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Borghi Italiani

Airbnb lancia un progetto per la promozione di oltre 40 Borghi d’Italia

La tecnologia ed il turismo 2.0 incontrano la tradizione: Airbnb lancia Borghi Italiani, Italian Villages nella versione internazionale, un progetto per far conoscere i numerosissimi borghi italiani (non abbiamo numeri certi dal momento che non esiste una una classificazione condivisa a livello ufficiale del concetto di borgo).

Dunque, mentre la casa di San Francisco continua a fare guerra alla tassa sugli affitti brevi, rivolgendosi al Tar e al Garante della concorrenza, ha deciso di puntare sul mercato italiano.

Anno Italiano dei Borghi

Il progetto di Airbnb non nasce dal nulla: il 2017 è stato eletto dal Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del turismo l’anno italiano dei Borghi e del turismo esperienziale, quello fatto di passeggiate tra monumenti e natura, di realtà piccole e poco affollate, di buon cibo e tradizioni.

Il Progetto, sostenuto, oltre che dal Ministero, da 18 Regioni, da Enit e dalle associazione dei borghi, è funzionale a quanto previsto dallo stesso Piano Strategico 2017-22 del turismo che ha tra i propri obiettivi il rinnovamento e l’ampliamento della offerta turistica, la valorizzazione di nuove mete  e la creazione di occupazione.

Il progetto Italian Villages

A dare un’importante spinta a tutto questo è il digitale. Meglio, il turismo 2.0, quello che sceglie e programma le proprie vacanze tramite il web e tramite piattaforme.

Airbnb ha lanciato il piano nazionale Borghi Italiani (Italian Villages) per contribuire alla valorizzazione di questi luoghi e delle loro comunità. Puntando sulle case degli stessi abitanti (spesso nei borghi mancano le strutture ricettive), la casa di San Francisco punta a far conoscere i piccoli centri italiani ai viaggiatori di tutto il mondo, accendendo i riflettori su paesaggi, tradizioni e saperi unici, e provando ad “espandere le economie locali e promuovere un turismo più sostenibile, fuori dalle rotte italiane più battute”, come si legge su Airbnbcitizien Italia.

Il turismo 2.0 ha rivoluzionato il nostro modo di viaggiare, amplificando e trasformando la nostra esperienza da turisti che possono diventare ospiti delle comunità locali anche poco conosciute.

Il progetto a stelle e strisce per l’Italia è patrocinato da ANCI, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, e sviluppato in collaborazione con il MiBACT, e prevede la valorizzazione di oltre 40 borghi, diffusi in tutto il Paese, attraverso un ventaglio di progetti diversi.

Borghi e città rurali, sempre più amati ed apprezzati

A dirla tutta, a spingere Airbnb a valorizzare i Borghi d’Italia, non è stato solo l’annuncio del Mibact, ma anche i numeri. Secondo il rapporto “Condividere l’Italia rurale”, infatti, crescono i turisti che prediligono i soggiorni nelle aree rurali: negli ultimi 12 mesi, gli host (ovvero coloro che offrono ospitalità) residenti delle aree rurali (47 anni l’età media, il 52% donne) hanno guadagnato complessivamente quasi 80 milioni di Euro, ospitando oltre 540.000 viaggiatori.

Il guadagno annuale medio dell’host è stato di 1.600 Euro, frutto in genere di 16 notti prenotate.

Un sito dedicato

Airbnb ha pensato alla creazione di un sito dedicato (http://italianvillages.byairbnb.com) per la promozione internazionale di ben 20 Borghi, uno per ciascuna delle regioni italiane.

Ogni borgo viene raccontato attraverso parole e immagini: a beneficiare di questa vetrina speciale sono Aieta (Calabria), Apricale (Liguria), Asolo (Veneto), Barolo (Piemonte), Bevagna (Umbria), Bitti (Sardegna), Città Sant’Angelo (Abruzzo), Cividale del Friuli (Friuli Venezia Giulia), Dozza (Emilia Romagna), Étroubles (Valle d’Aosta), Furore (Campania), Mezzano (Trentino Alto Adige), Moresco (Marche), Pisticci (Basilicata), Poggiorsini (Puglia), Sabbioneta (Lombardia), San Casciano dei Bagni (Toscana), Sperlonga (Lazio), Savoca (Sicilia) e Torella del Sannio (Molise).

