Negli Stati Uniti si è aperta di nuovo la stagione di caccia all’Honda bianca, che non è né una specie particolarmente pregiata per i cacciatori né un’onda ambita dagli appassionati del surf, ma un problema ricorrente per gli acquirenti delle vetture color bianco del noto marchio nipponico.
LA VERNICE BIANCA DI HONDA RENDE ROSSI GLI AUTOMOBILISTI?
Secondo una class action del 2024, il colore bianco utilizzato dal costruttore nipponico avrebbe un difetto intrinseco che porterebbe al manifestarsi di bolle, sfogliature e vere e proprie scrostature dopo pochi anni.
Negli anni secondo lamentele affini il medesimo problema si sarebbe esteso finendo col riguardare anche altri marchi del Sol Levante (il sito web giapponese Creative311, ha parlato in merito dei veicoli Toyota e Nissan: la C26 Serena risulterebbe il modello col maggior numero di segnalazioni, ma anche la X-Trail e la Elgrand avrebbero presentato il medesimo vizio di fabbrica).
Tuttavia, mentre i presunti errori costruttivi di Toyota e Nissan sembrano almeno al momento confinati all’arcipelago nipponico, mentre quelli di Honda si sono manifestati a più riprese al di là del Pacifico.
LA CURIOSA VICENDA USA
La class action americana del 2024 era stata archiviata in modo curioso: il giudice stesso, che aveva accolto le repliche della parte resistente – ovvero Honda – sul fatto che i consumatori avessero al più provato un danno meramente estetico aveva suggerito ai querelanti di non demordere, correggendo proceduralmente il tiro così da dimostrare come, sul lungo periodo, una carrozzeria non protetta dalla vernice subisca danni potenzialmente strutturali agevolando per esempio l’opera di agenti esterni corrosivi.
E così gli avvocati dei consumatori hanno puntualmente fatto: nuova causa presentata questa volta puntualmente accolta dal togato. Honda ha sostenuto inutilmente che ripresentare la denuncia non fosse valido perché i termini di prescrizione erano ormai scaduti. Tuttavia, il giudice ha accolto la tesi dei querelanti secondo i quali la Casa automobilistica avesse nascosto il problema fin dall’inizio: fatto che permette di estendere i limiti temporali tradizionali a favore della controparte tenuta colpevolmente all’oscuro. E così negli Stati Uniti si procederà giudizialmente questa volta.
IL PRECEDENTE CANADESE
Un problema non di poco conto per Honda, che vive con lo spauracchio di un ulteriore precedente datato 2018: all’epoca la class action relativa al precoce deterioramento della vernice su alcuni modelli di Civic e Acura CSX fu avviata in Canada e si concluse quattro anni più tardi con un accordo da 27 milioni di dollari (informazioni più dettagliate sulla proposta di accordo transattivo sono disponibili sui siti web www.CivicCSXpaintClassAction.ca o www.CivicCSXactioncollectivepeinture.ca).
Considerato che la Casa nipponica non vive affatto un buon periodo economico (a tal punto da avere spinto i suoi top manager a decurtarsi parte dello stipendio e a cestinare i progetti di un’auto elettrica hi-tech sviluppata in jv con la connazionale Sony) una pronuncia sfavorevole potrebbe zavorrarne ulteriormente i bilanci.







