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Tutto sulla guerra della Difesa contro Avio Aero sui pezzi dei caccia spariti a Brindisi

Oltre all’indagine della Procura di Roma e della Procura militare sulla sparizione di 2500 pezzi strategici dalla base di Brindisi tra il 2021 e il 2023, che coinvolge vertici della logistica dell’Aeronautica, generali e manager di Ge Avio (parte del gruppo americano General Electric), è aperto anche un contenzioso amministrativo tra l'azienda e il ministero della Difesa. Tutti i dettagli.

Sulla scomparsa di quasi 2.500 componenti di aerei e caccia dell’Aeronautica militare italiana per un valore stimato di 17 milioni di euro, oltre all’indagine penale è in corso anche un contenzioso amministrativo tra la Difesa e Avio Aero.

Parallelamente all’indagine della Procura di Roma e della Procura militare che coinvolge una decina di persone tra vertici dell’Aeronautica e manager dell’azienda Ge Avio (Avio Aero), società del gruppo americano General Electric, con l’ipotesi di peculato per questa sparizione di pezzi strategici avvenuta tra il 2021 e il 2023 dalla base di Brindisi, è aperto anche un contenzioso amministrativo.

È quanto rivela oggi Il Fatto Quotidiano, riportando un contenzioso contabile tra Difesa e Avio Aero. Nello specifico, il dicastero ha contestato alla società guidata da Riccardo Procacci un ammanco di quasi 6 milioni di euro e ha trasmesso la documentazione alla Corte dei Conti per le valutazioni su un possibile danno erariale, riporta il quotidiano.

All’indomani della notizia di Repubblica del 23 febbraio riguardo l’inchiesta avviata intorno alla sparizione di registri e magazzini duemilacinquecento componenti strategiche dei cacciabombardieri Panavia Tornado e Amx, oltre che del velivolo da trasporto tattico C-130 Hercules, in dotazione all’Aeronautica Militare, il partito di opposizione M5S aveva depositato un’interrogazione parlamentare al ministro della Difesa per chiedere delucidazioni sulla vicenda.

Da parte sua l’Aeronautica Militare ha subito dichiarato di aver garantito piena collaborazione all’Autorità giudiziaria civile e militare fin dall’inizio delle verifiche, mettendo a disposizione la documentazione utile. Contattata in precedenza da Startmag, la società Avio Aero non ha voluto commenta la vicenda.

Tutti i dettagli.

L’INDAGINE IN CORSO SUI PEZZI DEI VELIVOLI DELL’AM MANCANTI

Come detto all’inizio, è in corso un’indagine sulla scomparsa di quasi 2.500 componenti strategiche appartenenti ai velivoli Panavia Tornado, AMX e C-130 Hercules in dotazione all’Aeronautica Militare, per un valore stimato di circa 17 milioni di euro. I pezzi risulterebbero spariti tra il 2021 e il 2023 dalla base di Brindisi.

L’inchiesta, avviata sia dalla Procura di Roma sia dalla Procura militare, coinvolgerebbe dieci persone tra generali e vertici della logistica dell’Aeronautica e dirigenti di Ge Avio srl. Ovvero Avio Aero, società controllata dalla multinazionale americana GE Aviation e incaricata della manutenzione degli aerei militari. L’ipotesi di reato contestata è il peculato, relativo all’appropriazione o distrazione di beni pubblici affidati per ragioni d’ufficio.

LE IPOTESI DI REATO

Secondo quanto emerso, i componenti non risultano più presenti nei magazzini né nei registri ufficiali. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti vi è anche una possibile destinazione all’estero, in particolare verso il Brasile. Gli investigatori stanno esaminando documenti, registri di carico e scarico, certificazioni tecniche e catene di responsabilità per ricostruire la movimentazione del materiale.

Agli atti risulterebbe che i pezzi siano stati dichiarati “fuori uso” e destinati alla rottamazione, ma la certificazione sarebbe stata redatta quando il materiale non era già più fisicamente disponibile. La magistratura sta valutando se si tratti di un’irregolarità amministrativa o di un’operazione più strutturata, ed è stata disposta una superconsulenza tecnica per accertare il valore e lo stato effettivo dei componenti mancanti.

