In risposta al bombardamento israeliano sul grande giacimento di gas naturale di South Pars, nelle acque iraniane, l’Iran ha colpito di nuovo il complesso di Ras Laffan, in Qatar: si tratta di una struttura rilevantissima perché al suo interno si trova il più grande impianto di esportazione di gas liquefatto al mondo, che vale un quinto dell’offerta globale di questo combustibile.
L’ANTEFATTO
Ieri, in risposta all’attacco di Israele su South Pars, l’Iran aveva fatto sapere che avrebbe considerato le infrastrutture energetiche nel golfo Persico come degli “obiettivi legittimi”, menzionando non solo il Qatar ma anche l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.
Il ministero degli Esteri del Qatar aveva criticato la mossa israeliana, definendola “un atto pericoloso e irresponsabile”: sia perché ha causato un’escalation, sia perché il giacimento in questione è condiviso (la porzione meridionale è chiamata South Pars, mentre quella nelle acque qatariote prende il nome di North Field).
IL NUOVO ATTACCO A RAS LAFFAN
Non si tratta del primo attacco a Ras Laffan, comunque: il complesso era già stato colpito dall’Iran due settimane fa, obbligando le autorità qatariote a sospendere la produzione e la società statale QatarEnergy (guidata da Saad al-Kaabi, nella foto) a dichiarare lo stato di forza maggiore, cioè l’impossibilità di rispettare gli obblighi contrattuali con i clienti.
L’attacco iraniano di mercoledì avrebbe danneggiato seriamente diversi stabilimenti di lavorazione del gas liquefatto, tra cui un impianto della compagnia energetica britannica Shell. Il ministero degli Esteri qatariota ha detto di considerare “questa aggressione una pericolosa escalation e una flagrante violazione della sovranità statale, nonché una minaccia diretta alla propria sicurezza nazionale e alla stabilità della regione”.
Ras Laffan, che si estende su una superficie di ben 295 chilometri quadrati, si trova in prossimità del giacimento North Field (al cui sviluppo partecipa anche Eni) e delle rotte marittime che collegano l’Asia orientale all’Europa. È stato però isolato, di fatto, dal resto del mondo a causa del blocco pressoché totale dello stretto di Hormuz, la via di navigazione che permette la commercializzazione di gran parte degli idrocarburi prodotti nella regione del golfo Persico.
QUANTO CONTA IL GAS DEL QATAR PER L’ITALIA E L’EUROPA
Nel 2025 i maggiori acquirenti di gas liquefatto qatariota sono stati, nell’ordine, la Cina (oltre 19,5 milioni di tonnellate), l’India (quasi 12 milioni), Taiwan (8 milioni), il Pakistan (7 milioni) e la Corea del sud (poco meno di 7 milioni). Il paese europeo che importa più gas dal Qatar è l’Italia, con quasi 5 milioni di tonnellate nel 2025.
Nel 2024 il Qatar è stato il maggiore fornitore di gas liquefatto dell’Italia, con una quota del 44 per cento del totale; nel 2025 la sua quota si è ridotta leggermente, sopra il 30 per cento, ed è stato superato dagli Stati Uniti. In un’analisi dell’Ispi si legge che “da gennaio a novembre [del 2025, ndr] il Gnl importato, per la prima volta, è risultato essere la prima fonte di approvvigionamento [di gas in generale, ndr], sottraendo il primato all’Algeria che dopo lo scoppio della guerra russo-ucraina si era confermata anno su anno come primo fornitore dell’Italia”, si legge in un’analisi dell’Ispi.
Il gas qatariota si dirige principalmente al rigassificatore di Rovigo e vale all’incirca il 10 per cento delle importazioni gasifere totali dell’Italia.
Quanto all’Unione europea, nel 2025 il Qatar è valso il 3,8 per cento delle importazioni totale di gas.
L’IMPATTO SUI PREZZI EUROPEI
Alla notizia dei nuovi attacchi a Ras Laffan, i prezzi europei del gas sull’hub olandese Ttf (che funge da riferimento per l’intero continente) sono cresciuti del 30 per cento, a circa 70 euro al megawattora. È vero che la stagione fredda è praticamente conclusa, dunque il fabbisogno gasifero è in calo, ma i paesi europei devono prepararsi ad acquistare combustibile per rifornire gli stoccaggi in vista del prossimo inverno.
COSA HA DETTO DONALD TRUMP
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di “far saltare in aria” il giacimento di South Pars se l’Iran continuerà ad attaccare le infrastrutture energetiche del Qatar. Trump ha però anche invitato Israele a mettere fine ai bombardamenti su South Pars e ha specificato che “gli Stati Uniti non sapevano nulla” dell’attacco al giacimento iraniano, “e il Qatar non era in alcun modo coinvolto”.







