Banco Bpm rinnova il consiglio di amministrazione nel segno della continuità: l’assemblea ha premiato la lista del cda uscente e confermato i vertici, con Massimo Tononi presidente e Giuseppe Castagna amministratore delegato. Ma dietro i numeri si intravedono nuovi equilibri tra soci, l’attivismo della francese Credit Agricole, il dossier Mps e un risiko che apre una nuova fase.
I NUMERI DELL’ASSEMBLEA E LA CRESCITA DI CRÉDIT AGRICOLE
Alla riunione hanno partecipato circa 20mila soci, rappresentativi di 1.128.083.640 azioni, pari al 74,45% del capitale sociale. Un’affluenza elevata che accompagna una fase in cui anche gli equilibri azionari si stanno muovendo: Crédit Agricole ha infatti rafforzato la propria posizione, salendo dal 20,1% al 22,8% del capitale e consolidando il ruolo di primo azionista.
Nel voto per il rinnovo del consiglio, la lista del cda uscente ha ottenuto il 58,87% delle preferenze (pari al 43,82% del capitale), distanziando la lista presentata da Crédit Agricole, ferma al 30,9% (23,01% del capitale), mentre la lista di Assogestioni si è attestata attorno all’8% (5,9% del capitale). Ne deriva una composizione del board che assegna 10 consiglieri alla lista del cda, quattro alla lista francese e uno ai fondi.
IL NUOVO CDA TRA CONTINUITÀ E PRESENZA FRANCESE
La maggioranza del nuovo consiglio resta in capo alla lista del cda uscente, che oltre ai vertici esprime Marina Mantelli, Francesco Mele, Alberto Oliveti, Eugenio Rossetti, Silvia Stefini, Luigia Tauro, Costanza Torricelli e Giovanna Zanotti. È questo il blocco che garantisce la continuità gestionale, sotto la guida di Castagna e Tononi.
Accanto a questo blocco, la lista di Crédit Agricole porta in consiglio quattro rappresentanti, tra cui Frédéric Marie de Courtois d’Arcollières – ex direttore generale delle Generali e oggi nel top management di Axa – e Domenico Siniscalco, ex ministro dell’Economia, segnando una presenza sempre più strutturata del gruppo francese nella governance.
Completa il quadro la lista di Assogestioni, con Giampiero Massolo, attuale presidente di Mundys ed ex numero uno di Fincantieri, nonché ex capo del Dis: una figura di peso con un profilo istituzionale rilevante.
BANCO BPM E IL NODO MPS
È su questa architettura che si innesta il vero tema politico-industriale: il ruolo di Banco Bpm nel dossier Monte dei Paschi di Siena. La recente affermazione di Luigi Lovaglio nel cda di Mps viene letta anche alla luce dei rapporti con Piazza Meda e delle possibili evoluzioni del sistema. Banco Bpm resta uno degli snodi potenziali di qualsiasi operazione su Siena, sia in chiave di aggregazione diretta sia come parte di combinazioni più complesse.
TRA POLITICA E IPOTESI DI TERZO POLO
Inevitabili le letture politiche: sullo sfondo affiora un possibile intreccio tra le scelte di Banco Bpm e gli equilibri della maggioranza di governo, con al centro il Mef di Giancarlo Giorgetti e la Lega. In questo quadro prende forma anche l’ipotesi di un terzo polo bancario costruito attorno a un’integrazione tra Monte dei Paschi e Banco Bpm, uno scenario che secondo taluni trova da tempo una sponda politica.
Castagna ha cercato di raffreddare questa chiave di lettura, sottolineando che il voto di Bpm per la lista Plt – e quindi per Luigi Lovaglio – “non è stata una scelta di schieramento ma di logica industriale”, rivendicando un approccio orientato alla creazione di valore. Una presa di distanza che però non ha spento le suggestioni.
IL DOSSIER ANIMA E I RAPPORTI CON SIENA
Il nodo Mps si riflette direttamente anche sul dossier Anima. Il voto su Lovaglio viene letto infatti come una scelta di continuità che ha prodotto risultati positivi anche per i partner industriali di Siena, tra cui la stessa Banco Bpm, che distribuisce i fondi della controllata Anima Sgr nella rete dell’istituto senese. Un intreccio che rende il tema tutt’altro che marginale nelle prospettive di sistema.
LE MOSSE DI CRÉDIT AGRICOLE E GLI SCENARI DI SISTEMA
Il fattore francese, poi, proietta la vicenda su un piano più ampio. L’aumento della quota di Crédit Agricole e la presenza qualificata nel cda alimentano le ipotesi su una strategia di lungo periodo del gruppo transalpino in Italia: non più solo partecipazione, ma possibile ridefinizione degli assetti.
Gli scenari si muovono su più livelli. Da un lato, l’attenzione si concentra sull’integrazione tra Mps e Mediobanca, un’operazione che – anche per i riflessi su Generali – ridisegnerebbe profondamente gli equilibri del credito e della finanza italiana.
Dall’altro, proprio nel perimetro Mps-Bpm, prende forma un’ipotesi ancora più articolata: Crédit Agricole potrebbe valutare di ridurre o addirittura azzerare la propria partecipazione in Banco Bpm in cambio di una quota della rete distributiva di Siena e Piazza Meda.
Un’operazione di scambio che trasformerebbe la presenza francese da quota azionaria a presidio industriale diretto sul territorio.
UN EQUILIBRIO ANCORA IN MOVIMENTO
In questo contesto, il voto dell’assemblea Bpm assume un significato che va ben oltre la semplice nomina del cda. La conferma del vertice garantisce continuità operativa, ma la composizione del consiglio riflette un equilibrio più complesso, in cui la maggioranza del management convive con una presenza francese rafforzata.
Banco Bpm si trova così al centro di un crocevia. Da un lato, la necessità di portare avanti una strategia industriale autonoma, come rivendicato da Castagna. Dall’altro, le pressioni – di mercato, politiche e internazionali – che spingono verso una nuova fase di consolidamento. Il risiko bancario è tornato. E questa volta, più che mai, passa da Piazza Meda.







