Che Stellantis, gruppo automobilistico controllato da Exor e proprietario – tra gli altri – dei marchi Fiat, Chrysler, Citroen, Opel, Peugeot, Alfa Romeo, Lancia e Jeep avesse grandi progetti per l’Algeria è noto da tempo: il piano affonda le proprie radici nell’era Tavares ed è uno dei pochi che il suo successore, Antonio Filosa, non solo pare voler mantenere ma persino estendere.
STELLANTIS PRODUCE OPEL IN ALGERIA
L’annuncio è stato fatto via LinkedIn da Florian Huettl: “Opel sceglie l’Algeria per il suo nuovo sito produttivo fuori dall’Europa”, ha scritto il top manager. Che poi ha aggiunto: “Negli ultimi due anni l’Algeria è stata per noi un’area di particolare interesse. Il costante approfondimento delle nostre partnership ha ora portato a un chiaro passo successivo: un’unità di produzione dedicata in Algeria, progettata per servire i clienti algerini e integrare la consolidata rete di produzione europea di Opel”.
Nel giro di poche ore gli ha fatto eco Samir Cherfan, responsabile della regione Medio Oriente & Africa, che sempre su LinkedIn ha scritto: “Recentemente ho partecipato a una sessione di lavoro ad Algeri con Florian Huettl, Ceo di Opel Automotive GmbH, durante la quale abbiamo ribadito la nostra ambizione comune: realizzare il progetto dello stabilimento Opel e contribuire attivamente allo sviluppo dell’industria automobilistica nazionale attraverso la produzione locale, l’integrazione industriale e gli investimenti a lungo termine. […] Questo futuro sito produttivo – ha spiegato Cherfan – andrà a completare la rete di produzione consolidata di Opel in Europa, consentendoci di servire meglio i clienti algerini e l’intera regione del Medio Oriente e dell’Africa. È perfettamente in linea con la nostra strategia: prodotto nella regione, per la regione.
GLI ALTRI PIANI ALGERINI DI STELLANTIS
Al netto degli annunci del marchio tedesco, l’interesse di Stellantis per l’Algeria come si anticipava risulta evidente da tempo. Secondo quanto annunciato in precedenza, Fiat intende commercializzare in Algeria Fiat 500 Hybrid, Fiat 500X, Fiat Tipo, Fiat Doblò, Fiat Scudo e Fiat Ducato: pietra angolare del progetto l’hub di Orano – Tafraoui che si è aggiudicato la produzione di quattro dei sei modelli, partendo dalla 500 Hybrid e dal Doblò. Il tutto attraverso un investimento iniziale da 200 milioni di euro.
Lo scorso settembre Stellantis Algeria ha presentato la Grande Panda che ha il primato di essere il primo veicolo prodotto localmente in formato Ckd (kit completo di pezzi di ricambio completamente smontati e assemblati in loco) presso lo stabilimento di Tafraoui a Orano. In quella occasione l’Agi dettagliava: “Sono già stati firmati accordi con fornitori locali per la produzione di componenti, con l’obiettivo di aumentare gradualmente la quota di contenuto interno. Attualmente, i componenti in plastica per interni e sedili vengono prodotti in Algeria, mentre sono in corso progetti per la produzione di batterie e pneumatici. L’obiettivo dichiarato è raggiungere un tasso di integrazione del 30% entro la fine del 2026”.
LA JUNIOR SI SPOSTA DALLA POLONIA ALL’ALGERIA
Secondo voci di corridoio, inoltre, Stellantis a Orano vorrebbe produrre un altro marchio italiano: un modello di Alfa Romeo. E dal momento che non sono previsti nuovi modelli del Biscione nell’attuale pipeline, molti osservatori ritengono che possa trattarsi dell’Alfa Romeo Junior (ex Alfa Romeo Milano: il nome cambiò dopo che il ministero del Made in Italy si mise in mezzo evocando l’applicazione della legge sull’Italian sounding dato che la vettura era prodotta in Polonia) che si sposterebbe perciò da Tychy all’Algeria.
E A TYCHY PARTONO I PRIMI LICENZIAMENTI
Potrebbe essere insomma tutt’altro che casuale il fatto che Tychy stia per perdere non meno di 320 posti di lavoro, che per i sindacati sarebbero però destinati a lievitare fino a 740 unità, includendo i contratti in scadenza nel primo trimestre del 2026 che non verrebbero più rinnovati e i rapporti di lavoro tramite agenzie interinali.
FIAT INVADE IL NORD AFRICA
La colorata vicenda del sequestro nei porti italiani delle Fiat Topolino destinate a essere sorvegliate a vista dai doganieri fino a quando non avessero ammainato l’italico tricolore sulla carrozzeria – la cui presenza violava la normativa del nostro Paese a tutela del Made in Italy, essendo prodotte in Marocco – aveva acceso un faro della stampa sui progetti nordafricani di Stellantis.
Il gruppo automobilistico guidato da Antonio Filosa la scorsa estate ha inoltre annunciato un investimento da 1,2 miliardi di euro per espandere il proprio polo industriale di Kenitra, in Marocco, portandone la capacità produttiva a 1 milione di veicoli all’anno entro il 2030. Il colosso italofrancese nell’area prevede anche 3.100 nuove assunzioni e i suoi progetti contemplano l’introduzione di una nuova generazione di motori mild-hybrid dal 2026 e l’avvio della produzione di microcar elettriche.
I MARCHI ITALIANI INCHIODANO IN ITALIA
Tutto ciò naturalmente stride con la situazione in cui versano gli stabilimenti italiani che avrebbero potuto agilmente produrre le Fiat realizzate in Nord Africa dal momento che, spiegano da Fim-Cisl, nel 2025 nel nostro Paese sono state realizzate complessivamente 379.706 unità tra autovetture e veicoli commerciali, con un calo del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, anno già molto sottotono per numeri e vendite. Solo Mirafiori (+16,5%) registra un dato positivo rispetto al 2024. Tutti gli altri siti mostrano perdite a doppia cifra, comprese tra il –13,5% di Atessa e il –47,2% di Melfi.
“In meno di due anni – dicono gli analisti che hanno curato il report -, le produzioni si sono dimezzate rispetto al 2023, quando si attestavano a 751.384 veicoli, nonostante nei tavoli ministeriali fosse stato indicato l’obiettivo di 1 milione di unità”. Insomma, mentre i marchi italiani nel portafogli di Stellantis inchiodano in Italia, l’azienda presieduta da John Elkann accelera in Nord Africa.




