Skip to content

inverter

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Gli inverter cinesi per i pannelli solari sono un rischio alla sicurezza?

La Commissione europea ha bloccato i fondi per le importazioni dalla Cina di inverter, dispositivi fondamentali per l'utilizzo di pannelli solari e turbine eoliche. Bruxelles teme che rappresentino un rischio per la sicurezza nazionale, ma l'Unione è dipendente dai componenti cinesi.

La Commissione europea ha bloccato, con effetto dal 1 novembre prossimo, i fondi per le importazioni di inverter cinesi per ragioni di sicurezza: teme che questi dispositivi elettronici – fondamentali per la connessione alla rete elettrica dei pannelli solari e delle turbine eoliche – possano venire sfruttati da Pechino per sottrarre dati sensibili oppure per disattivare gli impianti energetici e causare dei blackout.

COSA FANNO GLI INVERTER E COSA HANNO SCOPERTO GLI AMERICANI

La Cina è la maggiore produttrice al mondo di inverter, delle “scatolette” che hanno il compito di convertire la corrente e di variare la frequenza dell’output energetico dei pannelli fotovoltaici in modo da allinearla ai valori richiesti dal sistema elettrico. Già un anno fa le autorità statunitensi avevano trovato degli apparecchi di comunicazione sospetti, cioè non segnalati nelle documentazioni tecniche, all’interno di alcuni inverter di produzione cinese.

LE PAROLE DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Per motivare il blocco ai fondi, Siobhan McGarry, una portavoce della Commissione europea, ha spiegato che degli attori stranieri potrebbero sfruttare gli inverter per manipolare le reti energetiche dell’Unione e ottenere “un accesso non autorizzato ai dati operativi. In pratica”, ha aggiunto, “ciò potrebbe comportare lo spegnimento a distanza delle reti degli stati membri, causando blackout su scala nazionale. Data la gravità di queste minacce, la Commissione sta intervenendo”.

SI PUÒ FARE A MENO DEGLI INVERTER CINESI?

La Cina non è soltanto la maggiore produttrice di celle e pannelli solari, ma anche di inverter: controlla più della metà del mercato mondiale di questi dispositivi e l’Unione europea ne è dipendente. Secondo lo European Solar Manufacturing Council, un’associazione di categoria, oltre 200 gigawatt di capacità produttiva di energia solare a livello comunitario sono legati a inverter costruiti in Cina.

Le maggiori aziende produttrici di inverter sono Huawei e Sungrow. I paesi europei potrebbero rivolgersi a fornitori alternativi in Giappone e in Corea del sud, ma ciò farebbe salire i costi dei progetti fotovoltaici. Si tratterebbe però di un aumento minimo, secondo la Commissione europea: meno del 2 per cento, anche considerato che gli inverter valgono il 5 per cento del costo totale delle installazioni solari di grossa taglia (utility-scale).

ANCHE LE TURBINE EOLICHE CINESI SONO UNA MINACCIA ALLA SICUREZZA?

A marzo il governo del Regno Unito ha detto che le turbine eoliche dell’azienda cinese Ming Yang – una delle più grandi al mondo in questo settore – rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale e che di conseguenza non ne appoggerà l’utilizzo negli impianti in mare.

Già l’Istituto tedesco per la difesa e gli studi strategici, in un rapporto commissionato dal ministero della Difesa della Germania, considerava Ming Yang rischiosa. Nel documento veniva spiegato che la Cina potrebbe utilizzare i propri generatori eolici come come un mezzo di pressione economica (rallentando volontariamente lo sviluppo di progetti energetici), come un’arma (disattivando da remoto gli impianti per colpire la generazione elettrica di un paese) o come uno strumento di spionaggio (attraverso la raccolta di dati sensibili tramite i software di controllo delle turbine).

I dispositivi di Ming Yang sono presenti anche in Italia e l’azienda collabora a diversi progetti in Puglia e in Sicilia con Renexia, società di energie rinnovabili controllata dal gruppo Toto.

Torna su