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Decreto Dignità, come impedire davvero le delocalizzazioni

Una parte rilevante del cosiddetto “decreto dignità” riguarda le delocalizzazioni, questione a cui lo stesso ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, ha dato risalto nel presentare l’intervento. Il fenomeno è sempre più centrale nell’andamento economico ed è molto più complesso del semplice costo del lavoro altrove inferiore (specialmente ad Est).

Il decreto è imperniato su un meccanismo punitivo a contrasto del fenomeno. Ora, premesso che qualche investitore che fa il furbo lo abbiamo, è chiaro altrettanto che per rendere meno frequenti le delocalizzazioni, più che punire chi delocalizza bisogna rendere più attrattivo il terreno per chi investe. E il problema del costo del lavoro – a parte il fatto che il nostro è in linea con la media europea – è parziale.

Il gap che abbiamo in aspetti determinanti per la crescita – quali fisco, energia (ci costa circa il 30% in più rispetto ai nostri diretti competitor!), burocrazia e infrastrutture – è noto da anni. I furbi vanno certamente puniti, ma sono questi i veri problemi che fanno scappare gli investitori.

L’Italia, per il futuro del suo manufacturing, ha prima di tutto bisogno di rilanciare la sua capacità attrattiva.

Twitter: @sabella_thinkin

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