Sebbene l’incontro sia avvenuto in pieno inverno, governo e Stellantis provano la via del disgelo, dopo che nel recente passato l’esecutivo, irritato da numeri sulla produzione sempre più bassi e allarmanti, aveva marcato stretto il Gruppo presieduto da John Elkann e guidato da Antonio Filosa, congelando il nome dell’Alfa Romeo Milano prodotta in Polonia e l’arrivo in Italia delle Fiat Topolino fatte in Marocco in nome della legge sull’Italian sounding.
I NUMERI DA CUI SI DEVE RIPARTIRE
I numeri, per la verità, nel frattempo sono persino peggiorati: nel 2025 la produzione di Stellantis in Italia, tra automobili e veicoli commerciali, è scesa a 379.706 unità, il 20,1 per cento in meno rispetto all’annus horribilis 2024, quando i livelli erano tornati a quelli degli anni ’50. In neanche 24 mesi i livelli produttivi della casa automobilistica guidata da Antonio Filosa si sono dimezzati rispetto al 2023, quando ammontavano a 751.384 unità. Come se non bastasse, diversi stabilimenti hanno iniziato l’anno come lo avevano finito: coi cancelli sbarrati e gli addetti in cassa integrazione. Per tacer naturalmente di Maserati che continua a versare in una situazione drammatica.
STELLANTIS GUARDA ALTROVE?
Allarmano inoltre le operazioni algerine (proprio oggi, scrive l’Agenzia Nova, “circa cento imprese dell’indotto automobilistico torinese e piemontese parteciperanno a Torino a un forum promosso da Stellantis dedicato alle opportunità di investimento in Algeria. L’iniziativa, intitolata ‘Stellantis Algeria meets Turin companies’, rientra nella strategia del gruppo volta a rafforzare l’ecosistema industriale collegato allo stabilimento di Tafraoui, nei pressi di Orano, destinato a un progressivo aumento dei volumi produttivi. L’obiettivo del forum è individuare fornitori italiani interessati a sviluppare attività industriali o di approvvigionamento legate al mercato algerino”) e soprattutto l’annuncio di voler presentare il primo piano industriale dell’era Filosa negli States di Donald Trump, cui Stellantis ha già promesso investimenti monstre da 13 miliardi di dollari: si teme infatti che l’Europa diventi marginale nella nuova geografia industriale del Gruppo.
IL GOVERNO TENDE LA MANO
Il tavolo sull’automobile italiana divenuto ormai fisso al ministero delle Imprese e del Made in Italy per seguire la crisi degli stabilimenti ha partorito nel mentre l’atteso stanziamento del miliardo e 600 milioni di euro del Fondo Automotive: il Dpcm, doveroso ricordarlo, era atteso dal 2025. Parallelamente, il numero uno di Stellantis in Europa, Emanuele Cappellano, ha rassicurato l’esecutivo con diverse dichiarazioni roboanti che hanno nel refrain “Stellantis conferma il proprio impegno per l’Italia” il proprio leitmotiv.
E STELLANTIS PROMETTE
“Il 2025 – almeno secondo la lettura che ne dà Cappellano riportata dal Sole24Ore – si è chiuso con un aumento della produzione a Mirafiori di quasi il 28%, spinta dalla nuova 500 ibrida. Nelle prossime settimane a Melfi riavvieremo il secondo turno produttivo per andare incontro alle richieste che stanno arrivando per la nuova Compass”. Inoltre torna il terzo turno produttivo nello stabilimento di Atessa, “che abiliterà la produzione di 200 veicoli aggiuntivi al giorno nello stabilimento abruzzese”.
COSA NON TORNA
il gruppo controllato da Exor della famiglia Agnelli-Elkann evita accuratamente ogni accenno alla gigafactory di Termoli frutto della joint venture con Mercedes e Total: la bolla dell’auto elettrica, del resto, rende difficilmente immaginabile che l’azienda insista lungo quella strada. Nell’attesa, nello stabilimento saranno destinati nuovi investimenti per mantenere attivi i motori Global Small Engine FireFly oltre il 2030, aggiornati alla normativa Euro 7.
