Energia

Saipem 12000, tutti gli ultimi dettagli sulla nave Eni bloccata dalla Turchia

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Fatti, dettagli e posizione della nave italiana Saipem 12000 bloccata da una unità di marina turca. L’approfondimento di Giusy Caretto

Sabato 10 febbraio un’unità militare turca ha bloccato la nave Saipem 12000 impegnata, per conto di Eni, in attività di perforazione all’interno della Zona economica esclusiva (Zee) dell’Isola di Cipro. L’equipaggio è bloccato in mare aperto in attesa che si sblocchi la situazione. La Farnesina è a lavoro per trovare una soluzione diplomatica, ma la questione non è certo così semplice.

COS’È SAIPEM 12000

L’imbarcazione SAIPEM 12000 è una nave costruita nel 2010 che naviga attualmente sotto bandiera della Bahamas. Ha una lunghezza totale di 228m e larghezza massima di 42m.

COSA FA SAIPEM

E’ una drillship, ovvero una nave mercantile progettata per l’uso in perforazioni esplorative in mare aperto di nuovi pozzi di petrolio e gas. La Saipem 12000 ha in programma attività di perforazione per conto di Eni nel blocco 3 nelle acque della Zona economica esclusiva della Repubblica di Cipro (siamo ad est dell’Isola, nella zona di mare prospiciente la Repubblica Turco Cipriota del Nord (RTCN) – riconosciuta solo da Ankara).

gasCOSA E’ ACCADUTO

Un’unità di marina militare turca ha obbligato all’alt la nave mercantile. Saipem 12000 “ha dovuto interrompere il viaggio verso una nuova location da perforare in quanto bloccata da alcune navi militari turche con l’intimazione a non proseguire perché sarebbero in corso attività militari nell’area di destinazione”, spiega una nota del Cane a sei zampe. L’equipaggio Eni ha “prudentemente eseguito gli ordini e rimarrà in posizione in attesa di un’evoluzione della situazione”.

UNO SMACCO ALL’ITALIA

Ad essere interessate dalla mossa turca sono due aziende italiane, Eni e Saipem (proprietaria della nave). Gli azionisti di controllo di Eni con il 30% sono il ministero dell’Economia (4,34%) e Cassa depositi e prestiti (25,76%). Saipem, invece, è partecipata per il 12% da Cdp Equity e dall’Eni stessa per il 30%.

Turchia

UNA MOSSA PREANNUNCIATA

La questione non è certamente nuova. La Turchia occupa militarmente la zona nord di Cipro dal 1974 e, secondo le politiche di Erdogan, qualsiasi nuovo giacimento scoperto nelle acque di Cipro andrebbe condiviso con il governo filo-turco. Grazie alla ricchezza di idrocarburi delle acque limitrofe a Nicosia, la Turchia vorrebbe mettere fine alla dipendenza energetica di Ankara.
Anche in occasione della visita in Italia, Erdogan incontrando in Italia Sergio Mattarella e Paolo Gentiloni aveva espresso le sue preoccupazioni sulle future esplorazioni: “I lavori (di esplorazione) del gas naturale in quella regione rappresentano una minaccia per Cipro nord e per noi”, ha sottolineato il sultano.

ALLA RICERCA DI UNA SOLUZIONE DIPLOMATICA

Ieri la Farnesina ha comunicato di essere impegnata per risolvere diplomaticamente la vicenda. Il Ministero degli Esteri, secondo quanto appreso, sta esperendo tutti i possibili passi diplomatici per risolvere la questione.

I RISCHI

Se la diplomazie non dovesse bastare, ora il rischio è che la questione sfoci in un’escalation della tensione tra Cipro e Turchia, anche se da Nicosia arrivano parole rassicuranti.  “Stiamo gestendo la situazione per evitare qualsiasi escalation”, ha sottolineato il presidente della Repubblica cipriota, Nicos Anastasiades.

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