Economia

Vi svelo le bufale sugli incassi del fisco per la fattura elettronica

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fattura elettronica

La cosa più sconvolgente è la totale omissione da parte della stampa delle altre voci, ben più importanti rispetto a quella relativa alla fatturazione elettronica, che hanno contribuito alla crescita delle entrate tributarie. L’analisi di Giuseppe Liturri

 

Non so se le fake news siano una caratteristica della nostra epoca o ci siano sempre state. È d’altronde difficile districarsi e poter approfondire, risalendo alle fonti, tutti i temi che ci vengono sottoposti quotidianamente.

Tuttavia, quando ascolto notizie relativi a temi di cui mi occupo professionalmente, risulta più facile e rapido verificare la qualità del lavoro di chi ci informa. Così, quando agli inizi di luglio, mi capitò di leggere titoli roboanti sull’aumento delle entrate tributarie (IVA in particolare) avvenuto grazie all’adozione dal 1 gennaio 2019, della fattura elettronica, guardai subito la notizia con grande sospetto e mi ripromisi un approfondimento. Il tradizionale periodo di ferie aveva fatto cadere nel dimenticatoio quel buon proposito, ma poi lo scorso 20 agosto ci ha pensato il Senatore Matteo Renzi a ricordarmelo nuovamente.

Infatti, durante l’infuocato dibattito parlamentare seguito alle comunicazioni del Presidente del Consiglio Conte che annunciava le sue dimissioni, il Senatore toscano si appuntava sul petto la medaglia dell’aumento del gettito tributario avvenuto grazie all’adozione della fattura elettronica, frutto dei provvedimenti dei precedenti Governi sostenuti dal suo partito. A quel punto il buon proposito non poteva più rimanere tale.

Sono andato così a recuperare il testo dell’audizione del direttore generale delle Finanze, Fabrizia Lapecorella, avvenuta il 16 luglio 2019 davanti alle Commissioni bilancio di Camera e Senato, uno dei documenti più recenti ed aggiornati sui saldi di finanza pubblica ed entrate tributarie, che ha costituito la base per il varo del disegno di legge di assestamento del bilancio 2019.

E le sorprese non sono mancate. Si parte con la constatazione che la crescita effettiva dei primi mesi del 2019 è stata superiore a quella prevista nel DEF di aprile. Allo stesso modo le previsioni di spesa e di entrata si sono dimostrate estremamente prudenziali, al punto che a legislazione vigente si può prevedere un minor deficit/PIL pari a 0,3%, portando così il dato originario del DEF dal 2,4% al 2,1%.

E già su questo punto ci sarebbe da riflettere, considerato il silenzio della stampa, sempre pronta a gridare allo sfascio dei conti.

Ma la scena madre deve ancora arrivare. Sempre secondo il direttore Lapecorella, il miglioramento dei saldi contenuto nella proposta di assestamento è pari a circa € 4,9 miliardi, quasi interamente attribuibile a maggiori entrate.

E quali sarebbero queste maggiori entrate? Tenetevi forte. Per metà si tratta di entrate extra tributarie, cioè i maggiori dividendi ricevuti da Banca d’Italia (che detiene titoli pubblici italiani acquistati nell’ambito del programma di Quantitative Easing, su cui incassa interessi che rigira allo Stato come dividendi. In questo modo circa 1/5 del debito pubblico genera interessi che poi tornano nelle casse statali) e da società partecipate pubbliche.

L’altra metà, circa € 2,5 miliardi sono entrate tributarie. A questo punto ci si aspetterebbe di trovare l’IVA a fare la parte del leone. Niente di tutto ciò.

Si parte con 475 milioni di maggiori entrate per il lotto, ‘presumibilmente correlato, oltre che alle fisiologiche fluttuazioni nel comportamento dei giocatori, anche agli effetti delle limitazioni alla pubblicità delle scommesse on line, prevista dal decreto Dignità’ (avete mai letto qualcosa in proposito sui giornali?).

