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Tutti i perché della retromarcia di Trump su Zte

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Le sanzioni a Zte avrebbero avuto importanti conseguenze anche su alcune aziende americane, fornitrici del gruppo cinese. Articolo di Giusy Caretto


La pace commerciale tra Cina e Stati Uniti potrebbe arrivare presto: a mettere fine alla guerra tra e grandi potenze, infatti, essere siglata dalla grazie che Donald Trump potrebbe concedere a Zte, il colosso della tecnologia di Pechino che è stato costretto a sospendere le sue principali attività dopo che il dipartimento al commercio Usa ha vietato le forniture da parte delle imprese americane.

COSA E’ ACCADUTO A ZTE

Zte, che impiega circa 75.000 dipendenti ed è anche il quarto più grande fornitore di smartphone negli Stati Uniti, secondo gli americani avrebbe violato l’embargo contro Iran e Corea del nord, vendendo prodotti tecnologici ai due Paesi colpiti dalle sanzioni di Washington. Per espiare le colpe, nonostante si fosse dichiarata più volte innocente, “nel marzo 2017, Zte ha acconsentito a una pena combinata civile e penale e alla confisca di 1,19 miliardi di dollari dopo aver spedito illegalmente attrezzature per telecomunicazioni in Iran e Corea del Nord, rendendo dichiarazioni false e ostacolando la giustizia anche prevenendo la divulgazione e affermando il governo americano in modo affermativo” e, sempre in quella occasione, “oltre a queste sanzioni pecuniarie, ha anche concordato un divieto di esportazione per sette anni di sospensione dei privilegi di esportazione, che potrebbe essere attivato se non fosse rispettato alcun aspetto dell’accordo”, ha spiegato il dipartimento del commercio Usa.

CINA CHIEDE GRAZIA A USA

Una decisione simile ha messo in ginocchio Zte, che è stata costretta a sospendere le sue principali attività. Anche il governo cinese e il presidente Xi Jinping sono scesi in campo: nei colloqui tenutisi a Pechino all’inizio di questo mese, la Cina ha chiesto agli Stati Uniti di rimodulare e ridefinire le sanzioni imposte a Zte.

COSA PROMETTE TRUMP

“Io e il presidente X stiamo lavorando insieme per garantire alla società di telecomunicazioni cinese Zte un modo per tornare velocemente alla sua attività. Troppi posti di lavoro si stanno perdendo in Cina”, ha scritto Donald Trump su Twitter. L’inquilino della Casa Bianca, avrebbe già dato istruzioni precise al dipartimento al commercio per ripristinare la situazione.

trump

“Apprezziamo molto la dichiarazione positiva da parte degli Stati Uniti su ZTE e manteniamo stretti contatti con loro sulla questione”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Lu Kang.

UN FAVORE SOLO ALLA CINA?

Quella che potrebbe sembrare una grazia concessa a Pechino (e che per tanti motivi lo è davvero), in realtà è anche un modo per salvare piccole e medie imprese americane. Le sanzioni imposte alla società asiatica, infatti, pesano anche sui produttori americani di componenti ottici come Acacia Communications e Oclaro (da cui Zte compra apparecchiature di telecomunicazione), che nelle scorse settimane hanno subito un crollo rilevante del valore delle loro azioni.

L’azienda di Pechino nel 2017 Zte ha acquisito dai suoi 211 fornitori americani beni e servizi per 2,3 miliardi di dollari (Zte fa affari anche con Qualcomm, Intel e Alphabet): le imprese a stelle e strisce forniscono dal 25% al 30% dei componenti utilizzati nelle apparecchiature di Zte.

QUALCUNO LA PRENDE MALE

C’è chi non è molto contento di quanto deciso da Donald Trump, come riporta la CNN.  Adam Schiff, un deputato democratico della California, ha risposto al tweet di Trump scrivendo che “dovrebbe interessarsi di più della nostra sicurezza nazionale rispetto ai posti di lavoro cinesi”. “I nostri servizi segreti hanno avvertito che la tecnologia e i telefoni ZTE rappresentano una grave minaccia per la sicurezza informatica”, ha aggiunto Schiff.

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