Innovazione

Vi svelo gli enigmi della fatturazione elettronica

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L’analisi di Marino Longoni, condirettore del quotidiano ItaliaOggi

La fatturazione elettronica è certamente un tema divisivo. Da una parte c’è chi sostiene che si è caricato sulle spalle dei contribuenti un adempimento estremamente complesso, di cui si fa fatica a cogliere il significato e che rischia di gettare nel panico, e poi nel caos, milioni di piccoli imprenditori, lavoratori autonomi, professionisti. Perché naturalmente la scadenza del 1° gennaio 2019 arriverà senza che siano stati risolti tutti i problemi applicativi.

I RISCHI

Si paventa addirittura il rischio di un blocco del sistema informatico con l’impossibilità di emettere fattura e quindi di incassare i corrispettivi. Dall’altra parte c’è chi vede l’obbligo di fatturazione elettronica come il trampolino di lancio necessario per far compiere un balzo in avanti all’intero sistema economico. Da questo adempimento, infatti, prenderà avvio la completa digitalizzazione di tutta la filiera, con un risparmio notevole in termini di tempo e soprattutto con la possibilità di rendere trasparente tutto il processo.

COSA FARA’ L’UE?

Di fatto l’Italia si pone all’avanguardia tra tutti i grandi Paesi europei su un terreno assai complesso e in parte ancora inesplorato. I maligni dicono che la Commissione europea, che deve ancora autorizzare le nuove regole, ci sta usando come cavia. Difficile trovare un punto di equilibrio tra le due opposte tifoserie.

I 4 PILASTRI

Di fatto il sistema è stato impostato su quattro pilastri: obbligatorietà della fatturazione elettronica per tutti dal 2019; imposizione di un formato elettronico strutturato unico in xml; adozione del modello di clearance per il controllo dei dati Iva; imposizione del transito delle fatture da un postino centrale.

IL PROBLEMA DI FONDO

Il problema di fondo nasce, probabilmente, dal fatto che il ministero dell’Economia e l’Agenzia delle Entrate hanno deciso di imporre l’obbligo senza aver prima stimolato alcun dibattito tra le organizzazioni di categoria interessate, gli accademici, il mondo delle professioni. È stata una decisione calata dall’alto, anticipata solo dall’obbligo di fatturazione verso la Pubblica amministrazione. Obiettivo dichiarato la lotta all’evasione Iva.

PERCHE’ SI E’ ESAGERATO

Ora, d’accordo che quando si usa l’argomento della lotta all’evasione l’unico atteggiamento politicamente corretto sarebbe quello di inginocchiarsi con il berretto tra le mani, ma in questo caso forse si è un po’ esagerato. Per avere la trasparenza assoluta e il controllo completo del sistema (da parte delle Entrate) si è imposta una marcia a tappe forzate e carichi assai gravosi sulle spalle dei soliti noti, senza una previa valutazione del rapporto costi-risultati. Sarebbe come dare la caccia alle zanzare usando mitragliatrici, bazooka e lanciarazzi.

IL RUOLO DELLO SPESOMETRO

L’amministrazione finanziaria, con lo spesometro, ha già in formato digitale tutti i dati delle fatture; quindi il valore aggiunto di questo adempimento è semplicemente quello di avere i dati tre o sei mesi prima. Difficile pensare che questo cambi le prospettive e gli scenari della lotta all’evasione: chi fa il nero continuerà a fare il nero. Chi utilizza strumenti sofisticati, come transfer pricing, spostamento di sede o di residenza, complesse operazioni societarie, continuerà a farlo, con o senza fatturazione elettronica.

LA PROPOSTA

Ma ormai la macchina è avviata ed è difficile pensare di fermarla. Però si è ancora in tempo a introdurre qualche modifica, per evitare deragliamenti. Molti stanno chiedendo una maggior gradualità nell’entrata in vigore dell’obbligo e una semplificazione e riduzione dei dati richiesti. Si potrebbe anche, per coerenza, innalzare la franchigia Iva fino a 100 mila euro, come raccomandato anche dalla Commissione europea. Ora tutto è nelle mani del prossimo governo e dei nuovi equilibri politici che si andranno a consolidare.

(articolo pubblicato su Italia Oggi)

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