Chi oggi si invola almeno verso la quarta decade ricorderà un vecchio cartello dal tenore minaccioso apposto su autobus e corriere d’un tempo: “vietato parlare al conducente”. La medesima regola vale, a quanto pare, anche nel 2026 persino quando alla guida siede l’AI. Secondo quanto riferito dal senatore statunitense Edward J. Markey che voleva saperne di più sulla sicurezza dei robotaxi (l’esplosione di un settore finora vergine sta spingendo un po’ tutti i legislatori del mondo a regolamentarne le corse), le Case dietro questi mezzi autonomi non sono particolarmente propense a rispondere alle domande.
I ROBOTAXI NON RISPONDONO ALLE DOMANDE DEL SENATORE
Il politico per la stesura di un report ha interpellato diverse aziende (Aurora, May Mobility, Motional, Nuro, Tesla, Waymo e Zoox) e ha chiesto a tutte di specificare con che frequenza durante i test sia accaduto che i mezzi completamente robotizzati abbiano dovuto affidarsi all’intervento di personale remoto.
Si tratta di domande oggettivamente imbarazzanti per le parti in causa dal momento che, ricorda il senatore, gli umani “intervengono quando un veicolo autonomo si trova ad affrontare una condizione o situazione di guida incerta o pericolosa”. Insomma, laddove le percentuali fossero particolarmente alti si dichiarerebbe che la tecnologia non è affatto matura come millantato fin qui da chi ci ha investito miliardi e chiede a un numero crescente di centri urbani di accogliere flotte senza pilota.
IL SENATORE TAGLIA LE GOMME AI ROBOTAXI
Furente il politico per il quale “Le aziende produttrici di veicoli a guida autonoma fanno grandi promesse sulla sicurezza delle loro auto senza conducente, ma a quanto pare gli operatori umani continuano a svolgere un ruolo cruciale in questa tecnologia”, ha infatti dichiarato il senatore Markey . “La mia indagine ha rivelato una vasta gamma di pratiche preoccupanti”.
Tra queste figura anche l’assistenza ai veicoli da parte di dipendenti che lavorano dall’estero: durante un’audizione della Commissione Commercio del Senato, in risposta alle domande del senatore Markey, il responsabile della sicurezza di una delle più grandi aziende del settore, Waymo di Alphabet (Google) ha rivelato che per l’assistenza dei suoi robotaxi si affida a call center che non hanno uffici negli Usa.
Inoltre il senatore insiste sulle “notevoli variazioni nei tempi di latenza delle comunicazioni tra veicoli e operatori umani” appurate durante la raccolta di informazioni svolta da febbraio a oggi. Il tempo però è tutto nelle situazioni di emergenza. Per questo, “Occorre intervenire con urgenza attraverso una regolamentazione federale”, ha promesso.
L’inchiesta del senatore lo ha anche spinto a interpellare l’autorità preposta alla sicurezza stradale, ovvero la National Highway Traffic Safety Administration, affinché avvii un’indagine più accurata, avendo modo di farsi aprire quelle porte che il politico ha invece trovato chiuse. Mentre da parte sua assicura la predisposizione di “una legge per imporre rigide limitazioni all’utilizzo di operatori remoti da parte delle aziende produttrici di veicoli a guida autonoma”.







