Tra brevetti in scadenza che si sgretolano più rapidamente del previsto, nuove terapie oncologiche che reggono la crescita e acquisizioni miliardarie a fare da cuscinetto strategico, Novartis, AstraZeneca e GSK chiudono il primo trimestre con traiettorie divergenti: chi sotto pressione per l’erosione dei generici, chi sostenuto dall’oncologia, chi in accelerazione tra vaccini e farmaci specialistici.
NOVARTIS, TRA “PATENT CLIFF” E CROLLO DI ENTRESTO
Novartis ha archiviato il primo trimestre con un utile operativo core e ricavi inferiori alle attese, colpita soprattutto dal forte calo delle vendite del suo farmaco cardiovascolare Entresto, dopo l’ingresso dei generici negli Stati Uniti. Il gruppo, scrive Reuters, ha registrato vendite nette pari a 13,1 miliardi di dollari contro i 13,4 miliardi attesi, mentre l’utile operativo core è sceso del 12% a 4,9 miliardi di dollari, a fronte dei 5,1 miliardi previsti dagli analisti.

Il peso della concorrenza generica si riflette in particolare su Entresto, le cui vendite sono crollate del 42% a 1,31 miliardi di dollari, sotto le stime di 1,37 miliardi. Il farmaco che, stando a Reuters, rappresentava circa il 14% delle vendite annuali, ha visto l’esclusiva brevettuale negli Stati Uniti scadere lo scorso anno e si prepara ora a perdere protezione anche in Europa da novembre, mentre altri farmaci blockbuster – Cosentyx, Kesimpta e Kisqali – perderanno la protezione brevettuale nei primi anni 2030.
La pressione, osserva il Financial Times, si estende anche ad altri asset storici: Promacta ha registrato un calo del 66% delle vendite e Tasigna del 59%. La società ha inoltre indicato che la concorrenza dei generici su Entresto comporterà una riduzione attesa di circa 4 miliardi di dollari sulle vendite annuali.
UTILE E RICAVI IN FLESSIONE
Sul fronte della redditività, Bloomberg scrive che il core operating income è sceso del 12% a 4,9 miliardi di dollari anche rispetto alle attese di 5,18 miliardi, mentre i ricavi hanno segnato la prima flessione in quasi due anni. L’utile per azione core, aggiunge il Ft, si è attestato a 1,99 dollari, in calo del 13%.
Il direttore finanziario, Mukul Mehta, ha dichiarato che i risultati sono in linea con le attese interne e ha indicato un miglioramento nella seconda metà dell’anno, osservando che in Europa “il calo delle vendite dei farmaci di marca verso i generici non segue una curva così ripida come negli Stati Uniti”. La società mantiene la guidance di crescita a bassa singola cifra per il 2026 e un lieve calo dell’utile operativo core.
SU COSA PUNTA NOVARTIS
Per compensare l’impatto delle scadenze brevettuali, Novartis ha chiuso una serie di accordi, tra cui l’acquisizione da 12 miliardi di dollari di Avidity Biosciences, la più grande operazione degli ultimi dieci anni. Il gruppo ha inoltre investito 1,4 miliardi in Tourmaline Bio, biotech focalizzata sulle malattie cardiovascolari, e siglato accordi fino a 3,1 miliardi con Anthos Therapeutics, attiva nello sviluppo di farmaci cardiaci, e fino a 1,7 miliardi con Regulus Therapeutics, specializzata in malattie renali.
In Cina, ha avviato una collaborazione con Argo Biopharma potenzialmente del valore fino a 5,2 miliardi di dollari nel settore cardiovascolare.
I RISULTATI (OLTRE LE STIME) DI ASTRAZENECA
AstraZeneca, invece, ha superato le aspettative su vendite e utili nel primo trimestre, sostenuta dalla domanda dei farmaci oncologici e da una crescita geografica equilibrata tra Stati Uniti e Cina.
L’utile per azione core, scrive Reuters, è salito a 2,58 dollari, contro i 2,54 attesi, mentre i ricavi sono aumentati dell’8% a 15,29 miliardi di dollari a cambi costanti.

L’ONCOLOGIA FA DA TRAINO, MA MANCA UN FARMACO CONTRO L’OBESITÀ
Il gruppo guidato da Pascal Soriot, impegnato nell’obiettivo di 80 miliardi di dollari di vendite annuali entro il 2030, ha rafforzato il portafoglio oncologico come principale motore di crescita. Il farmaco per il tumore al seno Enhertu ha generato 831 milioni di dollari nel trimestre, superando ampiamente le attese degli analisti fissate a 324 milioni.
La solidità dell’oncologia, osserva Bloomberg, è stata accompagnata da una crescita di prodotti come Imfinzi, mentre i nuovi trattamenti continuano a sostenere la pipeline.
Tuttavia, il portafoglio cardiovascolare e metabolico ha registrato una contrazione delle vendite, in attesa di nuovi sviluppi nel segmento obesità e gestione del peso.
Tra le iniziative strategiche, il gruppo ha siglato un accordo fino a 18,5 miliardi di dollari con il gruppo cinese CSPC Pharmaceutical Group per accedere a tecnologie peptidiche a lunga durata d’azione, in un mercato competitivo guidato da Eli Lilly e Novo Nordisk. Inoltre, il Ceo ha evidenziato la crescita del programma GLP-1 sperimentale elecoglipron, entrato nella fase finale dei test clinici.
GSK, TRA VACCINI RECORD E SPINTA DEI FARMACI SPECIALISTICI
Anche GSK ha riportato utili e ricavi del primo trimestre superiori alle attese, secondo Reuters, con vendite pari a 7,63 miliardi di sterline contro i 7,58 miliardi stimati, mentre l’utile core per azione è stato di 46,5 pence rispetto ai 43,3 attesi.
La crescita è stata sostenuta soprattutto dalla forte domanda di farmaci respiratori, vaccini e soprattutto medicinali specialistici per HIV, oncologia e immunologia.
Il portafoglio, ricorda Bloomberg, include prodotti come Jemperli per il tumore dell’endometrio e Apretude per la prevenzione dell’HIV, con una crescita attesa a doppia cifra bassa per l’intero anno. Inoltre, Shingrix, vaccino contro l’herpes zoster, ha raggiunto vendite record di 1,03 miliardi di sterline, ben oltre gli 851 milioni previsti, trainato dalla domanda in Europa e dal lancio di una siringa preriempita negli Stati Uniti.
Tuttavia, il comparto vaccini resta esposto a incertezze regolatorie e politiche negli Stati Uniti, dove le dinamiche sull’immunizzazione stanno evolvendo.

OBIETTIVI, ACQUISIZIONI E PROGETTI
Il nuovo Ceo Luke Miels, alla guida del gruppo dopo Emma Walmsley, ha definito prioritaria l’accelerazione della ricerca e sviluppo, mentre l’azienda, precisa Reuters, punta a superare i 40 miliardi di sterline di ricavi entro il 2031, contro le stime degli analisti di circa 35 miliardi.
Sul fronte strategico, GSK ha acquisito Rapt Therapeutics per 2,2 miliardi di dollari e ha concluso un’operazione su un farmaco per l’ipertensione polmonare, rafforzando la pipeline immunologica e infiammatoria.
Infine, l’azienda ha indicato che la spesa per lo sviluppo di nuovi farmaci crescerà più rapidamente delle vendite, con l’avvio previsto di 10 studi clinici in fase avanzata nel corso dell’anno.