Si prosegue con €400 milioni per maggior IRPEF sui redditi da lavoro, in incremento del 3,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, contro un incremento previsto del 1,3%. Tale ‘… miglioramento è coerente con un rafforzamento del mercato del lavoro che, in base alle ultime rilevazioni dell’Istat, relative a maggio, registra una crescita dell’occupazione di 92.000 unità rispetto ad un anno prima (pari ad un aumento percentuale di +0,4%)…Hanno probabilmente inciso su questo miglioramento, avvenuto in un contesto di crescita piuttosto debole, le misure contenute nel decreto Dignità, che hanno determinato una progressiva regolarizzazione di posizioni precarie e probabilmente anche una erosione di quelle irregolari, e i provvedimenti a favore dell’occupazione giovanile, femminile e dei lavoratori ultracinquantenni…’

Anche in questo caso, silenzio tombale sui giornali. Ma come? Le entrate IRPEF salgono in un contesto di crescita debole e tutti zitti? Dove sono i titoloni?

Arriviamo all’IVA, il cui gettito è cresciuto nel periodo gennaio/maggio del 4,6%, contro una previsione contenuta nel DEF del 2,8%. Tale crescita è prevalentemente attribuibile alla fattura elettronica, anche se in un altro intervento la stessa Lapecorella aveva sottolineato l’importanza dell’intero pacchetto di misure per contrastare l’evasione IVA (Split payment, reverse charge, comunicazione dati e liquidazione periodica). Ma sapete quanto vale tale previsione di maggiore entrata? €300 milioni. Si, il 6% circa dell’intero aumento delle entrate. Ma i titoli dei giornali sono stati solo per questa voce. Vale la pena di aggiungere che la previsione di gettito derivante dall’introduzione della fattura elettronica era pari a circa €2 miliardi. Ma, e questo è sfuggito a tutti, i precedenti provvedimenti (tra cui spicca la comunicazione dati fatture, detto spesometro) prevedevano già un maggior gettito di circa €2,8 miliardi per il 2019, ben superiore a quello previsto per la FE. Quindi, per effetto delle maggiori entrate dei primi mesi del 2019, tale previsione di entrata viene incrementata di soli €300 milioni e non di alcuni miliardi, come fantasticato sui giornali in proiezioni smentite dal documento del Ministero che sto commentando.

Ma terminiamo i conti. Manca poco. La voce più importante è pari a €1.000 milioni proveniente dalla chiusura di un accertamento con adesione con un importante gruppo italiano. Chiudono l’elenco altri €300 milioni derivanti dal buon andamento del gettito per la chiusura delle liti fiscali pendenti, arrivando così a circa €2,5 miliardi.

Insomma, l’adozione della fattura elettronica ha causato il miglioramento delle entrate tributarie nella stessa misura in cui, parafrasando la celebre frase del film Johnny Stecchino, il traffico è un problema per Palermo.

Ma la cosa ancora più sconvolgente è la totale omissione da parte della stampa delle altre voci, ben più importanti, che hanno contribuito alla crescita delle entrate tributarie:

  • Era forse sconveniente far sapere che il decreto Dignità stava portando dei risultati in termini di lotta al precariato ed all’irregolarità?
  • Era forse altrettanto sconveniente far sapere che, con un solo accertamento con adesione, lo Stato stava incassando 1 miliardo di maggiori imposte? Avrebbe rovinato la stantìa e vecchia retorica della lotta all’evasione tutta incentrata sull’idraulico che non rilascia la ricevuta?

La grancassa doveva suonare a favore della fattura elettronica, provvedimento che ha posto a carico di milioni di italiani una serie di costosi adempimenti con un notevole sacrificio della privacy denunciato anche dal Garante.

C’erano numerosi politici, sparsi in tutti i partiti, che si erano esposti molto sull’argomento e che avevano fretta di recuperare consenso. Ma la gatta frettolosa ha fatto, come spesso accade, i gattini ciechi.

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