Il 25 marzo, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez hanno annunciato l’AI Data Center Moratorium Act: una proposta di moratoria federale immediata su tutti i nuovi data center fino all’adozione di stringenti vincoli nazionali sull’intelligenza artificiale. “Non possiamo restare a guardare mentre una manciata di oligarchi miliardari di Big Tech prende decisioni che ridisegneranno la nostra economia, la nostra democrazia e il futuro dell’umanità”, ha affermato Sanders, che pochi giorni prima aveva pubblicato sul suo canale YouTube un video del suo dialogo col modello Claude di Anthropic sui rischi dell’intelligenza artificiale, che ha raggiunto oltre 3,4 milioni di visualizzazioni.
La moratoria non ha certo i numeri al Congresso per essere approvata ma è anche alla luce di questa prospettiva che si può leggere l’annuncio, il 2 aprile, dell’acquisizione da parte di OpenAI di TBPN — Technology Business Programming Network —, un programma di livestreaming su tecnologia e finanza condotto da John Coogan e Jordi Hays, due ex fondatori di startup.
In questa fase del 2026, è sempre più evidente il rilievo pubblico e politico dell’intelligenza artificiale, che avevo ricordato il 2 gennaio in riferimento all’offensiva narrativa di Google (nel mentre il documentario “The Thinking Game” ha superato 440 milioni di visualizzazioni ed è stato pubblicato “The Infinity Machine”, il libro di Sebastian Mallaby su Demis Hassabis).
E per comprendere il valore strategico di TBPN, è utile sottolineare la trasformazione strutturale ed epocale che ha investito il mondo della comunicazione tecnologica negli Stati Uniti nell’ultimo decennio.
Non esiste ormai nessun programma televisivo statunitense che sia un punto di riferimento o che crei un minimo di dibattito o di interesse su ciò che traina l’economia degli Stati Uniti: la tecnologia. Esiste invece una galassia di podcast che ha già cambiato le regole del gioco. È già avvenuta la migrazione dai media tradizionali ai podcast, che possono essere più o meno indipendenti, più o meno soggetti e oggetti di influenza. Negli ultimi due anni, tutto ciò ha avuto una netta accelerazione.
All-In, condotto da Chamath Palihapitiya, Jason Calacanis, David Sacks e David Friedberg, è emerso come il più influente podcast trumpiano, visto che ha espresso anche lo “zar dell’intelligenza artificiale” (Sacks) ha organizzato nel 2025 a Washington D.C. il Winning the AI Race Summit, insieme all’Hill and Valley Forum, con la partecipazione di figure di primo piano dell’amministrazione Trump e dello stesso presidente. Non c’è quindi, né ci sarà più, un confine netto tra podcast e policy.
Dwarkesh Patel incarna una figura diversa ma complementare: cresciuto dal nulla a interlocutore privilegiato della Silicon Valley, ha moltiplicato costantemente il proprio pubblico, ha spaziato da figure come Zuckerberg a Nadella a personalità come Ilya Sutskever e Andrej Karpathy, ha invitato ospiti che parlano anche della strategia di guerra e del Rinascimento e ha pubblicato The Scaling Era: An Oral History of AI, 2019–2025 — un libro costruito sul metodo del podcast come storia orale del pensiero tecnologico. Conservano un grande rilievo anche il podcast di Lex Fridman e Acquired, condotto da Ben Gilbert e David Rosenthal, legato all’analisi approfondita dei modelli di business delle grandi aziende tecnologiche, sponsorizzato da J.P. Morgan.
Poiché YouTube è già il principale media del pianeta e poiché il modello di approfondimento dei podcast non potrà mai essere più ripreso dai programmi televisivi, l’influenza di questo ecosistema, pur subendo cambiamenti e aggiustamenti, potrà solo crescere. Le aziende tecnologiche – dotate di enormi risorse – continueranno a volere essere dentro le loro conversazioni e a guidarle, e continueranno a pagare per le sponsorizzazioni e per sentirsi a loro agio. Le personalità di questo ecosistema mediatico saranno sempre più pagate e richieste. Per esempio, l’ultima edizione della principale conferenza di NVIDIA, la GTC 2026, ha già visto come protagonista Tiffany Janzen, a suo agio nelle discussioni con aziende specializzate come Vertiv e Schneider Electric.
In questo ecosistema variegato, TBPN ha un modello che non è legato all’approfondimento con un singolo ospite ma alla proposta di contenuti in livestreaming di circa tre ore con una cadenza quotidiana, che vengono poi presentati anche in una versione sintetica. Anche se i suoi spettatori non sono molti rispetto ad altri podcast, TBPN ha già occupato una sua nicchia, attirando una notevole raccolta pubblicitaria. Con l’acquisizione di OpenAI, TBPN riferirà direttamente al Chief Global Affairs Officer Chris Lehane (un consulente politico di grande esperienza) e il business pubblicitario verrà dismesso. I due conduttori contribuiranno alle attività di comunicazione e marketing di OpenAI, pur mantenendo piena indipendenza nella selezione degli ospiti e nelle scelte editoriali.
Ovviamente, con la cessazione del business pubblicitario, TBPN non dovrà più attrarre sponsorizzazioni dai concorrenti di OpenAI, come per esempio ha fatto con Gemini. Diventerà un’unità interna all’organizzazione di strategia e relazioni istituzionali della società e sarà impegnata in quella che possiamo definire una “doppia guerra della narrazione”. Contro i concorrenti, certo, perché tutti vogliono fare soldi a scapito degli altri (soprattutto chi ha valutazioni e impegni come quelli di OpenAI). Ma anche contro la linea politica rappresentata da Sanders, che vuole sfruttare l’oggettiva impopolarità dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti e che su questo tema continuerà a ottenere consensi. Nonostante le enormi risorse che saranno investite e la galassia di podcast e influencer che cercheranno di spiegare il contrario.







