Il governo del Regno Unito ha detto che le turbine eoliche dell’azienda cinese Ming Yang, una delle più grandi al mondo in questo settore, rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale: di conseguenza, non ne appoggerà l’utilizzo negli impianti offshore, in mare. I dispositivi di Ming Yang sono presenti anche in Italia e l’azienda collabora a diversi progetti in Puglia e in Sicilia con Renexia, società di energie rinnovabili controllata dal gruppo Toto.
IL GOVERNO BRITANNICO (E NON SOLO) CONTRO MING YANG
Non è chiaro esattamente quali siano i rischi per la sicurezza nazionale associati all’utilizzo delle turbine eoliche di Ming Yang. L’esecutivo britannico è stato vago: ha dichiarato che, a seguita di “un’attenta valutazione”, non può avallare l’uso delle turbine di Ming Yang “nei progetti eolici offshore del Regno Unito”. Un portavoce del governo ha aggiunto che “agiremo sempre per tutelare la nostra sicurezza nazionale e ci impegniamo a rafforzare e privilegiare catene di approvvigionamento per l’eolico offshore resilienti e sostenibili”.
Ming Yang è una società privata, non statale, ma l’influenza del Partito comunista cinese sulle imprese è comunque molto forte. Già l’Istituto tedesco per la difesa e gli studi strategici, in un rapporto commissionato dal ministero della Difesa della Germania, considerava l’azienda un rischio per la sicurezza nazionale. Nel documento veniva spiegato che la Cina potrebbe utilizzare i propri generatori eolici come come un mezzo di pressione economica (rallentando volontariamente lo sviluppo di progetti energetici), come un’arma (disattivando da remoto gli impianti per colpire la generazione elettrica di un paese) o come uno strumento di spionaggio (attraverso la raccolta di dati sensibili tramite i software di controllo delle turbine).
UNA FABBRICA IN SCOZIA
Lo scorso ottobre Ming Yang aveva annunciato un investimento di 1,5 miliardi di sterline per l’apertura di una fabbrica in Scozia, nel porto di Ardersier, dedicata alla costruzione di turbine destinate ai parchi eolici offshore nel Regno Unito, nel resto d’Europa e in altri mercati. È probabile che questo stabilimento non verrà più realizzato, vista la posizione del governo britannico – che ha subìto le pressioni degli Stati Uniti – nei confronti dell’azienda.
LA REAZIONE DI MING YANG
Ming Yang si è detta “delusa” dalla decisione del governo britannico di non consentire l’utilizzo della sua “tecnologia all’avanguardia”, aggiungendo che continuerà a dialogare con le autorità e che potrebbe riprendere i propri progetti qualora la politica dovesse cambiare.
Le turbine di Ming Yang si sarebbero potute rivelare utili per lo sviluppo di una nuova tecnologia per l’eolico in mare, detta floating (“galleggiante”), di cui si parla nella strategia industriale della Scozia: la regione possiede un potenziale di sviluppo dell’eolico offshore per 40 gigawatt, di cui 25 GW di eolico galleggiante.
LA SCOZIA PROTESTA CONTRO IL GOVERNO CENTRALE
Il governo scozzese, infatti, era favorevole all’investimento di Ming Yang nel porto di Ardersier per i suoi impatti positivi sull’occupazione. La vice-prima ministra della Scozia, Kate Forbes, ha dichiarato che “la sicurezza nazionale è ovviamente importante e va rispettata, ma è deplorevole che il governo britannico non abbia spiegato con precisione quale sia il problema con Ming Yang. Quello che è chiaro è che il Partito laburista sta già mettendo a dura prova il settore oil & gas scozzese, frenando gli investimenti e causando la perdita di posti di lavoro”.
IL RUOLO DI VESTAS
A Ming Yang, però, potrebbe subentrare la società danese Vestas, che sta discutendo con le autorità britanniche e scozzesi in merito a un investimento di 250 milioni di euro per una fabbrica di turbine eoliche offshore in Scozia. Ma l’azienda non ha ancora preso una decisione, spiegando che l’investimento dipenderà dalla quantità di ordini che riceverà per i suoi generatori e dalle sovvenzioni statali.
CHE COMBINA MING YANG IN ITALIA?
Ming Yang è già attiva in Italia e punta ad accrescere la sua posizione: ad esempio, sta lavorando assieme a Renexia alla costruzione di una fabbrica di turbine eoliche da 500 milioni che sorgerà in Puglia, a Taranto.
Ming Yang aveva già fornito a Renexia dieci turbine per il parco eolico offshore “Beleolico” a Taranto, ultimato nel 2022. Le due società collaborano anche allo sviluppo di Med Wind, un parco eolico galleggiante in Sicilia: dotato di 156 turbine per una potenza di 2,8 GW, è stato descritto come il più grande impianto del suo genere nel mar Mediterraneo.
Taranto, però, è un’importante postazione militare per la Marina italiana. L’Istituto tedesco per la difesa e gli studi strategici spiegava che le società cinesi potrebbero sfruttare i software di controllo delle turbine per prelevare i dati raccolti dai numerosi radar presenti nei parchi eolici: si tratta una vulnerabilità notevole, specialmente – appunto – se questi impianti si trovano in prossimità di aree sensibili come le basi militari.