Secondo quanto ricostruito dal Fatto Quotidiano, la vicenda ha però origini precedenti rispetto all’avvio dell’indagine giudiziaria.

LE ORIGINI DELLA VICENDA

Le prime tappe risalgono almeno al 2022, quando Avio Aero avrebbe manifestato interesse ad acquistare una parte dei componenti ormai considerati non più strategici, ricostruisce oggi Il Fatto. Nel giugno 2023 il Comando logistico dell’Aeronautica firma il provvedimento con cui dichiara quel materiale “Fuori Servizio”, cioè non più utilizzabile. Pochi giorni dopo cominciano però gli accertamenti.

Nel luglio 2023 l’autorità giudiziaria militare dispone una verifica a campione. Durante i controlli emerge che una parte dei pezzi non risulta fisicamente presente nei magazzini indicati. A seguito di questa verifica, il ministero della Difesa avvia una ricognizione interna e nomina una commissione tecnica con il compito di ricostruire la consistenza del materiale, prosegue il quotidiano.

LA STIMA DELL’AMMANCO

“La prima stima, completata nel 2024, individua materiale mancante per circa 17 milioni di euro, calcolati sulla base del valore inventariale. Una cifra successivamente rideterminata dagli stessi tecnici in 5.868.423 euro, tenendo conto dello stato dei componenti e della loro effettiva valorizzazione economica. È questa dunque la somma che il ministero della Difesa contesta formalmente alla società all’inizio del 2025, atto che ha finito per aprire un confronto amministrativo con l’azienda” rileva ancora il Fatto.

Secondo fonti informali della Difesa citate dalla testata, Ge-Avio, pur senza ammettere responsabilità, avrebbe manifestato la disponibilità a definire la vicenda attraverso una possibile soluzione transattiva. Al momento, tuttavia, non risulta formalizzato alcun accordo.

CHIAMATA IN CAUSA LA CORTE DEI CONTI

Nel frattempo, la commissione tecnica nominata dal dicastero ha trasmesso la documentazione anche alla Corte dei Conti. I magistrati contabili dovranno quindi stabilire se dalla vicenda possa derivare un danno per le casse pubbliche e se vi siano eventuali responsabilità amministrative. In base a quanto scrive il Fatto, dagli atti degli uffici della Difesa è indicata una cifra di quasi 6 milioni di euro di ricambi militari che, secondo gli accertamenti interni, risultano mancanti.

LA POSIZIONE DI AVIO AERO

Fino ad oggi l’azienda coinvolta, Avio Aero, non ha rilasciato commenti sulla vicenda.

La società italiana guidata da Riccardo Procacci fa parte di GE Aerospace ed è attiva nella produzione di componenti e sistemi di propulsione per l’aviazione civile e militare. La sede principale si trova a Rivalta di Torino, dove è presente anche il maggiore insediamento produttivo dell’azienda. Altri stabilimenti rilevanti sono situati a Brindisi e a Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli. Complessivamente in Italia l’azienda impiega oltre 4.900 dipendenti. All’estero sono presenti uno stabilimento produttivo e un centro test in Polonia e un impianto produttivo con sale prova motori in Repubblica Ceca, per un totale di circa 1.100 dipendenti.

Lo stabilimento Avio Aero di Brindisi conta circa 720 dipendenti ed è storicamente dedicato alle attività di assemblaggio e manutenzione di motori aeronautici, in particolare a supporto dell’Aeronautica militare italiana. Nello stabilimento vengono svolte attività legate anche al motore EJ200 dell’Eurofighter Typhoon. In passato il sito è stato inoltre coinvolto nell’assemblaggio e nella manutenzione di altri propulsori, come lo Spey installato sui velivoli AMX in dotazione alla Forza Aerea brasiliana.

Contattati sugli ultimi sviluppi dal Fatto, i legali di Avio Aero hanno dichiarato di non essere autorizzati a rilasciare comunicazioni all’esterno, sottolineando che sono in corso indagini.

Quello che è emerso oggi è che i contorni della vicenda dei quasi 2.500 componenti avioniche dei velivoli Tornado, Amx e C-130 spariti si allargano in un quadro che comprende sia l’indagine penale sia il contenzioso amministrativo aperto tra il ministero della Difesa e Ge-Avio.

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