Al board – comitato in italiano – della pace a Gaza, per quanto tradotto in “bordello” di affari più o meno personali del presidente americano Donald Trump, per esempio sul manifesto all’indomani dell’annuncio della sua formazione, l’Italia parteciperà dunque come paese “osservatore”. Invitato dallo stesso Trump, non potendo aderirvi a tutti gli effetti perché mancano “le condizioni di parità con gli altri Stati” imposte dall’articolo 11 della Costituzione per associarsi in pieno a organismi internazionali di pace, appunto. Che possono comportare “limitazioni di sovranità”.
Il ruolo di osservatore concordato dietro le quinte nei giorni scorsi, presumibilmente anche col Presidente della Repubblica, e infine formalizzato in un passaggio parlamentare, come si dice in gergo politico e come richiesto anche qui probabilmente dal Capo dello Stato, è stato visto, interpretato, denunciato, contestato dalle opposizioni, una volta tanto riuscite alla Camera a elaborare una risoluzione comune, come un aggiramento della Costituzione sul piano del diritto, diciamo così, e una sottomissione a Trump sul piano politico.
Solo i fatti naturalmente potranno dire, in tempi non brevi, visto anche ciò che continua ad accadere a Gaza e dintorni in attesa di una pace vera e di una riviera di affari, chi in questi giorni abbia sbagliato o stia sbagliando di più o di meno. Sbagliato, non azzeccato, perché francamente e personalmente, temo più il pessimismo della ragione che l’ottimismo della volontà.
Mi sembra tuttavia che tra le tante formule o immagini negative applicate al comitato di pace a Gaza, chiamiamolo pure semplicemente così, la più bislacca sia quella di una “Onu privata” che con la solita disinvoltura il presidente americano sia riuscito a realizzare con le complicità di amici e soci di affari. Se lo ha fatto davvero, si è portato appresso il consenso delle stesse Nazioni Unite con una risoluzione del Consiglio di sicurezza, numero 2863, approvata nel mese di novembre scorso, evidentemente senza che nessuno se ne accorgesse, sulla questione di Gaza appunto.






