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Ets, tutte le tensioni in Europa e dentro Confindustria

Undici paesi membri dell'Unione europea, tra cui l'Italia, hanno chiesto alla Commissione di riformare l’Ets, il sistema per lo scambio delle quote di CO2. Il governo Meloni spinge addirittura per la sospensione del meccanismo e l'ha già "sterilizzato" con il decreto Bollette. Ecco la posizione di Bruxelles e degli industriali italiani.

Undici paesi membri dell’Unione europea, tra cui l’Italia, hanno chiesto alla Commissione di riformare l’Ets, cioè il sistema comunitario per lo scambio delle quote di emissione di anidride carbonica, che da tempo viene accusato di danneggiare la competitività economica del blocco.

COS’È L’ETS E COME FUNZIONA, IN BREVE

Riassumendo, l’Ets istituisce a livello europeo un mercato per la compravendita dei “permessi” di emissione di CO2. Ogni anno, infatti, alle aziende vengono assegnate delle quote di emissione in una quantità che si riduce progressivamente nel tempo: le aziende più inquinanti dovranno perciò acquistare altri permessi se vorranno continuare a emettere CO2 senza incorrere in sanzioni; le aziende più “pulite”, al contrario, hanno la possibilità di vendere le proprie quote inutilizzate.

Lo scopo dell’Ets è rendere sconveniente l’utilizzo di combustibili fossili e favorire la diffusione di fonti e tecnologie low-carbon. L’impatto economico del meccanismo è avvertito soprattutto dalle aziende energivore (che consumano grandi quantità di energia nei loro processi) e hard-to-abate (difficili da decarbonizzare perché i loro cicli non sono facilmente elettrificabili).

UNDICI PAESI EUROPEI CONTRO L’ETS

In un documento sulla competitività industriale europea, che ha ripreso i temi emersi al vertice di Anversa di febbraio, undici paesi membri dell’Unione – Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna – hanno chiesto a Bruxelles, tra le altre cose, una modifica dell’Ets.

Come riportato dal Sole 24 Ore, i firmatari del documento vogliono dalla Commissione europea “una revisione” dell’Ets “che rafforzi la competitività dell’Unione garantendo un segnale di prezzo efficace, prevedibilità, stabilità del mercato e protezione contro l’eccessiva volatilità dei prezzi, nonché un approccio pragmatico all’assegnazione gratuita (delle quote di emissione, ndr) che promuova gli investimenti in tecnologie rispettose del clima e fornisca solide garanzie contro la re-localizzazione delle emissioni”.

LA LINEA ITALIANA E LA MODERAZIONE FRANCO-TEDESCA

Ma l’Italia si è spinta oltre, arrivando a proporre la sospensione del meccanismo: il ministro delle Imprese Adolfo Urso l’ha infatti definito “una ulteriore tassa a carico delle imprese, incidendo sui costi e limitandone la competitività”.

Più moderata è stata la Germania, che pur dicendo di volere una riforma “rapida” dell’Ets, non si è espressa sulla sua sospensione. La Francia, similmente, ha chiesto di agire con “prudenza” nella revisione del meccanismo.

LA RISPOSTA DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Il commissario per l’Industria Stéphane Séjourné ha risposto alle sollecitazioni dei paesi membri riconoscendo la necessità di “riflettere e ridiscutere l’Ets, che dovrà tornare ad essere uno strumento di investimento e non essere percepito come uno strumento di tassazione”. Ha escluso, però, la possibilità di sospendere il meccanismo, che è uno dei perni dell’agenda climatico-economica della Commissione: una revisione del sistema, però, è prevista entro l’estate.

Il commissario ha detto anche che “i proventi degli Ets devono essere utilizzati per la decarbonizzazione, gli investimenti e la modernizzazione delle nostre industrie”.

IL DECRETO BOLLETTE, CONFINDUSTRIA ED ELETTRICITÀ FUTURA

Anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, aveva chiesto alle autorità europee di “sospendere temporaneamente” l’applicazione dell’Ets sul settore manifatturiero, sulla produzione termoelettrica dal gas naturale, sul trasporto marittimo, sugli edifici e sulla mobilità. A suo dire, il meccanismo si è trasformato “da strumento di decarbonizzazione a veicolo di speculazione finanziaria”, che “non genera i benefici di decarbonizzazione cui aspira, mentre di fatto grava sulla capacità competitiva dell’industria europea”, visto che la maggior parte delle emissioni globali non è coperto da sistemi simili.

Recentemente, Orsini ha lodato il decreto Bollette del governo: “va nella direzione del sostegno alle imprese”, ha detto, “e rappresenta un passo importante”. Il provvedimento, in effetti, soddisfa la richiesta di Confindustria perché esclude il costo delle quote Ets dalla formazione del prezzo dell’energia elettrica, andando a rimborsare gli operatori termoelettrici per favorire l’abbassamento del prezzo all’ingrosso dell’elettricità. La misura, però, dovrà essere approvata dalla Commissione europea.

Dovendo tener conto anche degli interessi delle società elettriche che hanno aderito a Confindustria, Orsini ha voluto sottolineare la necessità di “monitorare che queste misure non incidano sullo sviluppo del settore energetico italiano”. Gli operatori rinnovabili, in particolare, hanno protestato contro la sospensione dell’Ets: dato che la generazione eolica e solare, ad esempio, non emette CO2, le aziende che gestiscono questi impianti non devono pagare le quote Ets; tuttavia, beneficiano comunque dell’aumento del prezzo all’ingrosso dell’elettricità perché – semplificando – questo viene fissato dalle centrali a gas ma si applica all’intero mercato.

E infatti Elettricità Futura, l’associazione di rappresentanza del settore elettrico italiano che aderisce a Confindustria, è scontenta per il decreto Bollette. Il 21 febbraio Repubblica ha scritto così:

Nei prossimi giorni dovrebbe riunirsi un comitato esecutivo di Elettricità Futura, l’associazione di settore che sta in Confindustria, presieduta proprio da un dirigente di Enel, per decidere se e quale posizione prendere. Non manca un’ala “dura” dell’associazione che, alla luce degli interessi divergenti tra i produttori di energia e i produttori di altri beni, spinge per una rottura netta. Ma l’uscita dagli elettrici dal sistema confindustriale – ne ha parlato ieri anche il quotidiano Mf – è un fuoco intermittente: anche un anno fa era stata ventilata, ma senza conseguenze concrete.

– Leggi anche: Tutti i motivi degli scazzi tra Enel e Confindustria sui prezzi dell’energia

Perfino l’ex-presidente di Elettricità Futura, Agostino Re Rebaudengo, ha definito “inefficace ridurre il costo dell’energia incentivando il gas – la vera causa degli alti costi – e creando nuovi oneri sulla bolletta elettrica”. A suo dire, “bloccare o indebolire l’Ets sarebbe un errore per più ragioni. Da oltre vent’anni, l’Europa ha intrapreso la strada della decarbonizzazione, orientando politiche, investimenti industriali e innovazione tecnologica in quella direzione. Intervenire oggi su quel quadro significherebbe cambiare retroattivamente le condizioni economiche di investimenti già realizzati” e “alterare la competitività delle tecnologie”.

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