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Perché la guerra fiaccherà l’economia della Germania

Lo stato e il futuro dell'economia della Germania nelle stime di tre istituti tedeschi - ifo di Monaco, IfW di Kiel e Diw di Berlino.

Con le tensioni in Iran che continuano a generare turbolenze sui mercati dell’energia a livello globale, la Germania è costretta a misurarsi con le debolezze strutturali del proprio sistema. L’impatto del conflitto nel Golfo Persico può affossare i primi segnali di una ripartenza già per sua natura tutt’altro che travolgente. Le ultime analisi congiunturali prodotte in questi giorni dai principali istituti economici del paese – l’ifo di Monaco, l’Ifw di Kiel e il Diw di Berlino – convergono su una diagnosi comune: la crescita prosegue, ma con slancio limitato e fortemente condizionata dall’andamento dei prezzi energetici legati alle tensioni in Medio Oriente.

Le previsioni delineano “un’espansione moderata del prodotto interno lordo nei prossimi anni, accompagnata da un’inflazione ancora sensibile agli shock esterni e da una ripresa sostenuta più dalla domanda interna e dalla spesa pubblica che dalle esportazioni”, tradizionale motore dell’economia tedesca. Pur con accenti diversi, i tre istituti descrivono “un quadro fragile”, in cui il conflitto in Iran (aggiuntosi a quello ormai cronicizzato in Ucraina) e l’andamento delle materie prime energetiche rappresentano la variabile decisiva per l’evoluzione economica del paese.

IFO DI MONACO: RIPRESA MODERATA E DIPENDENTE DALL’ENERGIA

Secondo l’ifo Institut, l’intensificarsi delle tensioni in Medio Oriente e il conseguente rischio di rincari energetici hanno imposto “una revisione al ribasso” delle prospettive economiche della Germania. Gli economisti bavaresi stimano ora “una crescita dello 0,8% nel 2026 e dell’1,2% nel 2027”, valori inferiori alle precedenti valutazioni, nel caso di “un aumento temporaneo dei costi energetici”. Qualora petrolio e gas mantenessero prezzi elevati più a lungo, l’espansione economica potrebbe risultare ancora più contenuta, con un incremento del Pil “limitato allo 0,6% nel 2026 e allo 0,8% l’anno successivo”.

Sul fronte dei prezzi, l’inflazione potrebbe attestarsi intorno al 2,5% qualora le quotazioni energetiche tornassero a ridimensionarsi nelle prossime settimane, mentre uno scenario di persistenza dei rincari “spingerebbe il tasso vicino al 3%”. Nonostante queste pressioni, l’istituto rileva che l’economia tedesca “aveva già imboccato una fase di recupero alla fine del 2025, sostenuta da un migliore utilizzo degli impianti produttivi e da un rafforzamento degli ordinativi nei comparti industriale e delle costruzioni”.

La ripresa, tuttavia, presenta “caratteristiche inusuali” rispetto al passato. Le esportazioni continuano a mostrare debolezza nonostante la crescita dei mercati internazionali, mentre “il principale sostegno proviene dalla domanda interna e da una politica fiscale più espansiva”. Gli investimenti pubblici, in particolare nelle infrastrutture, nella transizione climatica e nella difesa, insieme all’aumento della spesa pubblica per consumi, “hanno contribuito in modo decisivo alla dinamica economica recente”. Il mercato del lavoro, invece, reagisce con ritardo: l’occupazione dovrebbe diminuire ancora nel breve periodo per poi tornare a crescere nel 2027, quando anche la disoccupazione è prevista in calo.

IfW DI KIEL: POTERE D’ACQUISTO SOTTO PRESSIONE

L’Istituto per l’economia mondiale di Kiel (Institut für Weltwirtschaft, Ifw) evidenzia soprattutto “l’impatto diretto dell’aumento dei prezzi energetici sui redditi reali di famiglie e imprese”. Secondo le nuove previsioni, “l’inflazione raggiungerà quest’anno il 2,5%”, un livello sensibilmente superiore alle stime formulate pochi mesi prima. L’incremento dei costi dell’energia sottrarrebbe all’economia nazionale “un potere d’acquisto pari a circa lo 0,6% del prodotto interno lordo”.

Anche lo scenario elaborato dagli economisti di Kiel presuppone che i prezzi delle materie prime rimangano elevati solo temporaneamente. Un prolungamento della crisi comporterebbe invece “effetti più marcati”, anche alla luce dell’impennata delle quotazioni petrolifere, tornate oltre i 100 dollari al barile per la prima volta dal 2022, con ripercussioni immediate sui prezzi dei carburanti in Germania.

Nonostante queste pressioni, l’Ifw non prevede un arresto della crescita economica. “Il Pil dovrebbe aumentare dello 0,8% nell’anno in corso, leggermente meno rispetto alle precedenti stime”, scrivono i ricercatori, “mentre per il 2027 è attesa un’accelerazione fino all’1,4%, a condizione che i mercati energetici si stabilizzino”. L’inflazione, in questa prospettiva, si collocherebbe intorno al 2,1%.

L’istituto sottolinea tuttavia “l’assenza di una ripresa ampia e diffusa”. Le difficoltà strutturali, tra cui la perdita di competitività, continuano a frenare l’economia. La crescita appare sostenuta “soprattutto dall’espansione della spesa pubblica, mentre gli investimenti privati restano deboli e non emergono segnali significativi di rafforzamento dell’occupazione o dei programmi di investimento aziendali”.

DIW DI BERLINO: IL RISCHIO DI UNA NUOVA STAGNAZIONE

L’Istituto tedesco per la ricerca economica di Berlino (Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung, Diw) adotta un approccio basato su scenari alternativi, delineando soprattutto i rischi connessi a un prolungamento del conflitto e alle conseguenze sui mercati energetici. Nell’ipotesi più sfavorevole, caratterizzata da “prezzi elevati di petrolio e gas per almeno due trimestri”, la crescita economica potrebbe ridursi drasticamente fino allo 0,5%, con un impatto economico stimato “in circa 22 miliardi di euro”.

In tale scenario, “l’inflazione subirebbe un’accelerazione significativa, salendo fino al 2,8%, mentre il potere d’acquisto delle famiglie verrebbe eroso e l’incertezza peserebbe sulle decisioni di investimento delle imprese”. Il conflitto rappresenterebbe inoltre un rischio indiretto attraverso le possibili reazioni delle banche centrali: “eventuali rialzi dei tassi di interesse per contenere l’inflazione potrebbero comprimere ulteriormente consumi e investimenti”.

Le simulazioni del Diw indicano “aumenti medi del prezzo del petrolio del 27% e del gas fino all’81%” rispetto ai livelli precedenti alla crisi, ipotesi elaborate sulla base di modelli già impiegati dopo lo shock energetico del 2022. Accanto allo scenario pessimista, l’istituto prevede tuttavia un’evoluzione più favorevole qualora i prezzi energetici abbiano già raggiunto il picco. In questo caso, l’impatto sulla crescita sarebbe “limitato” e l’inflazione registrerebbe solo “un incremento moderato”.

A sostegno di questa prospettiva relativamente più positiva, gli economisti ricordano che la Germania “ha profondamente diversificato le proprie fonti energetiche negli ultimi anni”, riducendo la dipendenza da specifiche aree di approvvigionamento e rendendo il sistema economico meno vulnerabile agli shock geopolitici rispetto al passato recente.

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