Capita che Davide vinca contro Golia. È quello che è successo alla “piccola” Plt Holding di Pierluigi Tortora, la cui lista per il cda, con Luigi Lovaglio come amministratore delegato, ha avuto la meglio su quella del consiglio uscente sostenuta dal Golia rappresentato dal gruppo Caltagirone. La famiglia Tortora possiede infatti, tramite i suoi azionisti e le sue controllate, circa l’1,2% del capitale di Monte dei Paschi di Siena.
Piccola, si fa per dire. Perché dietro quella quota c’è un gruppo che negli anni ha costruito una presenza industriale e finanziaria articolata, con un valore complessivo stimato attorno a 1,3 miliardi – secondo le stime di Mf/Milano Finanza – e attività che spaziano dall’energia alle operazioni immobiliari, fino alla finanza e all’intelligenza artificiale. È da qui che si spiega come un imprenditore relativamente defilato rispetto ai grandi salotti della finanza sia riuscito a incidere in modo così netto nella governance di una banca sistemica come Mps.
DALLE MUNICIPALIZZATE ALLE RINNOVABILI
Pierluigi Tortora è un ingegnere civile, laureato a Bologna nel 1981, con una lunga prima parte di carriera nel mondo delle utility locali. Dopo le esperienze iniziali nel gas e nel teleriscaldamento, la svolta arriva nel 1997 con la nomina a direttore generale di Acam, oggi confluita in Iren, di cui diventa amministratore delegato dal 2001 al 2007. È in questa fase che costruisce il suo profilo manageriale, prima di passare all’imprenditoria.
La vera ascesa avviene negli anni successivi, quando insieme alla famiglia entra nel business delle energie rinnovabili. Tortora inizia ad acquistare e sviluppare parchi eolici e fotovoltaici in Italia, Spagna e Stati Uniti, in particolare in Texas, costruendo progressivamente un portafoglio significativo in un settore caratterizzato da tempi autorizzativi lunghi e forte intensità di capitale.
IL SALTO CON PLT ENERGIA E L’ACCORDO CON PLENITUDE
Il momento di maggiore espansione arriva con Plt Energia, il braccio operativo del gruppo, che nel 2024 realizza l’operazione che ne consacra la crescita: la cessione di asset a Eni Plenitude per una cifra vicina al miliardo di euro e una capacità installata superiore ai 400 megawatt. Dopo la cessione, il gruppo ha rapidamente ricostruito una pipeline di nuovi progetti, continuando a espandersi nel settore delle rinnovabili sia in Italia sia all’estero.
Plt Energia resta oggi il cuore industriale, con sviluppo di impianti eolici, fotovoltaici e sistemi di accumulo (Bess) e una pipeline che punta a superare 1 gigawatt di capacità installata entro il 2031.
LA HOLDING DI FAMIGLIA (CON LA SECONDA GENERAZIONE AL COMANDO)
Attorno a questa piattaforma, Tortora ha costruito una holding – Plt Holding – che coordina le partecipazioni e gestisce le attività finanziarie e strategiche, con una compagine che resta saldamente familiare e vede un ruolo sempre più rilevante della seconda generazione: una delle figlie, Eleonora, è infatti attivamente coinvolta nel gruppo, dove ricopre incarichi operativi tra finanza e relazioni con gli investitori.
La governance si sviluppa lungo un asse familiare allargato, che include anche il marito Stefano Marulli. Eleonora detiene la quota di maggioranza della holding, con circa il 51% del capitale, mentre Pierluigi Tortora e la moglie Elisabetta hanno partecipazioni rispettivamente intorno al 26% e al 17%, e Carlo Corradini una quota di circa l’1,5% (quello stesso Corradini che ora siede nel cda di Mps). Nella governance della società figurano lo stesso Pierluigi Tortora come presidente del consiglio di amministrazione, mentre Eleonora Tortora e Corradini siedono nel board come consiglieri.
