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Tutte le tensioni nell’Ue sull’energia

Cosa dice e cosa fa l'Ue sul dossier energia a latere ma non solo della guerra in Medio Oriente. Estratto dal Mattinale Europeo.

I 32 membri dell’Agenzia internazionale dell’energia ieri hanno concordato all’unanimità di rilasciare 400 milioni di barili dalle loro riserve strategiche di petrolio per far fronte all’emergenza provocata dalla guerra degli Stati Uniti in Iran e dal blocco iraniano dello stretto di Hormuz. “Le sfide nel mercato del petrolio che abbiamo di fronte sono di dimensioni senza precedenti”, ha detto il direttore esecutivo dell’Agenzia, Fatih Birol.

Anche la decisione è senza precedenti in termini di portata. Se è la sesta volta dal 1974 che viene deciso il rilascio delle riserve strategiche, l’ammontare di barili è il più alto di sempre. Eppure dovrebbero essere sufficienti a coprire la penuria provocata dal blocco di Hormuz per meno di un mese. Birol ha spiegato che la misura più importante per riprendere il controllo del mercato è la ripresa del traffico attraverso lo stretto.

LA REAZIONE DELL’UE

L’Ue ha comunque salutato positivamente la decisione. “Accolgo con favore la decisione dei paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia di procedere a un rilascio coordinato delle scorte di petrolio nel contesto delle attuali perturbazioni del mercato provocate dal conflitto in Medio Oriente. Nei momenti difficili, l’unità e la cooperazione globale sono essenziali”, ha detto il commissario all’Energia, Dan Jorgensen.

L’IMPENNATA DEI PREZZI DELL’ENERGIA

La guerra in Medio Oriente e l’impennata dei prezzi di petrolio e gas hanno dato una nuova dimensione al dibattito sui prezzi dell’energia che era stato programmato per il Consiglio europeo del 19 e 20 marzo.

Ieri la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha presentato davanti al Parlamento europeo le sue idee. La strategia di abbandono dei combustibili fossili rimane fondamentale. “Dall’inizio del conflitto, i prezzi del gas sono aumentati del 50 per cento e quelli del petrolio del 27 per cento. Traducendo questo dato in euro, 10 giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei altri 3 miliardi di euro in importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza”, ha detto von der Leyen.

LE OPZIONI DI VON DER LEYEN

Davanti al Parlamento, la presidente della Commissione ha riconosciuto che occorre “intervenire subito” per allentare le pressioni su famiglie e imprese. L’attuale sistema di formazione del prezzo dell’energia non sarà toccato, ma “è fondamentale ridurre l’impatto sui costi quando il gas determina il prezzo dell’elettricità. Stiamo preparando diverse opzioni: un migliore utilizzo degli accordi di acquisto di energia e dei contratti per differenza, misure di aiuti di Stato, e valutare di sovvenzionare o mettere il tetto massimo al prezzo del gas”, ha detto von der Leyen.

L’ETS NON SI TOCCA

La presidente della Commissione ha suggerito agli Stati membri di ridurre le tasse sull’elettricità. Von der Leyen, per contro, ha escluso di sospendere il sistema di scambio di emissioni ETS, come chiesto dall’Italia.

NO ALLA RIPRESA DEGLI ACQUISTI DI IDROCARBURI RUSSI

La presidente della Commissione ieri ha rigettato l’offerta di Vladimir Putin di riprendere gli acquisti di petrolio e gas della Russia.

Il presidente russo aveva posto due condizioni: cooperazione (cioè contratti) di lungo periodo, senza considerazioni di carattere politico (cioè l’Ucraina). Nell’attuale crisi, alcuni sostengono che dovremmo abbandonare la nostra strategia a lungo termine e persino tornare ai combustibili fossili russi. Questo sarebbe un errore strategico”, ha detto von der Leyen. Ricominciare a comprare idrocarburi russi “ci renderebbe più dipendenti, più vulnerabili e più deboli”, ha spiegato la presidente della Commissione.

(Estratto dal Mattinale europeo)

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