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Arduino, rivoluzione per la più amata dai Makers

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Arduino

Arduino cambia, diventa grande. E lo fa per rispondere alle nuove esigenze di una comunità mondiale che ha contribuito a creare: quella dei Makers.

Federico Musto è il nuovo amministratore delegato di Arduino, la realtà italiana che più di tutte ha contribuito all’ecosistema mondiale dei ‘makers’, che grazie a queste schede elettroniche realizza robot, dispositivi per l’Internet delle cose e indossabili, motori della cosiddetta terza rivoluzione industriale.

Alla guida di Arduino Musto succede anche al co-fondatore Massimo Banzi come ‘testimone’ della scheda alla quale è stato dato il nome del Re d’Italia del 1002 d.C., ma anche quello del bar di Ivrea dove si riunivano i componenti del gruppo originario che l’hanno realizzata.

Arduino, come spiega Musto in una intervista all’ANSA, cambia: “Da oggi la realtà industriale che era il gruppo Arduino cambia perché il mercato dei ‘makers‘ non è più quello che era ai tempi del bar di Ivrea e sulla scena ci sono in gioco oggi player importanti come Intel e altri colossi internazionali. Noi rimaniamo fedeli a ciò che siamo stati sin dall’inizio, una società che produce software e hardware open source, ma è necessario avere una dimensione internazionale che sia in grado interagire con questi gruppi”.

Arduino nasce nel 2005, ha venduto nei primi tre anni 50 mila schede, affermandosi nel settore dei maker e attirando l’attenzione di Brian Krzanich, che appena divenuto ad di Intel ha concluso un accordo con la Arduino per realizzare la scheda Intel Galileo, alla fine del 2013.
“L’accordo di Intel ha avuto un effetto domino, dandoci visibilità e attirando su di noi l’attenzione di altri gruppi che ci hanno contattato per realizzare dispositivi con la nostra tecnologia, come per esempio Bosch. Questo ci ha fatto capire che ci serviva una marcia in più.

Oggi la produzione di Arduino continua ad essere italiana ma abbiamo aperto filiali a Shanghai, in Giappone e negli Usa e quei mercati ci permettono di poter crescere nonostante la stagnazione e la crisi europea”. Le schede Arduino, alle quali si affianca un software open source studiato per consentire di programmare il computer anche a chi è a digiuno di programmazione, hanno aperto un mondo di possibilità legate a progetti realizzabili a basso costo di robot, dispositivi indossabili e applicazioni per ‘Internet delle cose’.

Arduino e i Makers: storia di un successo

La storia del successo di Arduino, capostipite dell’hardware opensource, che ognuno può programmare ed impiegare come vuole, è legata a doppio filo con la storia del movimento Makers, e con il nuovo “artigianato digitale”.

Come spiega il nuovo AD di Arduino Federico Musto “Nelle fiere dei makers si vedono progetti davvero per tutti i gusti. Uno di questi, che ho visto a New York, usava la scheda per rilevare unità e temperatura del terreno di una pianta di pomodoro, per innaffiarla quando era secca, inviando anche una foto della pianta via email al proprietario. Ma i maker sono davvero di tutte le ‘taglie’: ho visto bambini esporre accanto a ingegneri e con eguale entusiasmo e determinazione”.

Arduino in principio era pensata per scopi didattici. Oggi nel catalogo Arduino ci sono più di 80 prodotti, “che saranno sempre di più, grazie a nuove tecnologie e nuove schede che in parte sono disponibili già oggi, in un orientamento che segue le richieste del mercato, in particolare nei settori educational e della domotica. Quest’ultima sta avendo un grande sviluppo. E il software open source che le accompagna e che permette oggi una programmazione tradizionale presto sarà sempre di più mobile e wireless”.

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