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Quanto c’è di elettrico nei piani di Renault?

Dopo la dismissione della branca dedicata alla micromobilità elettrica Mobilize, lo stop nel car sharing di Zity e lo smantellamento della divisione di auto EV Ampere, Renault predispone un nuovo piano industriale che fa perno sì sulle batterie ma anche sulle tecnologie ibride, destinate a rimanere nella gamma dei vari brand anche oltre il 2030

Il nuovo piano industriale di Renault, chiamato  “futuREady“, era atteso al varco da parecchi osservatori e non solo dagli azionisti.

FUTUREADY CANCELLA DEFINITIVAMENTE IL RENAULUTION?

L’attesa era legata non solo al fatto che si tratta del primo firmato dal nuovo amministratore delegato Francois Provost, salito in corsa al posto di guida a seguito delle dimissioni improvvise, all’inizio della scorsa estate, di Luca de Meo, ma anche e soprattutto in quanto, dopo le ultime giravolte della Losanga sul futuro green dell’automobile (dalla chiusura della branca dedicata alla micromobilità elettrica Mobilize Beyond Automotive alla dismissione del car sharing Zity, fino allo smantellamento complessivo di Ampere che avrebbe dovuto produrre esclusivamente auto elettriche), si voleva comprendere quanto restasse ancora in piedi dell’impronunciabile Renaulution, l’ambizioso piano voluto dal Ceo precedente focalizzato proprio sulle vetture a batterie.

IL TERMICO PER ORA SOPRAVVIVE ALL’ELETTRICO

L’attenzione francese per l’auto elettrica sopravvive al Renaulution: il nuovo piano futuREady prevede infatti il lancio di 36 nuovi modelli entro il 2030, di cui 22 destinati al mercato europeo e 14 ai mercati internazionali.

Tra quelli destinati al Vecchio continente ben 16 saranno elettrici, ma questa volta la strategia pare pragmatica e intende continuare a puntare su un approccio multi-energia, quindi a listino continueranno a esserci anche soluzioni ibride oltre il 2030. Questo significa insomma che i propulsori Full Hybrid E‑Tech continueranno a essere prodotti oltre il limite temporale di questo decennio.

CONTINUA LA PARTNERSHIP CON I CINESI DI GEELY

Titola in merito Quattroruote: “Renault stoppa il tutto elettrico”. Proprio la testata specializzata sottolinea come ciò si riverberi anche sulle nuove strategie della controllata Dacia che “non si discosterà dall’attuale impostazione strategica, incardinata sul concetto di un’offerta senza fronzoli, ma accelererà il processo di elettrificazione, puntando ai due terzi delle vendite con modelli ibridi o elettrici nel 2030 (oggi il peso è pari a un quarto)”.

E se è vero che Ampere è stata dimissionata è altrettanto vero che resta in piedi la partnership con Geely stipulata attraverso Horse, la divisione complementare a quella per sole auto elettriche focalizzata però sui motori a scoppio: in Corea del Sud e in America del Sud il Gruppo continuerà a fare affidamento sul marchio cinese, si legge nei materiali pubblicati sul sito. In Sud America, soprattutto in Brasile, Renault e Geely “potranno contare reciprocamente sulla crescita dell’ecosistema già creato da Renault Group e dalla piattaforma RGEA”.

L’ATTENZIONE AL RISPARMIO

Grande attenzione è dato al capitolo del contenimento dei costi, parola che nel documento compare dieci volte. E non potrebbe essere altrimenti considerata la crisi che sferza l’automotive occidentale e la capacità degli avversari cinesi di presentare auto elettriche a prezzi contenuti. Renault punta a ridurre del 20% quelli di distribuzione, del 40% quelli di sviluppo e del 30% le spese logistiche.

Nel calderone finisce pure la promessa di una nuova piattaforma elettrica per vetture compatte e medie che, secondo le promesse del marchio, dovrebbe consentire di abbassare del 40% i costi di produzione rispetto agli attuali modelli a listino. Un passaggio necessario per riuscire a competere con i rivali cinesi. Staremo a vedere.

 

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