Dopo l’attacco israeliano al grande campo di gas South Pars, l’Iran ha fatto sapere che considererà le infrastrutture energetiche nel golfo Persico come “obiettivi legittimi”. Nonostante Teheran abbia già preso di mira siti estrattivi e stabilimenti di lavorazione degli idrocarburi in Qatar, negli Emirati Arabi Uniti o in Arabia Saudita, il nuovo avvertimento ha comunque causato un’ulteriore crescita dei prezzi del petrolio: il Brent – il contratto più rilevante a livello internazionale, basato sul mare del Nord – ha superato i 108 dollari al barile.
IL QATAR CRITICA ISRAELE
In un post su X, il ministero degli Esteri del Qatar ha definito l’attacco israeliano al campo South Pars “un atto pericoloso e irresponsabile”. Il giacimento è infatti diviso tra Iran e Qatar: la porzione meridionale, nelle acque iraniane, è chiamata South Pars; quella nelle acque qatariote, invece, si chiama North Field.
Allo sviluppo di North Field partecipa anche Eni, in collaborazione con la società energetica qatariota QatarEnergy.
L’ATTACCO A SOUTH PARS
L’Iran ha spiegato che la coalizione israelo-statunitense ha attaccato il campo South Pars e una serie di impianti associati ad Asaluyeh. Si tratta del primo attacco a un’infrastruttura oil & gas iraniana da quando è iniziata la guerra: è vero che gli Stati Uniti hanno recentemente bombardato l’isola iraniana di Kharg, ma si sono limitati agli obiettivi militari, senza colpire i siti petroliferi.
Nel 2025 la produzione di gas a South Pars ha raggiunto il valore record di 730 milioni di metri cubi al giorno.
L’ATTACCO NEI PRESSI DELLA CENTRALE NUCLEARE DI BUSHEHR
L’agenzia di stampa russa Tass ha scritto che un’area nei pressi della centrale nucleare di Bushehr, nell’Iran occidentale, è stata colpita da un bombardamento. L’impianto è gestito dalla società statale russa Rosatom.
E ORA?
Tra gli impianti energetici nella regione del Golfo che potrebbero venire colpiti dall’Iran per ritorsione ci sono la raffineria di Ras Laffan e il complesso petrolchimico di Mesaieeed in Qatar, la raffineria Samref e il sito petrolchimico Jubail in Arabia Saudita e il campo di gas Al Hosn negli Emirati Arabi Uniti.
Lunedì Teheran ha attaccato con un drone il giacimento gasifero di Shah negli Emirati, causando un incendio: non ci sono stati feriti e le fiamme sono state domate, ma le attività sono sospese. L’impianto di Shah è estremamente rilevante: è infatti in grado di produrre 1,2 miliardi di piedi cubi di gas al giorno, circa un quinto della capacità nazionale, e oltre quattro milioni di tonnellate di zolfo all’anno, ovvero il 5 per cento dell’offerta globale.
Gli Emirati hanno sospeso, in via precauzionale, le operazioni alla raffineria di petrolio di Ruwais dopo che un drone ha colpito un’area industriale nelle vicinanze. L’Iran ha attaccato anche il campo petrolifero Majnoon in Iraq.







