viene stimato attorno ai 40 miliardi di euro, gran parte dei quali legati alla partecipazione in EssilorLuxottica, che nel 2025 ha registrato ricavi per 28,5 miliardi di euro. Ed è proprio la gestione di questa ricchezza, insieme alla governance della holding, il vero terreno dello scontro.
IL RUOLO DI FRANCESCO MILLERI
In questo quadro familiar-industriale-finanziario, centrale è anche la figura di Francesco Milleri, presidente di Delfin e amministratore delegato di EssilorLuxottica. Manager di fiducia di Leonardo Del Vecchio, Milleri è stato il grande artefice della fusione con Essilor e della trasformazione del gruppo in un colosso globale.
Milleri guarderebbe con favore all’operazione di Leonardo Maria nella convinzione che una leadership più definita possa ridurre la paralisi decisionale che ha caratterizzato Delfin dopo la morte del fondatore.
È pur vero che proprio il rafforzamento di Leonardo Maria rischia anche di modificare gli equilibri che finora hanno retto il sistema costruito dal patron.
DALLA FAMIGLIA ALLARGATA ALLA GUERRA LEGALE
La vicenda ha anche una forte dimensione personale, come emerge dal Foglio. Leonardo Del Vecchio aveva costruito negli anni una famiglia allargata complessa, segnata da relazioni, separazioni e riconciliazioni.
Nicoletta Zampillo, figura chiave della storia recente del gruppo, era stata sposata due volte con il fondatore di Luxottica. Dal primo matrimonio aveva avuto Rocco Basilico con il finanziere Paolo Basilico. Dopo il ritorno di fiamma con Del Vecchio nacque invece Leonardo Maria.
Per anni Rocco e Leonardo Maria sono cresciuti insieme e lo stesso Rocco aveva lavorato in EssilorLuxottica occupandosi della divisione wearable e dei rapporti con Meta per gli smart glasses. Ma negli ultimi anni i rapporti si sono deteriorati, fino all’esplosione del conflitto attuale.
LA VERA PARTITA DIETRO IL RICORSO
Dietro il ricorso lussemburghese non c’è soltanto una questione procedurale. La vera partita riguarda chi guiderà Delfin nei prossimi anni e quale ruolo avrà la holding nei grandi equilibri finanziari italiani.
Negli ultimi anni Delfin è stata uno dei protagonisti del risiko bancario italiano. La holding della famiglia Del Vecchio è salita nel capitale di Generali, Mediobanca, Monte dei Paschi di Siena e Unicredit, diventando uno degli azionisti più influenti del sistema finanziario italiano. Intorno a queste partecipazioni si sono sviluppate alcune delle partite più delicate della finanza italiana: l’offerta di Mps su Mediobanca, il futuro assetto delle Generali – dove il mandato dell’amministratore delegato Philippe Donnet scadrà nel 2028 – e le mosse di Unicredit, salita progressivamente nel capitale del Leone di Trieste. In questo scenario Delfin ha spesso condiviso le posizioni di Francesco Gaetano Caltagirone, sostenendo il fronte critico verso la governance di Generali e Mediobanca e appoggiando più recentemente l’offerta di Montepaschi su Piazzetta Cuccia. Nelle ultime settimane, però, la holding ha votato a favore della lista guidata da Luigi Lovaglio per il rinnovo del cda di Mps, scelta che ha segnato una divergenza rispetto alla posizione del costruttore romano.
Sullo sfondo resta però la questione più delicata: il finanziamento ottenuto da Leonardo Maria Del Vecchio per acquistare le quote dei fratelli. I circa 10 miliardi concessi da Unicredit, Crédit Agricole e Bnp Paribas hanno infatti come garanzia proprio le partecipazioni Delfin, una “spada di Damocle” sulla holding dal momento che le banche finanziatrici hanno ottenuto in pegno le quote al centro del riassetto voluto dall’ultimo figlio del patron.