DAL REAL ESTATE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Il perimetro si è progressivamente allargato. Oltre all’energia, il gruppo è entrato nel real estate con Plt Tower, impegnata nello sviluppo di una torre residenziale a Dubai, e ha avviato una nuova linea di business nell’intelligenza artificiale con Plt AI, sviluppata anche attraverso una partnership con la società tedesca Backwell Tech. Accanto a queste attività si muove anche una componente finanziaria tipica di un family office, con allocazione del capitale e investimenti mirati.
L’INGRESSO NELLA PARTITA MPS
È questo insieme di attività che spiega perché la “piccola” Plt Holding sia in realtà un soggetto con una capacità di influenza ben superiore al peso azionario espresso in Mps. Ed è su questa base che Tortora decide di entrare nella partita per il rinnovo del consiglio della banca senese. “Io non ho mai cercato lo scontro, perché non è una vittoria dell’uno contro l’altro. Abbiamo presentato una lista aperta al mercato nell’esclusivo interesse della banca, perché l’istituto sta sopra gli azionisti”, ha spiegato lo stesso Tortora in un’intervista a Radiocor .
I NUMERI E I PROTAGONISTI DELLA VITTORIA
Il risultato dell’assemblea Mps è noto: la lista Plt ottiene il 49,95% dei voti, contro il 38,79% della lista del cda uscente sostenuta dall’area Caltagirone, conquistando la maggioranza relativa e 8 seggi in consiglio. Decisivo è il sostegno di Delfin e Banco Bpm, che contribuiscono a ribaltare gli equilibri, mentre il Mef resta fuori dal voto.
È su questa base che prende forma il nuovo consiglio di amministrazione, in cui – accanto a Luigi Lovaglio e al presidente designato Cesare Bisoni – siedono, per la componente espressione della lista Plt, Flavia Mazzarella, Livia Amidani Alberti, Massimo Di Carlo, Patrizia Albano, Carlo Corradini e Paola Leoni Borali.
Una squadra che presenta diversi legami con Cassa depositi e prestiti: Mazzarella è stata presidente del comitato parti correlate di Cdp, Amidani Alberti è in Cdp Venture Capital, Di Carlo ha ricoperto incarichi nella Cassa, mentre Corradini è stato presidente del collegio sindacale di Cdp.
Tra i profili più significativi c’è, appunto, Corradini, che oltre a sedere nel cda è anche socio della holding Plt con una quota intorno all’1,5%.
LE SMENTITE SU GRILLI, DELFIN E BPM
Non sono mancate, nei giorni precedenti all’assemblea, ricostruzioni e retroscena. In particolare, il Giornale ha scritto che ad “attivare” la discesa in campo di Tortora sarebbe stato l’ex ministro dell’Economia, e attuale presidente di Mediobanca, Vittorio Grilli. Una versione che l’imprenditore ha però smentito in modo esplicito: “A me non risulta. Ci siamo incontrati con Grilli a inizio anno, perché ho sentito il dovere di andarlo a salutare dopo che si era insediato in Mediobanca. È stato un gesto di cortesia, non avevo certo in mente di presentare una lista per Mps, era prematuro”.
Allo stesso modo, Tortora ha respinto le ipotesi di contatti preventivi con altri grandi soci che hanno poi sostenuto la sua lista. “Io non ho parlato con nessun investitore. Delfin sono convinto che abbia preso una decisione al suo interno per delle motivazioni… Banco Bpm, per me è stata una piacevole sorpresa”.
MEDIOBANCA, IL VERO OBIETTIVO
Ma la posizione di Tortora si inserisce anche nel quadro più ampio del progetto industriale di Mps, in particolare sul dossier Mediobanca. “Scommetto sulla maxi banca che nascerà dalle nozze tra Mps e Mediobanca”, aveva già detto qualche settimana fa, aggiungendo che si tratterebbe di “un modello di banca internazionale, alla Jp Morgan”.
UNA PARTITA CHE CONTINUA
Alla fine, il risultato va oltre la singola assemblea. Con una partecipazione limitata ma una strategia efficace, Tortora è riuscito a entrare da protagonista in una delle partite più rilevanti della finanza italiana recente. Il terreno di gioco ora si sposta in Mediobanca e, forse, in Banco Bpm.





