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Sarà McCormick a papparsi le salse di Unilever?

Dopo la notizia che Unilever sta valutando lo scorporo di storici marchi come Knorr, Maille e Marmite, arriva un potenziale nome come acquirente: il rivale McCormick, che essendo però molto più piccolo suscita dubbi tra gli analisti in quanto non è chiaro quale valore possa creare per gli azionisti. Fatti, numeri e commenti

 

Lo scorporo era stato annunciato, ora c’è anche un possibile acquirente. Unilever, proprietaria di marchi come Marmite, Dove e Hellmann’s, è infatti in trattative per vendere o combinare la sua divisione alimentare con il produttore statunitense di spezie e condimenti McCormick, in un’operazione da miliardi di dollari che segnerebbe un nuovo orientamento del gruppo verso i prodotti di bellezza e cura personale. La divisione alimentare include marchi come Knorr, Hellmann’s, Marmite e Pot Noodle e, secondo analisti di Barclays e Jefferies, il suo valore è stimato tra 28 e 37 miliardi di dollari.

I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE

Unilever, come riportano il Guardian e Reuters, ha confermato di aver ricevuto un’offerta da McCormick e che le discussioni sono in corso, precisando che “non vi è alcuna certezza che l’operazione venga conclusa”. Le società, stando al Financial Times, stanno esplorando un’eventuale operazione interamente in azioni, che potrebbe prevedere uno scorporo della divisione alimentare da parte di Unilever seguito da una fusione con McCormick, in uno schema definito Reverse Morris Trust, con l’obiettivo di minimizzare la tassazione e lasciare agli azionisti di Unilever la maggioranza della nuova entità.

NUMERI A CONFRONTO

McCormick, con sede nel Maryland, ha ricavi annui di circa 7 miliardi di dollari e una capitalizzazione di mercato superiore a 14 miliardi, ed è nota per marchi come French’s, Old Bay seasoning e Cholula hot sauce.

Unilever ha una valutazione di circa 136 miliardi di dollari e la divisione alimentare ha generato nel 2025 oltre 12,9 miliardi di euro di ricavi, rappresentando circa un quarto del fatturato totale.

LA STRATEGIA DI UNILEVER

Il Ceo di Unilever, Fernando Fernández, ha dichiarato che l’azienda “sta davvero spostando il portafoglio verso più bellezza, più benessere, più cura personale” e punta a generare due terzi dei ricavi da marchi come Dove, Liquid IV e Dermalogica nel medio termine. La vendita della divisione alimentare consentirebbe infatti a Unilever di concentrarsi su segmenti a crescita più rapida, trasformando il gruppo in un operatore competitivo nel settore della bellezza, della cura personale e dei prodotti per la casa, alla pari di L’Oréal, Beiersdorf ed Estée Lauder.

Già negli ultimi dieci anni Unilever ha progressivamente ceduto diverse unità alimentari, tra cui i marchi di tè Lipton e PG Tips e la divisione gelati, con brand come Ben & Jerry’s, Magnum e Wall’s, scorporata lo scorso anno. L’azienda ha anche venduto marchi più piccoli, come The Vegetarian Butcher e Graze. In precedenza, aveva valutato fusioni della divisione alimentare con Kraft Heinz, senza esito positivo.

COSA DICONO GLI ANALISTI

Gli analisti di Jefferies citati dal Ft stimano il valore della divisione alimentare autonoma tra 36 e 37 miliardi di dollari, con un multiplo enterprise value/EBITDA di 9,5 volte.

Tineke Frikkee, gestore di portafoglio presso W1M, ha invece osservato che “questo potenziale accordo sembra complesso” perché “McCormick è molto più piccola di Unilever Food – che genera circa tre volte il profitto di McCormick – quindi non è chiaro quale valore possa essere creato come entità combinata e quale struttura possa essere proposta per offrire valore agli azionisti”.

LA REAZIONE DELLA BORSA

Alla notizia, secondo quanto riportato da Bloomberg, le azioni di Unilever hanno registrato rialzi fino all’1,9% nelle prime contrattazioni, nonostante il titolo abbia perso circa il 5% negli ultimi 12 mesi.

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