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Gli aggiornamenti furbetti delle stampanti Hp eliminano le cartucce della concorrenza?

Una associazione americana accusa Hp di aver reso indigeribile l'inchiostro delle cartucce ricaricabili a diverse sue stampanti a seguito di un aggiornamento del firmware. Il business model in quel segmento, del resto, punta tutto sul lungo periodo e non sul costo iniziale del device, sempre molto concorrenziale

Non è la prima volta che il gruppo Hp, azienda tecnologica statunitense precedentemente nota come Hewlett-Packard Company, attiva soprattutto nel settore dei device da ufficio, come le stampanti, viene sospettata di limitare via software la compatibilità con le cartucce di terze parti, a iniziare da quelle ricondizionate (ovvero ricaricabili).

DOVE STA IL GUADAGNO NELLA VENDITA DELLE STAMPANTI?

Del resto, basta fare una capatina in un negozio di elettronica per rendersi conto di un fatto: le stampanti, specie quelle domestiche, hanno costi molto bassi. Le cartucce di contro molto alti. Ecco allora dove vengono fatti i margini, a patto però che si riesca a fidelizzare l’utenza.

Per questo si prevedono formule come gli abbonamenti: è la stampante stessa a notificare al produttore che l’inchiostro è in esaurimento, dando il via alla spedizione di nuove cartucce direttamente a casa. Un modello di business vincente messo però in crisi dall’esistenza delle cartucce ricaricabili che secondo i calcoli di Yahoo Finance costano in genere all’utenza il 60-70% in meno rispetto a quelle nuove di pacca.

L’ULTIMO AGGIORNAMENTO HP RENDE INDIGESTO L’INCHIOSTRO RICONDIZIONATO?

Fumo, anzi inchiostro negli occhi dei produttori. Ecco perché c’è anche chi sostiene che quando i costruttori non riescono a fidelizzare con le buone, lo facciano ricorrendo a metodi più subdoli. Oltre all’esempio francese del 2024 linkato all’inizio di questo articolo, ora l’americana International Imaging Technology Council, associazione senza scopo di lucro che rappresenta in Nord America produttori di cartucce rigenerate per stampanti laser e inkjet, sostiene che Hp impedirebbe l’utilizzo di cartucce di terze parti su diversi modelli tramite un dispositivo di sicurezza noto come Dynamic Security, funzione che può disattivare quelle non riconosciute come originali.

LE ACCUSE DELLA IITC

Questo attraverso un aggiornamento del firmware, il 2602A/B del 29 gennaio scorso, che agendo su undici modelli porterebbe i dispositivi a rifiutare le cartucce di terze parti, come denuncia l’associazione in una nota: “Innumerevoli cartucce rigenerate ecocompatibili sono diventate inutilizzabili”. Sempre la International Imaging Technology Council sostiene che iniziative simili violerebbero le norme a tutela dell’ambiente EPEAT 2.0 introdotte dal General Electronics Council: “Questa azione è in contrasto con l’articolo 8.1.3 dell’EPEAT 2.0, alla cui stesura e approvazione Hp ha partecipato, e dimostra come HP privilegi il profitto rispetto all’integrità ambientale e ai propri impegni in materia di sostenibilità”.

“Hp – l’affondo della International Imaging Technology Council – si presenta come leader nella sostenibilità, nei modelli di business circolari e nella progettazione responsabile dei prodotti, ma invece di allineare proattivamente i propri prodotti e le proprie pratiche ai più elevati standard ambientali, come EPEAT 2.0, HP privilegia il profitto e aspetta che il controllo esterno o la minaccia di non conformità impongano un cambiamento.”

“È risaputo – sferza sempre l’Iitc – che la maggior parte del fatturato di Hp nel settore dell’imaging è legata alla vendita delle cartucce di consumo per stampanti, non alle stampanti stesse”. Il caso, subito ripreso dal noto sito Ars Techica, per il momento nonostante la eco mediatica suscitata non ha ancora portato a commenti ufficiali da parte della statunitense Hewlett-Packard.

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