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Gli Usa sono pronti a causa ad Fca per aver truccato le emissioni di 104mila veicoli diesel. Anche la Commissione Ue apre procedura di infrazione per i software per il controllo delle emissioni inquinanti montati sulla 500X

 

Giorni davvero difficili per FCA. La casa automobilistica italiane è nel mirino delle autorità europee e americane per aver falsificato i test sulle emissioni delle vetture diesel. E mentre l’Europa è pronta ad aprire una procedura di infrazione nei confronti dell’azienda italiana, gli Usa potrebbero far causa. Se l’accusa è la stessa, però, diverso è il mercato e diverse sono le vetture coinvolte nello scandalo dieselgate. Ma andiamo per gradi.

Perchè dall’Europa arriva una procedura di infrazione

Partiamo dal Vecchio Continente. La Commissione Europea ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia, per la violazione delle norme europee sull’omologazione degli autoveicoli di Fiat. In particolare, il Bel Paese ha due mesi di tempo per chiarire se su alcune vetture di Fca sono state usati “defeat devices” illegali o meno. Nel mirino della Commissione i software per il controllo delle emissioni inquinanti montati sulla 500X.

Ci spieghiamo. In base alle leggi europee, le autorità nazionali hanno l’obbligo di verificare che le automobili delle case locali possano soddisfare le norme Ue, prima che “le singole auto possano essere vendute sul mercato unico”. E non solo, se Fiat Chrysler Automobiles viola quegli obblighi, l’autorità nazionale dovrebbe adottare misure correttive (ad esempio ordinare un richiamo) o applicare sanzioni.

E allora, Bruxelles si rivolge al Governo Italiano per chiedere chiarimenti circa l’“insufficiente giustificazione” fornita da Fca per la necessità tecnica dell’impianto di manipolazione delle 500X, per poter verificare “se l’Italia è venuta meno al suo obbligo di adottare misure correttive per quanto riguarda il tipo di veicolo Fca in questione e di imporre sanzioni al costruttore di automobili”.

Dobbiamo ricordare che le leggi in vigore nell’Ue vietano l’uso di impianti di manipolazione come software, timer o finestre termiche che conducono a un aumento delle emissioni di ossido di azoto al di fuori del ciclo di prova, a meno che essi non siano necessari per proteggere il motore da eventuali danni o avarie e per garantire un funzionamento sicuro del veicolo.

Diverse case automobilistiche del Vecchio Continente avrebbero “prestato ben poca attenzione alle misurazione delle emissioni e alcuni hanno persino infranto la legge”, avrebbe commentato la commissaria per il Mercato interno, Elzbieta Bienkowska. “Lo scandalo sulle emissioni ha dimostrato che la responsabilità di far rispettare la legge e di punire coloro che la violano non può essere lasciata esclusivamente ai singoli Stati membri”.

Fca e la partita Usa

Problemi di emissioni anche in America. L’accusa rivolta alla casa nostrana è di aver truccato le emissioni di 104mila veicoli diesel (Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram prodotti nel 2014-2016).  I “sistemi di controllo delle emissioni rispettano le normative applicabili”, avrebbe già assicurato la casa automobilistica in una nota.

Ma le indagini vanno avanti e, secondo Bloomberg, il Dipartimento di giustizia sarebbe pronto già a fare causa a Fiat Chrysler nel caso in cui i negoziati in corso dovrebbero portare ai risultati sperati. La causa potrebbe essere intentata già questa settimana.

FcaLo scenario che si prospetta non è certo dei migliori: le sanzioni potrebbero arrivare a 4,6 miliardi di dollari.

Non solo Fca

settembre 2015, la US Environmental Protection Agency denunciava il Gruppo Volkswagen per l’utilizzo di un “defeat device” nei motori motori diesel. Le auto del brand tedesco, dunque, producevano emissioni ben più alte rispetto a quelle legalmente consentite dai regolamenti federali e statali americani, ma riuscivano a superare i test grazie a un dispositivo che riconosceva quando l’auto era in prova dalle autorità.

Dopo mesi di indagini e di accese polemiche intorno alla questione, Volkswagen a marzo 2017 si è dichiarata colpevole davanti alla giustizia americana di frode e costruzione alla giustizia. L’ammissione di colpa non stupisce. Tutto era già previsto nell’accordo raggiunto in gennaio 2017: la casa tedesca si sarebbe dichiarata colpevole e si sarebbe impegnate a pagare 4,3 miliardi di dollari in sanzioni civili e penali.

E’ finita sotto accusa anche Renault. Secondo un rapporto confidenziale della Direzione generale della concorrenza, del consumo e controllo delle frodi francese, infatti, la casa automobilistica sarebbe accusata di “strategia fraudolente” per aver sistematicamente falsato, per gli ultimi 25 anni, le prove sulle emissioni inquinanti dei suoi motori.

Nel documento di accusa si sostiene che “Renault sta ingannando i consumatori in materia di controlli tra cui controllo regolamentare l’approvazione delle emissioni di sostanze inquinanti”. Vi sarebbero, infatti, “differenze significative tra le prestazioni di alcuni motori Renault durante i test di laboratorio e quando usato in condizioni reali”.

RenaultLa casa automobilistica avrebbe installato “un dispositivo fraudolento che modifica in particolare il funzionamento del motore per ridurre le emissioni di NOx (ossidi di azoto) in condizioni specifiche della prova di omologazione”, ingannando le autorità fin dal 1990.

Sarebbero coinvolti nello scandalo ben 900 mila autovetture, anche se non si conoscono con certezza i modelli. Come Fca, anche Renault avrebbe respinto le accuse.

Dallo scandalo dieselgate alla corsa all’auto elettrica

La corsa all’auto elettrica

Se da una parte, lo scandalo dieselgate ha fatto innescare nuove inchieste, dall’altra ha cambiato radicalmente il mercato dell’auto, spingendo le principali case automobilistiche europee a virare sull’auto elettrica.

Negli ultimi mesi sono aumentati i progetti in tal senso. Partiamo proprio da VolksWagen, che prova a riabilitarsi sul mercato puntando all’auto a batteria. Secondo il piano strategico “Together – Strategy 2025”, la casa dovrebbe lanciare entro il 2025, 30 nuovi modelli di auto elettriche.

auto elettricaAnche Mercedes-Benz prepara l’offensiva per scendere in campo, in modo deciso, nel settore. Nelle scorse settimane, infatti, è stato raggiunto un accordo quadro per il processo di modernizzazione dello storico stabilimento di Untertürkheim, centro di riferimento per la rete di produzione powertrain. Azienda e Consiglio di fabbrica assicureranno una costante crescita della produzione di motori tradizionali e, allo stesso tempo, intendono prepararsi alle future sfide dell’elettromobilità.

E mentre Bmw migliora e amplia la gamma “i”, quella dedicata alle batterie, Opel prova a conquistare il mercato con la sua Ampera. Ad entrare in partita anche l’italiana Fca, con un’auto a guida autonoma, la Portal.

Intanto sempre più città hanno deciso di mettere al bando i veicoli diesel. Prima fra tutti Londra. Il Westminster City Council di Londra ha deciso che, a partire dal 3 aprile, le vetture a gasolio, indipendentemente dalla loro classe di emissione, per parcheggiare nelle aree centrali della capitale inglese, inclusa buona parte del West End, pagheranno il 50% in più degli altri veicoli. Si spera in questo modo di incentivare la scelta di veicoli elettrici o ad altri trazioni, a basse emissioni. E non è tutto. Il sindaco Sadiq Khan ha pensato a degli incentivi che potessero accelerare il ricambio del parco auto. 

 

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