La sensazione però è che Stellantis continui a calciare la palla lontano. Lo scorso autunno l’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, aveva fatto sapere che il progetto di Termoli era “in attesa di una decisione da parte di Automotive Cells Company entro fine anno”. Il 2025 è finito da un po’ e Cappellano si è limitato a dire: “Acc [ovvero la jv ndR] è ancora impegnata nella definizione della sua strategia sulle gigafactory”.
Il TGR Molise sottolinea la cautela dai sindacati: “Stellantis, si fa notare, non ha nuovi motori da mettere in commercio, più facile che si punti sulla revisione degli attuali. A Rivolta del Re resteranno solo il V6 e il Gse. La richiesta resta quella di raddoppiare la linea del cambio Edct per l’ibrido e di estendere il Gse ad almeno 5/6 modelli del gruppo: in caso contrario mantenere la piena occupazione sarà difficil. Infine il nodo gigafactory: grave – per i sindacati – che il ministero non convochi Acc per avere subito una risposta definitiva”.
Non rassicurano nemmeno gli annunci riguardanti Cassino, fabbrica sopravvissuta a stento a un anno in cui ha sfornato solo 19.364 unità unità sfornate (contro le oltre 135mila del 2017, annotano i sindacati) e da inizio gennaio, sottolineano sul Fatto, ha lavorato appena 4 giorni con nuovi stop previsti per febbraio. Nel 2025, osservano dall’Ansa, sono state più le giornate di fermo che quelle lavorate, scendendo sotto gli 85 giorni di attività. “Nel frattempo Cassino Plant continua a liberarsi di aree diventate in eccesso: la gestione dello storico Centro Sportivo con i suoi 4 campi da calcio, campi da tennis e palestra coperta attrezzata passa al Centro Universitario Sportivo. Nulla di fatto invece per la Palazzina Uffici nella quale un tempo c’era la direzione strategica: c’è stato un interessamento per trasformarla in studentato da mettere a disposizione degli universitari che anche a Cassino hanno difficoltà a reperire alloggi in affitto”.
Una ventata d’aria fresca arriverà, secondo Stellantis, dalla nuova Grecale, tuttavia considerate le condizioni in cui versa Maserati, è difficile accogliere la notizia con ottimismo. Si resta guardinghi pure sul fronte di Pomigliano, finora considerato il solo ancora in salute, dal momento che la produzione della Fiat Panda ha registrato una contrazione di oltre il 20% nel corso del 2025 e i sindacati temono si farà sentire nel corso del 2026 la concorrenza della Grande Panda, assegnata alla divisione in Serbia.
MELFI SI AGGRAPPA A SCUDERIE CHE NON CORRONO
Infine Melfi sembra destinataria di un contentino: nel 2026 debutteranno un nuovo modello DS e la Lancia Gamma elettrica e ibrida e in entrambi i casi si tratta di due marchi che non riescono a ritagliarsi quote di mercato importanti, tanto che assieme a Maserati vengono spesso indicati dagli osservatori come quelli sacrificabili laddove ci fosse una razionalizzazione del portafogli del Gruppo che vanta 14 scuderie e non tutte stanno portando a casa i risultati sperati.
Se DS non ha mai performato, Lancia oggi pare l’esuvia vuota di ciò che fu un tempo (non a caso le sue ammiraglie finivano al Quirinale). Senza andare troppo lontano, ai tempi della Flaminia e della Fulvia, o della Stratos per ciò che concerne l’iconografia rally, Motori.it segnala: nel 2025 le vendite del brand sono crollate a quota 11.754 unità, […] un dato che, se confrontato con il picco di 67.225 auto raggiunto nel 2016, rende l’idea di quanto profonda sia la crisi che sta travolgendo il marchio. A nulla, almeno per ora, sono valsi il lancio della nuova Ypsilon a febbraio 2024 e l’apertura di ben 70 showroom in Europa: la parabola discendente sembra inarrestabile e la domanda sorge spontanea – cosa ne sarà del glorioso marchio torinese?”
Un quesito che è rimbalzato spesso tra gli appassionati, come pure gli investitori e gli analisti. E non è il solo, considerata la situazione nebulosa fin qua descritta degli hub italiani. Il 21 maggio, in occasione dell’investor day 2026 in programma il 21 maggio ad Auburn Hills, in Michigan, l’ad di Stellantis Antonio Filosa svelerà Piano industriale 2026 e con esso il futuro del Gruppo. Inevitabilmente arriveranno anche le agognate risposte.






