Alla Francia l’Industrial Accelerator Act non convince. È la proposta di legge – la Commissione europea l’ha presentata a inizio marzo – che si prefigge di sostenere l’industria manifatturiera dell’Unione e di aumentarne la competitività nei confronti dell’estero.
COME FUNZIONA L’INDUSTRIAL ACCELERATOR ACT
In sostanza, l’Industrial Accelerator Act vuole stimolare la domanda di prodotti dall’impronta carbonica ridotta realizzati nell’Unione europea e in alcuni paesi partner commerciali. Per raggiungere lo scopo, la legge stabilisce delle quote minime obbligatorie di contenuto europeo e/o low-carbon negli appalti pubblici che interessano alcuni settori strategici: veicoli elettrici, batterie, pannelli fotovoltaici e altre clean tech, ad esempio, ma anche materiali di base come l’alluminio e il calcestruzzo.
COSA HA DETTO IL MINISTRO FRANCESE HADDAD
La Francia è forse il paese membro dell’Unione che ha promosso maggiormente l’Industrial Accelerator Act: non a caso, il commissario che ha lavorato di più alla legge – quello all’Industria, Stéphane Séjourné – è francese. Anzi, Parigi avrebbe voluto degli obblighi di contenuto made in Eu ancora più stringenti in modo da avvantaggiare la manifattura locale.
Ma la versione dell’Industrial Accelerator Act presentata qualche settimana fa non ha convinto il governo francese. Il ministro per gli Affari europei, Benjamin Haddad (nella foto), ha definito infatti la proposta sul made in Eu “non sufficiente”. “Vediamo un principio di preferenza europea che si apre a moltissimi partner, in sostanza a tutti quelli con cui l’Unione europea ha accordi di libero scambio. Non possiamo, mentre gli altri si proteggono, inventare la preferenza mondiale”, ha detto Haddad, come riportato dal Mattinale europeo. “È necessario smettere di essere ingenui. Gli americani e i cinesi fanno made in America e made in China. Non dobbiamo essere gli ultimi a restare completamente aperti a tutti i venti”.
“Dobbiamo andare oltre”, ha aggiunto, “ad esempio proteggendo il nostro mercato interno e i nostri attori industriali”
UNA DEFINIZIONE DI “EUROPA” TROPPO AMPIA?
La Francia critica la decisione della Commissione di aver inserito una definizione troppo ampia di made in Eu. Per il raggiungimento degli obblighi di contenuto, infatti, non verranno conteggiati solo i ventisette paesi membri dell’Unione ma anche la Norvegia, l’Islanda e il Liechtenstein, in quanto partecipanti al mercato unico. Non solo: anche diversi paesi esterni al blocco riceveranno lo stesso trattamento, come il Regno Unito e il Giappone, considerati dei partner affini con i quali esistono dei rapporti di reciprocità commerciale.
Secondo Parigi, però, un’interpretazione così estesa del concetto di made in Eu rischia di far fallire l’obiettivo primario dell’Industrial Accelerator Act, ovvero la reindustrializzazione dell’Unione europea. D’altra parte, l’inclusione dei soci commerciali è coerente con i valori di apertura professati dall’Unione europea.
FRANCIA CONTRO GERMANIA
L’apertura del made in Eu ai paesi terzi è il risultato delle pressioni della Germania sulla Commissione europea. Berlino temeva infatti che un approccio protezionistico potesse condurre a un aumento dei prezzi, oltre a rivelarsi troppo oneroso da rispettare per le case automobilistiche, vista la distribuzione internazionale delle loro filiere.







