Non tutto è come appare. O forse sì, ma solo in parte. Le dimissioni di Fabrizio Palermo dal cda della Monte dei Paschi di Siena, arrivate nella tarda serata di ieri per disaccordi “in materia di governance”, possono essere lette come un nuovo scossone negli equilibri interni della banca. Ma dietro l’uscita del manager – che era stato il candidato ad della lista del cda uscente sfidando Luigi Lovaglio e la lista Plt, poi risultata vincitrice – si intravedono anche dinamiche più articolate. Anche perché, nei meccanismi del board, l’uscita apre la porta all’ingresso di Alessandro Caltagirone, figlio di Francesco Gaetano.
TRA MOTIVAZIONI FORMALI E CLIMA NEL CDA
La versione ufficiale resta quella consegnata al mercato. Fabrizio Palermo, consigliere indipendente e componente del comitato per le operazioni con parti correlate, ha lasciato l’incarico con effetto immediato per mancata condivisione delle “recenti determinazioni in materia di governance”.
Una formula che dice molto e allo stesso tempo poco. Perché, dietro, si muove un contesto più teso di quanto sembri. I giorni scorsi erano stati segnati da frizioni sul ruolo dei consiglieri di minoranza e sulla gestione dei flussi informativi.
Secondo quanto emerso da fonti finanziarie citate da Adnkronos, uno dei nodi riguarda i dossier Consob legati ad attività e autorizzazioni della precedente gestione: documenti richiesti ma non messi a disposizione, o comunque non condivisi in modo ritenuto adeguato.
Il punto, più che tecnico, è di equilibrio interno. Palermo avrebbe maturato l’idea di non poter esercitare pienamente il proprio ruolo: scarso accesso alle informazioni, limitato coinvolgimento nei comitati, processi decisionali fortemente accentrati. Una linea che, sempre secondo le ricostruzioni, non sarebbe stata isolata ma condivisa anche da altri esponenti della minoranza.
IL NODO DEI COMITATI E IL PASSAGGIO VIVALDI
Per capire la portata delle tensioni bisogna guardare alla costruzione dei comitati endoconsiliari, passaggio chiave dopo l’assemblea di aprile e dopo che l’ad Lovaglio e il presidente Bisoni non avevano voluto concedere alla minoranza nessuna vicepresidenza.
Qui si è definita la vera geografia del potere. La maggioranza ha mantenuto il controllo delle posizioni più rilevanti, mentre alla minoranza sono stati riconosciuti spazi circoscritti. Una convivenza che, più che pacificata, appare come una tregua operativa.
Dentro questo equilibrio si inserisce anche il caso Carlo Vivaldi. La sua decadenza, legata all’incompatibilità con l’incarico in Banca Mediolanum, ha rappresentato uno dei momenti più delicati nella fase di avvio del nuovo cda.
Ma più che chiudere una partita, quel passaggio ne ha aperte altre. Perché ha rimesso in moto il meccanismo delle sostituzioni e, con esso, la possibilità di ridefinire – almeno in parte – i rapporti di forza all’interno del consiglio.
NUOVI INGRESSI ED EQUILIBRI CHE SI RIDISEGNANO
A questo punto la partita si sposta su un altro piano. Al posto di Vivaldi dovrebbe entrare Gianluca Brancadoro, giurista con una solida esperienza nel mondo bancario e finanziario. Un profilo tecnico, ma con legami professionali – come la consulenza per Acea – che lo collocano in un perimetro vicino all’area Caltagirone.
Per la casella lasciata libera da Palermo, invece, la lista conduce ad Alessandro Caltagirone. Un ingresso che, se confermato, avrebbe un valore che va oltre il semplice avvicendamento.
Il gruppo Caltagirone è uno degli azionisti di peso della banca senese e continua a muoversi su più piani. Peraltro, il legame con Acea è emblematico: Caltagirone ne detiene il 5,45%, mentre Palermo ne è amministratore delegato e si avvia verso una possibile riconferma nel nuovo cda che sarà votato all’assemblea del 3 giugno.
GENERALI SULLO SFONDO DELLA PARTITA
C’è poi un altro livello, meno visibile ma decisivo. Fabrizio Palermo resta consigliere di amministrazione di Generali, dove è espressione della lista di minoranza sostenuta proprio dal gruppo Caltagirone e dove presiede il comitato per le operazioni con parti correlate.
Un ruolo che pesa. Anche perché Generali è uno snodo centrale nella più ampia partita finanziaria che ruota attorno a Mediobanca. Piazzetta Cuccia è una pedina importante nello scacchiere di Mps. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio spinge per accelerare sulla fusione, mentre gli equilibri nel cda restano in evoluzione.