Il sito costituirà uno strumento di marketing territoriale e potrà espandersi in futuro con nuovi borghi.

Promozione via social

Il progetto prevede la promozione delle zone rurali anche attraverso i social: su Facebook e Twitter finiranno immagini e storie di altri venti borghi, che fanno parte degli itinerari di Viaggio Italiano, iniziativa di valorizzazione di 1.000 borghi promossa da 18 Regioni italiane in collaborazione con il MiBACT.

Il recupero dei borghi

Non solo proimozione. Il progetto Airbnb passa anche attraverso la riqualificazione delle zone rirali: la società ha scelto i borghi di Lavenone in Lombardia, Civitacampomarano in Molise e Sambuca di Sicilia: qui Airbnb avvierà il recupero di alcuni spazi pubblici, grazie alla collaborazione fra Airbnb e la comunità locale, sul modello di quanto realizzato in precedenza a Civita di Bagnoregio.

Civita di Bagnoregio è un piccolo comune laziale dove una dimora storica, di proprietà comunale, caduta in disuso dopo essere stata danneggiata da un terremoto è stata riqualificata e trasformata nella Casa d’Artista. La casa, disponibile su Airbnb, è oggi aperta a viaggiatori appassionati d’arte e ad artisti, che possono soggiornarvi a prezzo agevolato.

Airbnb contro la tassa sugli affitti brevi

Non è tutto rose e fiori il rapporto tra Airbnb e Italia. Anzi. Tutti i siti che fanno da intermediari tra chi affitta e gli affittuari, come Airbnb e Booking, tra gli altri, dovranno far pagare la ritenuta del 21% per gli affitti brevi ai proprietari degli immobili entro il 16 di ogni mese successivo, come stabilito dall’Agenzia delle Entrate, che ha emanato un apposito codice tributo,   relativo al versamento delle ritenute dei contratti di locazione breve, che i soggetti di intermediazione immobiliare dovranno inserire nel modello F24.

Ma Airbnb non ci sta e  prova a difendere i suoi interessi in tribunale. La società, il 22 settembre 2017, ha deciso di far ricorso al Tar contro la norma introdotta dalla manovrina di primavera, perchè violerebbe diverse leggi comunitarie, a partire dalla direttiva 1535 del 2015 secondo cui gli Stati membri comunichino alla Commissione in maniera preventiva le nuove regole tecniche che riguardano le società digitali.

E ancora, per Airbnb, la norma violerebbe anche l’articolo 56 del Trattato di funzionamento dell’Unione europea, che vieta restrizioni alla libera prestazione di servizi all’interno del blocco comunitario, oltre che le norme sulla tutela dei dati personali dei cittadini.

Si chiede anche l’intervento della Corte di Giustizia europea

E se il Tar non potesse fermare la norma, Airbnb, tramite i suoi legali, chiede di rimandare la questione alla Corte di Giustizia europea, per valutare la sua compatibilità con il diritto comunitario.

Il ricorso all’AntAirbnbitrust

E ancora. Airbnb si è rivolta, nelle ultime ore, anche all’Antitrust convinta che la norma contenga aspetti lesivi della concorrenza. Quello che denuncia la società di San Francisco è che la legge sugli affitti brevi la penalizzino rispetto ad altri operatori del settore, come Booking che, non trasmettendo i pagamenti da ospite a proprietario, non è costretto dalla legge a trattenere la cedolare al 21%, o come le realtà più piccole, come privati e B&b, che gestiscono una rete molto piccola di utenti.

Quello che spera Airbnb è dunque la cancellazione della norma perché in contrasto con i principi della libera concorrenza.

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